Ok, i pickpocket o borseggiatori ci sono nelle città di tutta Europa, anche se a Londra hanno cominciato a difendersi con spray rossi sui vestiti dei lestofanti, così tanto per identificarli.
I Pickpocket arrivano anche alle botte
Ma pensare che Venezia ha lo stesso numero di furti in strada di grandi città come Roma, Barcellona, Milano, Parigi, Madrid, ecc. allora il problema si fa serio. Nelle ultime settimane abbiamo assistito alla reazione violenta dei turisti derubati, alle botte e pugni in calle, pardon strada, all’inseguimento tra i ponti di ladruncole che non volevano lasciare il portafoglio appena sottratto.
I metodi dei Pickpocket
In molti si sono attrezzati con occhiali da sole, modello Smart Meta. Poi le immagini vengono diffuse sui social e fanno il giro del mondo. Certo che ai borseggiatori, ovvero una organizzazione mafiosa che va da Lisbona a Budapest, non manca certo la fantasia. E trovano addirittura le aule dei tribunali che giustificano la loro attività maldestra perchè “devono mantenere la famiglia”. Ad un gondoliere (in vaporetto…) sono riuscite a rubare centinaia di euro, approfittando, in pontile Actv dell’urto, o botto, a volte inevitabile, che il vaporetto crea durante l’approdo, un po’ violento. Boom, zac , una frazione di secondo, e i soldi spariscono. Altre invece, con mappe enormi di Venezia in mano, tallonano i turisti a Rialto, poi appena gli ignari bersagliati, scattano distratti l’inevitabile foto ricordo, trac, sparisce il portafoglio. Questa estate sono state centinaia le denunce presentate alle forze dell’ordine.
Ma non c’è niente da fare, secondo la legge, borseggiato-denunciante e borseggiatore-denunciato, devono essere presenti in aula
Lo dico per esperienza, perché a me è capitato di essere bloccato (non rapinato, per carità giuridica), in modo abbastanza violento, davanti al bancomat della mia banca. Tre ladruncoli facevano finta di essere turisti e mi hanno sottratto il portafoglio, con tutti i documenti. Cosa faccio? Li corro dietro? No. Sono più grandi e grossi di me. Vado immediatamente in Questura e mi chiedono i particolari di cosa è accaduto e se riesco a riconoscerli. Certo! Sono tre energumeni che parlano una lingua slava. Ah, eccoli nelle foto segnaletiche. Mi dispiace, dicono le forze dell’ordine, ma non possiamo farci niente. Si tratta di furto con destrezza e non di rapina….
Pickpocket organizzati a bande
“Sono bande organizzate – informa Franco Dei Rossi – un veneziano che da anni denuncia il fenomeno – prima o dopo succederà il fattaccio, ovvero il morto, e allora le istituzioni si daranno subito da fare. Bisogna cambiare la normativa vigente, e poi, diciamo la verità, mettere tutti in galera costa troppo allo Stato e le carceri sono strapiene. Se penso che i borseggiatori hanno i luoghi di raccolta e di alloggio a Chirignago…”.
I posti più pericolosi
I posti più pericolosi di Venezia? Piazzale Roma, Rialto, Piazza San Marco, Stazione e Ponte dell’Accademia. Fatalità. Manca in questi luoghi la sorveglianza continua. A Piazzale Roma, giorni fa, c’erano decine di pickpockets, a due passi dagli uffici dei carabinieri e dei vigili urbani. Facevano finta di fare i turisti con tanto di bambini al seguito. Organizzatissimi. In una sola giornata decine di borseggi. A piazza San Marco, e qui siamo al paradosso, quasi comico veneziano, può succedere che il numero dei borseggiatori superi quello dei turisti…Al Ponte di Rialto, quando i foresti meno distratti, hanno preso a pugni e bloccato a terra i borseggiatori, si è assistito al lancio di pietre da parte delle bande organizzate.
Che fare? Per il momento nulla, salvo guardare su Internet se tra i malcapitati, ci sei anche tu. Magari confuso per turista
“Dje Meda” lo youtuber inglese che va a caccia di borseggiatori sostiene che diffondere le loro immagini è una specie di “punizione” per chi ha commesso un reato. Dice che l’unica cosa di cui il borseggiatore ha davvero paura è la telecamera, sono i social. È il loro punto debole perché il borseggiatore vuole sparire, apparire insospettabile, confondersi nella folla. Per “Dje Meda” pubblicare il loro volto su Internet li rende visibili, riconoscibili. Ma per l’inglese è la legge italiana che lega le mani, occorrono nuove leggi.
Mancano vere regole contro i Pickpocket
Difficile far capire che non ci si può fare giustizia da soli, non si può macchiare di rosso chi si pensa sia uno spacciatore e magari non lo è; che ci sono regole precise e non soltanto italiane che tutelano la privacy e altre per le quali nessuno è colpevole sino a una condanna definitiva. Ci sono regole e leggi che non si infrangono con la vernice rossa. Ma ci sono regole e leggi che devono tutelare il cittadino, il turista, il passante dalla minaccia di borseggiatori spesso violenti, dalla presenza di delinquenti.
Si tratta di trovare la formula giusta che tuteli le vittime e fermi e condanni i colpevoli. Non è un problema di vernice rossa o di inasprimento delle pene, ma della certezza della pena. Ma questo è un vecchio problema della giustizia italiana.













































































