“Ma non è una cosa seria…” è stato il commento a caldo dell’extraterrestre appena sbarcato da Marte che chiedeva gli raccontassero le ultime vicende della Nazionale italiana, quella che ha vinto 4 Mondiali di calcio (meno del solo Brasile) ed è rimasta a casa negli ultimi 3, ovvero dal lontanissimo 2014, preistoria del calcio moderno.
Come ridicolizzare il calcio nazionale
Invece è accaduto proprio di tutto in questa pazza estate calda: il 22 giugno la scelta del “nuovo” presidente federale Giovanni Malagò (ex n. 1 del Coni) che l’11 luglio nomina il nuovo direttore tecnico Paolo Maldini, ex campione e dt del Milan, affiancato dall’advisor e amico brasiliano Leonardo, altro ex con una sfilza lunghissima di ruoli. Sono loro che dovrebbero scegliere il nuovo allenatore e battono alcune strade impervie (Ancelotti & Guardiola in primis) per ricevere altrettanti “No, grazie”. Allora incontrano i giornalisti fra sorrisi e pacche sulle spalle per affermare che ci vorranno minimo 8 anni (sic!) per tornare a vincere qualcosa.
Poi convergono – idea già della prima ora – sull’ex compagno e amico Andrea Pirlo in quella che la collega Monica Colombo ha efficacemente definito una “Pirl Harbour”. Nel 1941 l’improvviso e devastante attacco alla base Usa di Pearl Harbour determinò l’entrata in guerra degli Stati Uniti, qui in Italia la guerra è mediatica e l’ex fantasista di Inter, Milan e Juve viene spazzato via dalle polemiche “russe”, almeno ufficialmente. Resta da chiarire come tutti i vertici federali ignorassero lo sponsor del loro candidato visto che era stato immortalato a Mosca – peraltro con Totti e Materazzi – per siglare l’accordo economico con Fonbet, il sito di scommesse di proprietà del magnate russo Lomakin suo attuale datore di lavoro a Dubai.
Ecco Mancini, storico amico del capo del Vapore. O del vaporetto?
Ed ecco che la vicenda tragicomica segna altre uscite di scena. Se ne vanno i due attori protagonisti – Maldini & Leonardo – dopo un ultimo tentativo per Thiago Motta e si riaffacciano i nomi di due “cavalli di ritorno”. Che da 4 mesi ovvero dopo l’uscita di Gattuso erano sulla bocca di tutti: Conte e Mancini. Il primo risulta gradito a molti club di serie A (ovvero la Lega calcio). Il secondo è storicamente molto amico di Malagò e suo candidato della prima ora. Alla fine della messa in scena l’ultimo atto rivela il prescelto: Roberto Mancini da Jesi, il figliol prodigo fuggito per soldi in Arabia un anno dopo il flop con la Macedonia del Nord. E rientrato dalla porta principale dopo l’ennesimo flop azzurro, stavolta con la Bosnia-Erzegovina.
Quando il calcio nazionale perdeva Mancini per gli Arabi
Era il 13 agosto di soli tre anni fa quando l’allora presidente Figc (Gabriele Gravina) ricevette una pec da Mykonos con cui il Mancio, in ferie dorate, lasciava la Nazionale in braghe di tela per firmare il contratto multimilionario con gli arabi per la bellezza di 50 milioni per due anni. “Una scelta per motivi personali” celiò facendo ridere tutta l’Italia. “Ma poi si è scusato” spiega ora Malagò, facendo piangere chi crede nella parola data e nei valori dello sport.
Va bene che ora di milioni gliene darà certamente meno. Va bene che sarà affiancato da una figura come “Sir” Claudio Ranieri. Ma quanto a gaffes e figuracce il buon Malagò non fa rimpiangere certo i suoi predecessori (Tavecchio e lo stesso Gravina detto “Slavina”). E la scelta dell’amico Mancio – suo sodale al circolo Aniene e in mille eventi mondani – lascia comunque molte perplessità anche tecniche. E non è certamente la svolta invocata da più parti per il calcio italiano.
I tre motivi di ottimismo per il nostro calcio (non di più!)
Per chiudere con una necessaria nota di ottimismo elenchiamo i soli 3 motivi di speranza per questa nostra disastrata Nazionale:


1 – la collaborazione con Ranieri è una garanzia sotto l’aspetto tecnico. Ed è stato peraltro il nostro candidato ct in tempi non sospetti ovvero dopo l’uscita di Spalletti (https://www.enordest.it/2025/06/08/inizia-il-valzer-dopo-il-disastro-italia-la-gente-invoca-san-ranieri/)

2 – peggio di come ha giocato con il Luciano oggi bianconero e poi con Ringhio Gattuso è difficile che possa fare;

3 – con tutti i suoi difetti, soprattutto caratteriali, il buon Mancio è l’unico ad aver vinto qualcosa con gli azzurri negli ultimi 20 anni (Europeo 2021). E ha esperienza da vendere sia a livello di club che di Nazionali. Sarà poi affiancato da un supervisore delle Nazionali giovanili, altro ruolo importante e delicato anche se il nome non è ancora stato ufficializzato.
Buona fortuna a lui e soprattutto all’Italia pallonara diventata una macchietta nel panorama calcistico mondiale.












































































