Aveva portato il Cesena nel 1976 alla qualificazione in Coppa Uefa, per una città non capoluogo un vero e proprio trionfo. Fu anche sulla panchina del Milan, ma venne esonerato dopo 15 partite. Si fece apprezzare soprattutto da allenatore, vincendo due campionati al Como (in C1, nella stagione 1978-79, e in B, nella stagione 1979-80) e alla Reggiana (nella stagione 1988-89 in C1 e nella stagione 1992-93 in B), oltre alla Coppa Italia Semiprofessionisti nel 1973 con l’Alessandria. Il legame più forte, però, lo ha creato con la città di Cesena, dove viveva con la figlia Letizia. Pippo Marchioro ha vissuto una vita intera nel calcio. Proprio al Milan ha fatto il settore giovanile, sognando il debutto in prima squadra che però non è mai arrivato. Il momento di maggiore gloria da calciatore lo ha vissuto in Serie B con la maglia del Catanzaro. A ricordarlo un suo ex giocatore. Giuseppe Accardi, classe 1964, difensore che ha avuto l’allenatore milanese per quattro stagioni tra Foggia e Reggio Emilia. Accardi per anni ha fatto anche il procuratore e ora vive in provincia di Modena.
Accardi, cosa ricorda dell’allenatore Marchioro?

“Di Marchioro ricordo tutto, di lui non dimentichi nulla. Oltre ad essere un grande allenatore, per il suo carattere faceva fatica ad allenare i campioni, era di una moralità fuori del mondo. Permettetemi di esprimermi così: i “cani” li alleni e i campioni li gestisci. Noi siamo diventati con lui dei cani di “razza”. Per lui era difficile accettare questo compromesso morale”.
Al di fuori del calcio che persona era?
“Era simpatico, umile e viveva il calcio a 360 gradi. A Reggio Emilia risiedeva dentro il centro sportivo. Viveva il calcio tutto il giorno. Vicino a dove ci allenavamo c’era la bocciofila e lo trovavi con i tifosi a giocare a bocce. A Reggio Emilia ha creato un miracolo assieme a Renzo Corno il ds e al presidente Ermete Fiaccadori. Quella era la dimostrazione che con gli strumenti della semplicità unita a persone con le idee chiare fai strada. Non come oggi dove ci sono troppe teste pensanti che creano solo confusione”.
Accardi, il modulo di Marchioro?

“Attuava il 4-3-3 ma la forza delle sue squadre è che lui riusciva a creare una sinergia tra gioco e lavoro fisico che le rendeva vincenti, arrivavamo sempre primi sulla palla. Tutti hanno sempre parlato di Zeman, sicuramente bravo, ma Marchioro nel lavoro fisico ci preparava al massimo, tanto sacrificio ma la domenica in campo eravamo dei leoni”.
A Reggio Emilia arrivaste nella massima serie. Che ruolo ebbe Marchioro in questa cavalcata vincente?
“Lui con i giocatori aveva un rapporto incredibile, aveva una grande empatia. I giocatori sono rimasti molto legati a lui anche dopo molti anni. C’era uno spogliatoio che definirei spettacolare e l’ambiente perfetto. Riusciva a farci andare a tremila….”
Accardi, se la ricorda quella squadra?

“A memoria. Dalla serie B alla A avevamo Bucci, Accardi, Zanutta, Corrado, Francesconi, Sgarbossa, Picasso, Scienza, Morello, Sacchetti, Pacione (scartato dal Venezia per problemi alle gambe, ci fece vincere il campionato!). Poi arrivarono, Taffarel, Futre un fenomeno, Nando De Napoli, Padovano, Mateuz ed Ekstroem. Squadra indimenticabile come il mister”.













































































