Tutti lo definiscono “fenomeno Como”, ma non è affatto un fenomeno: è programmazione frutto di una gestione affidata a tecnici e manager competenti. Per capirlo basta raccontare l’esperienza di un laureato di Ca’ Foscari, Lorenzo Vidotti, che lo scorso anno per i suoi studi di Economia aziendale ha discusso la tesi su “Leadership come motore del cambiamento organizzativo: il caso Como 1907” (relatrice la professoressa Sara Bonesso).
Vidotti e la Laurea

“Quando sono andato a parlare con Cesc Fabregas ho trovato un uomo aperto e disponibile, un grande professionista che non solo si è prodigato nel rispondere a tutte lel mie domande, ma lui stesso me ne ha poste per capire cosa mi avesse spinto a studiare il caso e quale fosse il mio orientamento universitario”. In pratica il campione plurititolato e allenatore ricco e affermato riesce ad arricchirsi dell’esperienza di un ventenne laureando arrivato da Venezia per intervistarlo. “What else?”, cos’altro? ci chiederebbe un noto frequentatore dell’ambiente lariano: l’attore e regista George Clooney.
Un settennato in costante incredibile ascesa

Ma c’è effettivamente dell’altro, eccome. In riva al lago raccontano che gli Hartono 7 anni fa acquistarono la società solo per fare di Como un set televisivo. Il presidente del club, Mirwan Suwarso (top manager del gruppo), ammette: “Volevamo girare documentari sul calcio italiano per la nostra tv indonesiana. Ci siamo chiesti per cosa fosse conosciuta la città a parte il pallone (la serie A era un ricordo di 20 anni prima, ndr)”.
Il percorso del Como
Il percorso è iniziato quindi dai dilettanti (la serie D) per arrivare al massimo palcoscenico continentale nel giro di soli 7 anni. Dal 2019 il Como fa capo al socio unico Sent Entertainment ltd, legato alla holding indonesiana Djarum appunto della famiglia Hartono. Alla guida della holding oggi c’è l’ottuagenario Robert che fino a 3 mesi fa gestiva insieme al fratello Michael, scomparso a marzo. L’impero Hartono deriva dal business nella produzione e commercio delle sigarette kretek (aromatizzate ai chiodi di garofano) sviluppatosi poi con la quota di maggioranza della Banca dell’Asia Centrale. Il patrimonio dell’85enne Robert Hartono supera i 20 miliardi di dollari e quello della famiglia è stimato in circa 43 miliardi.
Un Como che parla straniero

Viste tali cifre i 182 milioni di spese negli ultimi due esercizi (50 l’anno della promozione in A e 132 la scorsa stagione) sono davvero poca cosa per la proprietà. Ma sono un modello di gestione: singolare ad esempio il fatto che la spesa sportiva di questa stagione 2025/26 (ovvero stipendi dei tesserati e ammortamento dei loro cartellini) sia stata di soli 130 milioni di euro ovvero 200 in meno della Juve (che guida tale classifica), di 160 milioni meno del Napoli e di 130 meno dell’Iner che chiude il podio delle squadre più costose della serie A.
Il Como è soltanto nono dietro anche a Milan, Atalanta, Fiorentina e alle due romane: ovvero ha saputo far fruttare molto bene i soldi spesi acquistando giocatori meno cari, ma dal rendimento migliore. Certo, ha pescato oltre i nostri confini visto che la proprietà indonesiana ha scelto un allenatore-manager spagnolo e la rosa – tolte le riserve Goldaniga e Vigorito – è interamente straniera.
Il management parla veneto

Ma non è la nazionalità che conta per gli Hartono, quanto la competenza: amministratore delegato e ceo della società è da quasi 3 anni il manager trevigiano Francesco Terrazzani, ex calciatore (ha giocato nelle giovanili del Treviso, poi nell’Aurora e nel Casier) laureatosi anche lui a Ca’ Foscari e con Master in Strategie per il Business dello Sport (Sbs) conseguito alla La Ghirada. Il manager dei campioni oggi vive proprio a Como. Nel 2023 è stata costituita la Sent Entertainment Italy per coordinare le attività collaterali: si va dall’accademy del calcio ai negozi sportivi, dal digitale al turismo fino al settore immobiliare. E’ ancora a livello di startup, ma già nella prossima stagione assicurerà introiti nell’esperienza europea e si proietta comunque nel futuro fra le prime realtà del disastroto mondo pallonaro del Belpaese.
Un uomo (mai lasciato solo) al comando: Cesc Fabregas

