Un viaggio senza confini, sulle antiche rotte percorse dalla Serenissima, per riscoprire una storia che appartiene a tutto il Mediterraneo. È questo lo spirito di “Sulle Rotte delle Malvasie”, il nuovo progetto culturale e geopolitico che intende riportare al centro una delle più affascinanti vicende legate alla storia del vino e delle relazioni tra i popoli: quella della Malvasia, vitigno che da secoli unisce territori, culture e tradizioni. Non si tratta soltanto di una navigazione a vela o di un percorso enogastronomico, ma di una vera e propria esplorazione culturale che mette insieme memoria storica, identità mediterranea, sostenibilità, valorizzazione dei territori e diplomazia culturale.
Il progetto nasce dalla consapevolezza che la Malvasia rappresenta molto più di un vino

È un filo invisibile che attraversa i secoli e collega Venezia al Levante, l’Adriatico al Mar Ionio, l’Italia alla Grecia e all’intero Mediterraneo. Un’eredità comune che ancora oggi continua a raccontare la storia degli uomini, dei commerci e delle contaminazioni culturali che hanno fatto grande la civiltà mediterranea.
Il mito che nasce a Monemvasia

Il viaggio ha preso l’avvio simbolicamente da Venezia per poi ripercorrere le rotte storiche che portarono la Serenissima a fare della Malvasia uno dei vini più prestigiosi d’Europa. Le origini conducono a Monemvasia, il borgo medievale greco affacciato sul Peloponneso dal quale deriva il nome stesso della Malvasia. Da qui, nel Medioevo, prese forma una delle più fortunate vicende commerciali della storia enologica europea. La Serenissima seppe infatti trasformare questo vino in un prodotto d’eccellenza esportato in tutto il continente.
Già a partire dal XIII secolo la Malvasia divenne un marchio riconosciuto e apprezzato dalle corti europee. Tra i suoi estimatori figuravano Riccardo III d’Inghilterra, il re di Francia Giorgio Plantageneto, oltre a personalità come Lutero, Dumas, Guy de Maupassant e Leonardo da Vinci. Anche Venezia conserva ancora oggi numerose testimonianze di questo legame. Calli, ponti e antiche osterie richiamano il nome della Malvasia, memoria di un commercio che contribuì a rendere la città uno dei più importanti crocevia economici e culturali del Mediterraneo.
Il mare come memoria e cultura

Il mare, nel progetto “Sulle Rotte delle Malvasie”, non è soltanto uno spazio fisico, ma un vero archivio di civiltà. Per secoli le rotte marittime hanno trasportato merci, ma anche idee, religioni, tradizioni e linguaggi. Attraverso il racconto della Malvasia, il mare torna così a essere protagonista di una narrazione che unisce passato e presente, in cui la storia diventa strumento di dialogo e di conoscenza. L’iniziativa si inserisce inoltre nel più ampio contesto della Blue Economy e della valorizzazione delle eccellenze italiane. Ripercorrere le antiche rotte significa infatti promuovere territori, produzioni, cultura del vino e turismo esperienziale, creando una nuova narrazione del Made in Italy.
La rotta del 2026

Il primo viaggio ha preso il via il 6 giugno da Chioggia e Venezia per proseguire lungo tutto l’Adriatico e il Mar Ionio. Le tappe toccano Caorle, Marano, Trieste, Capodistria, Pirano, Parenzo, Rovigno, Lussino, Zara, Sebenico, Spalato, Sabbioncello, Lesina, Stagno e Ragusa, prima di proseguire verso la Grecia e raggiungere Monemvasia, luogo simbolico da cui tutto ebbe origine.
La navigazione sarà effettuata a bordo del ketch oceanico “Jancris”, imbarcazione di diciassette metri completamente rinnovata e attrezzata per affrontare lunghe traversate.
Un documentario e una testimonianza per il futuro tramit la malvasia

Il viaggio darà vita anche a un documentario della durata prevista di circa trenta minuti, che raccoglierà testimonianze di produttori, studiosi, storici ed esperti, raccontando non solo le caratteristiche dei vitigni ma soprattutto il profondo legame culturale tra Venezia e il Mediterraneo orientale. Il filmato sarà presentato in festival e in luoghi simbolo della cultura veneziana, contribuendo a diffondere una memoria condivisa che appartiene a tutto il bacino mediterraneo.
Un team di esperti tra mare, storia e cultura



Il progetto riunisce personalità provenienti da ambiti differenti. Tra i promotori figurano il giornalista e scrittore Maurizio Crema, autore di numerosi libri dedicati alla Serenissima e ai grandi viaggi; il filmmaker Enrico Stucco, con una lunga esperienza internazionale; Pietrangelo Pettenò, progettista culturale e promotore del Marco Polo Project; Alfredo e Nicoletta Giacon, navigatori e armatori con oltre 140 mila miglia percorse; Renato Carafa, presidente della Lega Navale Italiana – Delegazione Universitaria di Roma, e Patrizia Lavia, vicepresidente di Slow Food Veneto e coordinatrice della Guida Slow Wine per il Veneto. Competenze differenti unite da un obiettivo comune: restituire al Mediterraneo la memoria delle sue radici e raccontare, attraverso la storia di un vino, una civiltà che ha fatto dell’incontro tra popoli la propria più grande ricchezza.
Perché la Malvasia, in fondo, non è soltanto un vitigno. È una storia lunga secoli che continua ancora oggi a navigare tra culture, tradizioni e identità condivise.













































































