In una settimana in cui il calcio italiano ha rialzato la testa con le due ottime partite esterne degli Azzurri (il 4-1 alla Turchia e il meritato pari con la Francia) le notizie che vengono da Oltremanica fanno cambiare prospettiva su quella Premier a lungo considerata un modello di spettacolo e organizzazione. Nel mirino della Giustizia sportiva inglese c’è il Manchester City che ha inanellato uno straordinario ciclo vincente nel settennato fra il 2011 e il 2018 sotto l’egida della proprietà araba e la guida di tre tecnici molto famosi, ultimo dei quali Pep Guardiola. Ma alla prova dei fatti la realtà appare ben diversa: al termine di una lunga indagine il verdetto della Commissione Indipendente ha giudicato il club colpevole per aver violato in modo sistematico le regole del Fair Play Finanziario addirittura per un decennio: i capi di accusa sono 114 e 900 i milioni di sterline «nascosti».
Le contestazioni al City
Il quadro che è emerso delinea una strategia finanziaria occulta fondata su contratti “fittizi” e bilanci alterati per aggirare i tetti di spesa. Sono 80 le violazioni accertate per contratti di sponsorizzazione fasulli che coprivano invece finanziamenti diretti della proprietà (la Abu Dhabi United Group). Nel quadro accusatorio le contestazioni per mancata collaborazione sono 35 per non aver fornito documenti, per ostruzionismo e per testimonianze non veritiere. Davvero un quadro con poche chance di difesa. Secondo la relazione tecnica della Commissione, l’entità del danno è enorme e arriva appunto alla somma monstre di 900 milioni di sterline (oltre un miliardo di euro) ovvero i ricavi gonfiati artificialmente e i costi occultati durante le 9 stagioni sotto esame dal 2009 al 2018.
La dinamica del raggiro decennale del City
I contratti con i partner commerciali arabi erano in realtà coperti finanziariamente in larga parte direttamente dalla società e quindi se i bilanci fossero stati registrati correttamente, il City non avrebbe rispettato i parametri di spesa imposti da Premier League e dalla UEFA per una cifra definita “estremamente sostanziosa”. Mentre la colpevolezza è stata formalizzata, le sanzioni non sono ancora state stabilite e verranno definite in una successiva udienza a porte chiuse. Gli esperti di diritto sportivo e i media inglesi delineano ora scenari pesantissimi per i Citizens. Si va da una penalizzazione record in classifica (fra i 40 e i 60 punti di penalizzazione da scontare nel campionato in corso) alla retrocessione d’ufficio con l‘esclusione dalla Premier League e il declassamento forzato in EFL Championship.
Il palmares del periodo nel mirino della Giustizia
In quel periodo il City ha vinto ben 13 trofei, il primo dei quali con l’attuale allenatore della Nazionale italiana, quel Roberto Mancini che volò in Inghilterra nel 2009 dopo l’esperienza all’Inter: il Mancio arrivò al titolo due anni più tardi – nel 2011/12 – imponendosi peraltro di un solo punto all’ultimo secondo dell’ultima giornata grazie a una giocata di Balotelli che mandò in gol Aguero al 94’ dopo il pari di Dzeko arrivato al 92’. Il City affrontava il Queens Park Rangers quart’ultima in classifica e a rischio retrocessione, mentre lo United giocava (e vinse facile) in casa del Sunderland, squadra di medio-bassa classifica. Al 92’ perdeva 2-1 contro un Qpr in 10 per una espulsione, ribaltò il match in 2 minuti e vinse il titolo davanti ai cugini dello United.
Per i Citizens seguì poi la Premier vinta due anni più tardi con in panchina Manuel Pellegrini (stagione 2013/14) e gli altri 2 titoli con Pep Guardiola (2017/18 con il record di 100 punti e poi l’anno seguente). Ma in bacheca sono finite pure 2 FA Cup, 4 Carabao Cup e 3 Supercoppe inglesi (la Community Shield): in totale appunto 13 trofei. Non rientra nel periodo sotto indagine la Champions vinta contro l’Inter nel 2023 anche se la rosa era ovviamente quella costruita con quella serie impressionante di raggiri finanziari. Non c’è comunque alcuna possibilità di revoca di quel titolo.
La reazione del City «deluso e sorpreso»
L’ad del club, Ferran Soriano, ha inviato un messaggio allo staff definendo le accuse come una “teoria del complotto della Premier League” e ribadendo la totale innocenza della società. In una nota stampa, il Manchester City si è detto “deluso e sorpreso”, dichiarando di possedere “prove inconfutabili” e promettendo una battaglia legale implacabile in ogni sede opportuna. I legali del City hanno quindi depositato il ricorso, congelando temporaneamente l’applicazione di qualsiasi sanzione sportiva immediata.
Ecco il testo completo del comunicato di “difesa”: «Il Manchester City Football Club conferma che alle ore 19 del 1° ottobre ha presentato ricorso in appello contro il parere della Commissione della Premier League, in relazione alla questione disciplinare. La posizione ferma del Club è che, per molteplici motivi, il parere contiene evidenti errori materiali, di diritto, di principio e di fatto, e pertanto non è sicuro. Il Club è innocente delle accuse mosse dalla Premier League ed esiste una vasta mole di prove inconfutabili a sostegno di tutte le sue posizioni in relazione a questo caso. Continueremo a rispettare il giusto processo e siamo necessariamente limitati in ciò che possiamo dire ulteriormente fino al completamento di tutte le procedure».
Il Caso “City” farà scuola

Si apre così il secondo tempo di una partita giudiziaria destinata a cambiare per sempre il calcio inglese: comunque vada a finire lo strapotere finanziario delle squadre d’Oltremanica è fortemente minato e qualcosa pare muoversi anche in Francia e in Spagna anche se con esiti meno eclatanti. Ma c’è da scommettere che il “caso City” farà scuola.









































































