C’è una scuola italiana che gode di grande popolarità all’estero: è quella degli allenatori. Vale per le squadre di club, ma anche e forse soprattutto per le Nazionali. E’ appena iniziata la kermesse Mondiale oltreoceano e tre nostri tecnici guideranno il Brasile, la Turchia e la matricola Uzbekistan: nell’ordine Carlo Ancelotti, Vincenzo Montella e Fabio Cannavaro. Un po’ di azzurro al Mondiale anche se non direttamente in campo.
Un azzurro molto atteso

Il più atteso è ovviamente “Carletto da Reggiolo” chiamato dalla Selecao per interrompere il digiuno iridato che dura da 4 edizioni del Mondiale: il Brasile infatti soltanto una volta ha “digiunato” per tanto tempo senza vincerlo. Dopo il bis in Svezia e Cile (1958 e 1962) ci fu il terzo trionfo nell’allora Coppa Rimet – era il 1970 in Messico – e un’attesa di 24 anni (finita guarda caso proprio negli Stati Uniti) per tornare sul tetto del mondo. E in entrambi i casi, scherzo del destino, battendo l’Italia in finale: 4-1 all’Atzeca e soltanto dopo i rigori nell’ultimo atto di Usa 1994 a Pasadena.
Un azzurro su una panchina prestigiosa

Per “Don Carlo” – che proprio mercoledì ha compiuto 67 anni – è un’impresa difficile, ma non impossibile: lui è un tecnico vincente capace di mettere in bacheca 31 trofei e una serie di primati assoluti nelle squadre di club: è l’unico ad aver vinto almeno una volta il titolo nei 5 campionati top europei con Milan, Chelsea, Paris Saint-Germain, Bayern Monaco e Real Madrid. Serie A, Premier, Ligue 1, Bundesliga e Liga spagnola sono stati tutti suoi terreni di conquista.
Ed è anche il tecnico più vincente nelle competizioni Uefa, a partire dalla Champions con 5 coppe dalle grandi orecchie portate a casa: 2 alla guida del Milan (2003, 2007) e 3 del Real Madrid, dalla storica Decima del 2014 agli ultimi due successi del 2022 e 2024. Ecco che ora con il Brazil cerca di chiudere il cerchio con il trofeo più prestigioso.
Impossibile non fare un tifo “indiretto” per lui anche se stanotte i carioca hanno impattato contro la Svizzera.
Dove vola l’Aeroplanino Azzurro: squadra giovane con Calha e Yildiz nel motore

C’è però anche Montella ovvero l’Aeroplanino (dal suo modo di esultare dopo i gol) che ha spiccato il volo lontano dall’Italia e guida la Turchia di Yildiz e Calhanoglu. Vincenzo in panchina ha avuto un inizio quasi da predestinato con un sesto posto da subentrante alla Roma e poi una salvezza agevole in A col Catania (2012). Dopodiché, per tre anni, ha chiuso al quarto posto con la Fiorentina, in stagioni in cui – ahi lui – erano garantiti posti in Champions solo alle prime tre. Poi la breve parentesi alla Sampdoria (15°) e i 18 mesi al Milan (sesto posto, poi esonero): da lì ha poi pensato di emigrare con un’esperienza sfortunata a Siviglia e un mediocre ritorno con i Viola a Firenze. Si è quindi rimesso in gioco fuori dai confini nazionali, appunto in Turchia.
Montella sulla panchina della Turchia

Alla guida dell’Adana ha colto uno storico 4° posto nella Süper Lig 2022/23, che portato la prima qualificazione europea del club. Non è stato Montella, però, a guidarli in Conference perché l’ex bomber di Samp e Roma è stato appunto chiamato sulla panchina della Nazionale.
E alla sua prima uscita, i Campionati europei 2024, ha centrato l’accesso ai quarti di finale (meglio di noi usciti agli ottavi con la Svizzera) perdendo di misura con l’Olanda (2-1). È stato comunque il secondo miglior risultato di sempre, dietro soltanto alle semifinali raggiunte dai turchi nel 2008. E quest’anno battendo nei play-off il Kosovo, ha riportato la Turchia ai Mondiali a 24 anni di distanza dall’ultima partecipazione che culminò con un eccezionale terzo posto in Corea (2002). Noi invece abbiamo perso ai rigori con la Bosnia e restiamo mestamente a casa anche se stanotte ha dovuto incassare un inatteso 2 a 0.
Fabio Cannavaro, il “muro di Berlino” con l’Uzbekistan

Dalla notte di Berlino al sogno mondiale in questo mondiale americano, per Fabio Cannavaro quella Coppa del mondo ha sempre un significato speciale. Da giocatore è stato un capitano e trascinatore che con la maglia azzurra è arrivato a vincere il Pallone d’oro nel 2006 dopo il nostro trionfo in Germania. Da allenatore, invece, l’Italia è stata solo una difficile e tortuosa tappa del suo percorso (passato peraltro anche da Udine) poi scandito da panchine in giro per l’Asia. Inizia come vice all’Al-Ahli di Dubai, squadra in cui aveva concluso la carriera da calciatore, per poi trasferirsi al Guangzhou Evergrande, in Cina, dove trova come direttore tecnico il c.t. del suo trionfo mondiale del 2006, Marcello Lippi.
L’esperienza in Cina

