La sua carriera calcistica è iniziata all’Olimpia di Cittadella quando aveva dieci anni ed è terminata nel….. Cittadella. Nella sua vita ha fatto “cinquina” vincendo ben cinque campionati uno a Treviso in serie D, un altro ad Ascoli con tanto di record di punti per l’epoca (1977-78), uno scudetto all’Inter, e altri due campionati con la maglia del Milan dalla serie B ala A e in Interregionale con il suo Citta. Parliamo di Giancarlo Pasinato, classe 1956, devastante nella fascia destra, metteva tanti cross al bacio per gli attaccanti tanto che un giorno scherzando Spillo Altobelli e Carletto Muraro gli dissero: “datti una calmata, ci fai venire il mal di testa”.
I record di Pasinato
Detiene qualche record: è suo il millesimo gol della storia dell’Inter, 14 settembre 1980 Udinese Inter 0-4 Stadio Friuli; è suo il gol “coast to coast” che nel 1978 permetterà all’Ascoli di arrivare in serie A con largo anticipo (all’epoca la vittoria valeva 2 punti), una rete finita in graduatoria come uno dei gol più belli di sempre. Ebbe un ruolo da protagonista nell’ultima squadra che 45 anni fa vinse il campionato con tutti calciatori italiani, l’Inter di Eugenio Bersellini. Il grande Gianni Brera lo aveva soprannominato “Gondrand” per l’imponente vigoria fisica, era anche conosciuto come “carro armato” per la sua fisicità.
Vinse anche una coppa Italia in maglia nerazzurra, edizione 1981/82
Pasinato, com’era quell’Inter tutta italiana?

“Arrivai nel 1978 c’erano sei sette ragazzi dalle giovanili. Già alla prima giornata del campionato 1979/80 eravamo da soli primi in classifica e ci siamo rimasti fino alla fine. C’è tanto di bello da ricordare , su tutti il gol di Mozzini che ci diede la matematica vittoria dello scudetto contro la Roma a San Siro. Eravamo giovani. Quell’anno poi nacque la mia primogenita”.
Chi era il più forte di quella squadra?


“Difficile dirlo. Alcuni componenti di quella squadra hanno vinto i campionati del mondo. Oriali e Morini erano due lottatori in campo. Eravamo in 13-14 in rosa compresi giovani come Pancheri , Occhipinti e Ambu”
In quegli anni quale è stato il calciatore italiano che più l’ha impressionato? E quello straniero?


“Franco Baresi del Milan già giovanissimo era fortissimo e ha dimostrato di essere uno dei più bravi. Antonio Cabrini, Roberto Bettega e Giancarlo Antognoni. .Non dimentichiamo Spillo e Evaristo Beccalossi che calciava le punizioni di destro e sinistro. Come straniero dico Michel Platini (l’Inter lo aveva bloccato nel 1978!), se ci fosse stato lui nella semifinale di Coppa Campioni contro il Real Madrid nella primavera 1981 forse il risultato sarebbe stato diverso. Nonostante tutto abbiamo sfiorato la finale. Se al Bernabeu Spillo e Muraro avessero ….concretizzato! Non dimentico il belga Ludo Coek sfortunato mancino era bravo nel mettere i compagni a proprio agio. Purtroppo morì giovane in un incidente stradale”
Dopo quello scudetto ci fu la riapertura delle frontiere. All’Inter arrivò l’austriaco Herbert Proahaska. Detto anche “Lumaca”. Si narra che i desideri di Bersellini fossero altri…

“Premetto che Prohaska era forte e tecnico. A centrocampo c’eravamo io, Beppe Baresi, Lele Oriali, Marini, Beccalossi e Mimmo Caso. Forse serviva un difensore in più. Arrivarono dalla C2 due ragazzi con tutto il rispetto non bastavano per affrontare la coppa dei Campioni. Bersellini prima di chiudere con l’Inter confidandosi con lo spogliatoio disse che avrebbe voluto l’attaccante tedesco Horst Hrubesh e Luigi Danova in difesa. E non dimentichiamo che quell’anno esordì Beppe Bergomi che ha dato solo il meglio all’Inter. Poi arrivarono Zenga e Ferri tutta gente che ha fatto la storia in maglia nerazzurra.
Oggi c’è in giro un Pasinato?

“Quest’anno e l’anno scorso guardando le partite mi vedo in Dumfries. Lui però è molto più bravo di me di testa. Ero un esterno che andavo sul fondo e crossavo. Dalla bandierina della mia difesa a quella avversaria correvo tanto”
Pasinato torniamo al 1982: nel passaggio di Collovati all’Inter lei con Canuti e Serena passa ai cugini in serie B. Come è stato accolto visto che vestiva la maglia dei rivali di sempre?

“Fu un anno bellissimo. Allenatore Ilario Castagner che mi voleva anni prima a Perugia. Venni accettato bene e ho fatto dei gol importanti. Quando giochi bene, dai il massimo come ho sempre fatto dove sono stato e vinci, il pubblico ti ama. Poco gli interessa che l’anno prima indossavi la maglia dei rivali”.
E dei suoi allenatori cosa ci dice?

A livello di programma mi sono piaciuti Paolo Bottacin a Cittadella e Vujadin Boskov ad Ascoli dove sono tornato dopo sette anni a Milano ed ero capitano: ti facevano lavorare con la palla. Con Bersellini e Mimmo Renna si lavorava tanto. Idem con Massimo Giacomini a Treviso. Casatgner era una via di mezzo ma con lui avevo un rapporto eccezionale e alla fine anno abbiamo vinto. Poi, quando vinci tutto va bene”.
Pasinato appese le scarpe al chiodo ha subito iniziato ad allenare.

“Quando ho iniziato ad allenare ho portato con me gli insegnamenti di Boskov e Bottacin. Quest’ultimo mi aiutò molto. Nel 91 quando ho smisi Bottacin mi disse “vai a Camposampiero ad allenare ( la squadra si chiamava Campetra)”. Vinsi il campionato di promozione portando la squadra in eccellenza. Per trent’anni ho fatto l’allenatore dei pulcini e giovanissimi ed esordienti”.
Pasinato, ha ancora rapporti con i suoi ex compagni di tante battaglie?

“Tutti gli anni ci troviamo grazie ad Alessandro Scanziani che tiene in contatti con tutti. E’ sempre un momento di gioia”.






































Che bello ed emozionante, ho la fortuna di conoscere Giancarlo e questo servizio bellissimo gli rende giustizia, anche se non ne ha bisogno perché parlano i fatti e le immagini. Di ottimi calciatori in Italia ce ne sono sempre stati tanti, così pure Campioni, personalmente mi piacciono quelli che oltre ad essere molto forti in campo abbiano anche l’umiltà (cosa rara) un valore enorme che Giancarlo Pasinato ha sempre avuto e conservato, erroneamente al giorno d’oggi, tanti pensano che l’umiltà sia una debolezza invece è segno di grande forza.