Il Maestro veneziano Alessio Nardin è ormai riconosciuto come uno dei maestri internazionali del teatro: la sua esperienza che lo ha visto come regista e pedagogo a Dubai, Brasile, Parigi e Spagna ora è trasportata per tutto il mese di agosto al Cairo. La tappa egiziana sarà l’occasione per portare la sua visione artistica al 33° Festival Internazionale del Teatro Contemporaneo del Cairo, dove attualmente sta lavorando con attori locali per presentare il 2 settembre al prestigioso “National Arab Music Institute” del Cairo una performance basata su Goldoni.
Un Goldoni particolare

Un viaggio lungo e particolare quello di un Goldoni da Venezia al Cairo, una conferma del talento e del riconoscimento dell’artista veneziano. Nardin è stato convocato a maggio a Parigi per lavorare con gli attori del Ministero della Cultura francese ANFDAS, a giugno alla ESAD Accademia Nazionale di Spagna per tenere una Masterclass ed ora per tutto agosto, al 33° Festival Internazionale del Teatro Contemporaneo del Cairo. Il regista veneto sta sviluppando e creando uno spettacolo basato sulle drammaturgie goldoniane con un gruppo di 11 attori professionisti egiziani selezionato su un casting di oltre 500 attori provenienti da tutta l’Africa nord-occidentale. Il lavoro che Nardin sta svolgendo si incentra particolarmente sul ruolo del corpo e dell’azione fisica nel teatro contemporaneo. Partendo dalla tradizione europea della biomeccanica teatrale, guida gli attori utilizzando anche tecniche legate alla maschera.
Perché portare in un autore come Goldoni in questo festival?

“Portare un autore come Goldoni in una forma sperimentale ad un Festival così prestigioso è per me una sfida artistica molto interessante. Non sto pensando ad un Goldoni tradizionale, ma ad un Goldoni che trova nel corpo prima ancora che nella parola la sua natura: come Goldoni stesso faceva, sto cercando di creare un linguaggio che va oltre la parola comune per cercare la parte poetica e sonora della parola. Per questo il corpo diventa la base, come una penna e il palcoscenico un foglio bianco su cui l’attore deve comporre una nuova scrittura goldoniana. Una “ri-scrittura del corpo”.
Lo stesso si può dire della maschera a cui lei fa spesso riferimento? E poi quanto sia in Europa come in Africa cosa è indispensabile per il teatro?

“Lo stesso vale per la presenza della maschera: maschera e corpo si incontrano per dare forma ad una nuova vita. Incontrare “paesaggi” artistici differenti, trovare un “materiale grezzo” scevro da pregiudizi o schemi occidentali, conoscere ed accogliere una parte della cultura teatrale di un altro continente è fondamentale in un lavoro come quello che sto svolgendo al Cairo. Alla domanda cosa in Europa come in Africa possa essere davvero indispensabile per il teatro rispondo dicendo che desidero dedicarmi solo a ciò che è elementare e necessario. Credo che nel processo artistico sempre ci debba essere una fase ignota, sfocata, nebulosa: quello è il territorio più fertile, dove possiamo sperare che l’arte si manifesti e possa andare oltre la nostra mediocrità umana”.
Nardin dedica il suo lavoro soprattutto ai giovani, dirige la prestigiosa Accademia Eleonora Duse Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative. Per i contatti: tel. 0415300674 – mail: segreteria@accademiaduse.it – web: https://www.accademiaduse.it














































































Wow! Brava Federica e bravo Alessio.Maurizio Nardib