Primo provvedimento organico dello Stato dopo l’alluvione a Venezia del 1966, ovvero 60 anni fa: “La salvaguardia delle città e della sua laguna è un obiettivo di preminente interesse nazionale”. La parola “nazione” sta molto a cuore oggi alla prima presidente donna della storia repubblicana (scusa, Cortellesi, ma anche tu hai toppato davanti a Mattarella…). Poi, continua la Legge speciale 171/1973: “la conservazione del patrimonio storico -artistico e il mantenimento della vitalità socio-economica della popolazione residente” è un obiettivo primario. Sic! Dopo la Legge speciale del 1973 seguono le normative firmate in Parlamento, la n.798 del 1984 e la n.139 del 1992 per i sistemi di protezione contro le acque alte. Mantenimento della vitalità socio-economica? Per un centro storico ridotto a circa 47 mila residenti, rispetto ai 150 mila dell’anno della grande alluvione del 1966, sembra una presa per i campielli, pardon, fondelli.
300 milioni per Venezia

Adesso, giorno del Signore 2026, si sta discutendo se i 300 milioni che devono arrivare da Roma, per il completamento e gestione delle opere di salvaguardia, sono di competenza dell’Autorità per la laguna, oppure del Provveditorato interregionale per le Opere Pubbliche di Venezia, ovvero organo periferico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, diretto da Matteo Salvini, vice-presidente del Consiglio, leghista, per pura casualità nato nel 1973, l’anno delle prima legge speciale per Venezia.Ora, mi chiedo, sono in ballo 300 milioni di finanziamenti da Roma per il completamento e la gestione del Mose, ci sono a rischio 200 posti di lavoro tra Consorzio Venezia Nuova, Thetis e Comar, e state discutendo se deve decidere il potere centrale o regionale? Mercoledì 17 giugno a Venezia, organizzato dal prefetto Darco Pellos, si dovrà decidere alle domande inevase da tanti, troppi decenni.
Il commento di Gargano

“Se è vero che molto del lavoro torna in capo al Provveditorato, cosa ne sarà dell’Autorità per la laguna? – si chiede Giuliano Gargano, coordinatore provinciale della Uil Venezia – Che destino avranno il Consorzio Venezia Nuova e la società in house che avrebbe dovuto occuparsi dei sollevamenti e della manutenzione del Mose? Come proseguirà il percorso di composizione negoziata avviato da Thetis? E, soprattutto: quali garanzie occupazionali ci saranno per i lavoratori? Le “quasi certezze” he avevamo raggiunto, tra le quali gli zeri esuberi del personale, sono rimesse in discussione da questa situazione”.
Giuliano Gargano, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, parla chiaro: “Sembra il gioco dell’oca: quando sembri essere arrivato vicino al traguardo, torni al punto di partenza. Ma qui stiamo giocando il destino di centinaia di persone e con la salvaguardia di Venezia, che dal 1973, secondo una legge dello Stato, è “problema di preminente interesse nazionale”.
Il Mose e Venezia
L’Autorità per la laguna è nata nel 2020, il Mose è già entrato in funzione circa 150 volte, facendo risparmiare miliardi di danni ai cittadini di Venezia, Chioggia, Cavallino. Queste tre città metropolitane contribuiscono, tra l’altro, con le imposte di soggiorno e milioni di turisti, a rendere più ricco il nostro Paese. Possibile che per decidere il destino di 200 lavoratori e 300 milioni di finanziamento per il Mose si debba soffrire così tanto?







