Al di là dei complessi assetti societari è ovvio che gran parte del merito è da ascrivere ai risultati sportivi e quindi tutto nasce dalla coraggiosa scelta – datata 2022 – di ingaggiare un certo Cesc Fabregas, 35enne campione arrivato in riva al Lago come calciatore (dopo una carriera top con Arsenal, Barcellona, Chelsea e Monaco), divenuto peraltro subito calciatore-azionista e quindi tecnico della Primavera l’anno successivo (1. luglio 2023) quindi allenatore della prima squadra (al posto di Longo e ad interim con il gallese Osian Roberts perchè Cesc non aveva ancora il patentino) e poi a soli 37 anni head coach, allenatore capo.
Il crescendo ininterrotto di punti del Como: da 18 a 38 in pochi mesi
Il primo anno in panchina porta a casa un onorevolissimo decimo posto in serie A realizzando soli 18 punti nel girone di andata, ma 31 in quello di ritorno con una salvezza tranquilla a quota 49 punti. Quest’anno sale a 33 punti all’andata e addirittura 38 nel ritorno: un crescendo continuo che vale al Como il 4. posto finale con 71 punti (1 sopra il Milan e 2 sopra la Juve) e appunto il pass per la prossima Champions League. E’ stata la migliore difesa della Serie A (29 gol subiti), nonostante il calcio molto offensivo, e il secondo miglior attacco (65 reti all’attivo) per un +36 di differenza reti finale (il Milan per intendersi ha esattamete la metà: +18).
A tutto pressing

Il Como guida peraltro una speciale classifica del pressing (PPDA): secondo le statistiche ufficiali lascia fare agli avversari una media di soli 9 passaggi prima di un intervento difensivo. Al secondo posto – guarda caso – c’è la Roma di Gasp con poco più di 10 passaggi concessi di media in ogni partita. Giallorossi e lariani sono arrivati al pass Champions anche per questo tipo di atteggiamento che garantisce ripartenze e fasi offensive più numerose delle altre squadre. Poi ci voglionio ovviamente i finalizzatori.
Il rapporto con la piccola città e i Vip allo stadio

I grandi risultati degli ultimi 3 anni hanno creato un solidissimo rapporto tra il club e la città che conta poco più di 80mila abitanti che però diventano 600mila con i 148 comuni della provincia lariana. Una città che ha sempre vissuto il calcio quasi con un certo distacco: ma ora lo stadio Sinigaglia, ampliato fino a 12mila posti e interessato ora da un cantiere per aggiungere l’altra tribuna lato lago, è diventato punto d’incontro di mondi in apparenza lontani. Oltre ai tanti tifosi provenienti dall’estero si sono visti in tribuna Vip personaggi quali Hugh Grant, Andrew Garfield, Keira Knightley e Michael Fassbender, ma anche Adrien Brody, Terry Crews, Jeff Goldblum oltre al già citato George Clooney.
Ma la favola è soltanto all’inizio e la prossima stagione riserverà sicuramente altre sorprese
Uno degli snodi tecnici passa senz’altro dalla conferma del talento argentino Nico Paz che Cesc Fabregas vuole a tutti i costi trattenere e per il quale è entrato in polemica con l’Inter e il suo vicepresidente Javier Zanetti. Ma le alternative a Cesc certo non mancano: Douvikas e Baturina hanno assicurato un bottino di 17 gol in questa stagione, altri 8 reti ha messo a segno la coppia Kempf e Da Cunha. Comunque la rosa lariana avrà innesti importanti in sede di calciomercato e Fabregas saprà fare di necessità virtù: qualcuno vede i lariani come possibili pretendenti al titolo. Se la crescita di punti continuerà (18-31-33-38 quella dei 4 gironi degli ultimi due campionati) sognare diventerà lecito.
Le presunte grandi sono avvertite: aggiungi un posto a tavola che c’è un “nemico” in più.















































































Bellissimo articolo che descrive alla perfezione il “fenomeno Como”. In città non si parla d’altro, la squadra di calcio fa da traino a tutte le attività commerciali di Como. Il Lago è il 12 giocatore. Un progetto internazionale che ha dell’incredibile. Ed è solo l’inizio.