E proprio in Cina tornerà qualche anno dopo (al Tianjin in serie B) non prima di un’esperienza in Arabia alla guida dell’Al-Nassr. Ottiene la promozione nella Superleague cinese e da neopromosso, centra il terzo posto in campionato, che vale la qualificazione alla Champions asiatica. Guida per due partite la nazionale cinese, ma soprattutto torna al Guangzhou e stavolta vince il titolo. Nel 2022 fa rientro in Italia e viene chiamato al Benevento, in B, ma viene esonerato.
Due anni dopo, ha la sua prima occasione in A, con l’Udinese, che salva chiudendo al 15° posto. La stagione successiva lo vede debuttare in Champions come tecnico della Dinamo Zagabria. Che manca la qualificazione ai play-off solo per differenza reti nei confronti del Brugge. Infine, nell’ottobre scorso, viene scelto dall’Uzbekistan, già qualificato per la Coppa del mondo, come commissario tecnico. In quello che sarà il suo primo Mondiale da allenatore così come l’esordio iridato per gli uzbeki.
L’Azzurro all’estero

Per lui si parlava di Napoli oppure della Milano sponda Milan ovviamente. Invece Vincenzo Italiano, dopo un grande biennio a Bologna, contro non poca sorpresa ripartirà dalla Turchia. Allenando il Besiktas, con l’obiettivo di colmare il gap con I campioni del Galatasaray. Una scelta che ha spiazzato molti, ma che deve far riflettere: quasi tutti gli allenatori italiani che oggi propongono un gioco nuovo si ritrovano all’estero? E’ il caso anche di Farioli al Porto (neocampione davanti al Benfica di Mourinho), oppure di Maresca al Manchester City. Ma anche di De Zerbi approdato al Tottenham.
Le motivazioni

E ora pure Italiano – ex centrocampista e capitano di Verona e Padova – va all’estero. Anche se non va però negata la componente economica della sua scelta. Al Besiktas, percepirà 6 milioni di euro all’anno, ovvero il doppio rispetto ai 3 che gli pagava il Bologna. Nessun club di Serie A, nonostante il tempo a disposizione per tentare di convincere l’ex tecnico di Spezia e Fiorentina (che portò alla finale di Conference) è stato disposto a investire su di lui. L’aggravante in questo caso è che, rispetto agli altri colleghi citati che hanno stentato a trovare spazio in A, Italiano allenava squadre di vertice da ben 6 stagioni. Tutte condite da ottimi risultati, una precisa filosofia di calcio e un trofeo che una città come Bologna non festeggiava da 50 anni.
Nell’Azzurro anche e soprattutto De Zerbi

Eppure, niente di tutto ciò è bastato per assicurarsi un posto in una big come non era bastato a Gianni De Zerbi, dopo l’ottimo triennio al Sassuolo. E sì che per Italiano il momento sarebbe stato pure propizio. Il Milan è senza tecnico e dopo il flop Allegri dovrebbe cercare di attrarre tifosi quantomeno con il gioco. La Juve (orfana da poche ore dell’ad Comolli) ha cambiato ben 4 tecnici in soli tre anni, il Napoli si è appena congedato da Conte. Ma per un talento come Italiano…. si è fatto avanti con convinzione solo il Besiktas.
Va precisato che il campionato turco sarà pure di secondo piano in Europa, ma permette ampi margini di manovra a chi cerca di proporre un calcio nuovo. Anche il toscano Francesco Farioli aveva iniziato così . Perchè in Italia era stato al massimo il preparatore dei portieri delle squadre di De Zerbi (Benevento prima e Sassuolo poi). Ma la prima occasione da allenatore l’ha avuta in Turchia al Fatih Karagümrük e poi all’Alanyaspor. Da qui si è costruito il salto al Nizza, occasione per far decollare la propria carriera. Poi – a soli 35 anni – la firma con l’Ajax dove, al primo tentativo, ha sfiorato la conquista dell’Eredivisie pur da sfavorito. Ci ha riprovato quest’anno in Primeira Liga, alla guida del Porto, e alla fine ci è riuscito.
Maresca solo ultimo per tempo

Ultimo esempio Enzo Maresca, che nel Belpaese ha fatto appena in tempo ad allenare il Parma in B nel 2021. Esonero dopo tre mesi a metà classifica, ma soltanto un paio d’anni più tardi vince la Championship (serie B inglese) con il Leicester di “raineriana memoria”. Da lì il passaggio diretto al Chelsea diventando campione del mondo per club nel luglio scorso. E ora per lui arriva addirittura l’eredità di Pep Guardiola – di cui è stato a lungo collaboratore – sulla panchina del Manchester City di “sua maestà” Haaland. Re dei bomber che ha determinato l’uscita di scena dell’Italia umiliandoci con la sua Norvegia.
Gli errori di Juve e Milan, decapitati e fuori dall’Europa che conta

L’aspetto più paradossale del “nemo propheta in patria” che marchia in modo indelebile gli allenatori italiani, è che i grandi club in crisi come Juventus e Milan faticano terribilmente ad aprirsi al nuovo. Alla corte degli Agnelli – che hanno appena silurato l’ad Comolli artefice di scelte sciagurate guidate (pare) solo dagli algoritmi – sono approdati in rapida successione i vari Pirlo, Sarri, Thiago Motta. E nella Milano rossonera dopo “Padre Pioli” prima Fonseca e poi Conceicao. A nessuno di loro presunti e auspicati innovatori, a prescindere dai risultati, è stato concesso il tempo per poter raccogliere quanto hanno tentato di seminare. Neppure ad Ancelotti a Napoli, per intendersi: la piantina è stata tagliata ancor prima che spuntassero le foglioline. Al tecnico, pure a quello preso in corsa, si chiede una rivoluzione immediata e di (con)vincere subito. Con risultati che vanno nella direzione esattamente opposta.








































