A Venezia, in Strada Nuova (Cannaregio n. 3659), l’antico Palazzo Mora da alcuni anni è stato quasi integralmente restaurato da Ecc (European Cultural Centre) Italy e ospita ogni anno esposizioni di arte contemporanea ed architettura liberamente accessibili al pubblico. Facilmente raggiungibile a piedi con una passeggiata di pochi minuti dalla stazione di Venezia Santa Lucia oppure tramite vaporetto scendendo alla fermata Ca’ D’Oro, ogni anno in queste sale si alternano i progetti espositivi: “Personal Structures” dedicato all’arte contemporanea italiana ed internazionale, e “Time Space Existence”, che ha ospitato in ciascuna edizione grandi nomi dell’architettura e del design mondiale. Quest’anno, nell’ambito della Biennale Arte 2026, Palazzo Mora ospita fino al 22 novembre prossimo un evento collaterale dal titolo “Gaza – No Words – See the Exhibit”, curato da: Faisal Saleh, Jihan Alfarra, Jan Chalmers, Ibrahim Muhtadi e organizzato da “Palestine Museum US”, con la generosa donazione di molti benefattori.
Gaza in un arazzo

Il progetto, Gaza Genocide Tapestry, è un’opera tessile collettiva realizzata da ricamatrici palestinesi tra Palestina occupata, campi profughi e diaspora. Composta da 100 pannelli ricamati a mano, documenta la distruzione in corso di Gaza dall’ottobre 2023 attraverso il tatreez, pratica tradizionale di ricamo palestinese storicamente utilizzata per esprimere identità e appartenenza.
“Se devo morire” scrisse Refaat Alareer, poeta di Gaza, “tu devi vivere per raccontare la mia storia”.
In Palestina, e nella sua diaspora sparsa per il mondo, le donne palestinesi hanno accolto il suo appello. Mentre le bombe cadevano su Gaza, da qualche parte una donna palestinese passava un filo rosso attraverso un tessuto bianco. Per ogni anima perduta, ogni ospedale bombardato e ogni casa rasa al suolo, una mano ne immortalava meticolosamente il ricordo.
Il progetto, Gaza Genocide Tapestry (Arazzo del genocidio di Gaza) è diventato la risposta collettiva alla supplica di Alareer

Si tratta di un’opera tessile collettiva realizzata da ricamatrici palestinesi tra Palestina occupata, campi profughi e diaspora. Composta da 100 pannelli ricamati a mano – ciascuno di 80×50 cm. e composto da 55.000 punti a punto croce, con un massimo di sette colori – documenta la distruzione in corso di Gaza dall’ottobre 2023 attraverso il tatreez, pratica tradizionale di ricamo palestinese storicamente utilizzata per esprimere identità e appartenenza, così scrive Jihan Alfarra, uno dei curatori, nella sua introduzione alla mostra.
Raccontare Gaza con il tessuto

Separate da centinaia di chilometri oltre 60 donne palestinesi, provenienti dai campi profughi e dai villaggi del Libano meridionale, della Giordania e della Cisgiordania occupata, hanno sfidato confini e frammentazione imposti da decenni di occupazione israeliana per realizzare collettivamente una testimonianza che richiama il mondo a ciò che sta accadendo e a chi lo subisce, legandolo a quanto si sta svolgendo e a chi lo vive. L’arazzo trasforma un linguaggio ereditato della tradizione in una testimonianza materiale di perdita e perseveranza. Ogni pannello registra un frammento del genocidio di Gaza: quartieri cancellati, luoghi simbolo distrutti, esodi e vite spezzate, formando un archivio che resiste all’astrazione.
Un ricamo un ricordo degli ultimi due anni

Ogni ricamo racconta un frammento di questi ultimi due anni: un bambino piange mentre il mondo intorno crolla; una casa che una volta era piena di risate di mamme e bambini ora è in rovina; un uomo va a fuoco e un nonno abbraccia per l’ultima volta “l’anima della sua anima”.
L’opera costituisce l’ultimo capitolo della Palestine History Tapestry, che ripercorre la storia della terra dai tempi neolitici fino al presente. Presenta il ricamo come testimonianza: una pratica lenta e collettiva di memoria di fronte alla cancellazione.

Palazzo Mora, Venezia
Strada Nuova, Cannaregio n. 3659
9 maggio – 22 novembre 2026
Ingresso gratuito
Dalle 10 alle 18, chiuso il martedì







































