Nel marzo di quest’anno, per i tipi di Nottetempo, è uscito il romanzo postumo di Anna Toscano dal titolo Brava Giulia. Poeta, scrittrice, saggista, studiosa di letteratura con particolare attenzione alle scrittrici, fotografa e docente di italiano per stranieri al Centro Linguistico di Ateneo di Ca’ Foscari (Venezia) è mancata prematuramente l’8 dicembre 2025, a soli 55 anni, senza poter vedere pubblicata la sua ultima fatica letteraria.
Anna lascia un vuoto

Per chi l’ha conosciuta e apprezzata, leggere queste pagine è emotivamente impegnativo: impossibile non sentire in sottofondo la sua voce che scandisce ogni parola, che si sa soppesata con cura e rigore e anche con la precisione che la caratterizzava in ogni cosa facesse. Allo stesso modo impossibile anche non vederci, in quelle pagine, una sorta di testamento, una visione del mondo, delle relazioni familiari, dell’amore e della sofferenza del corpo e della mente, aspetti, tutti, che vengono scandagliati con inesorabile lucidità da tre punti di vista diversi, quelli dei principali protagonisti della storia.
Il romanzo si suddivide infatti in tre parti, intitolate rispettivamente: Giulia (pp, 7-50), Madre (pp. 51-103) e Padre (pp. 105-142).
La prima parte del romanzo

La prima parte è narrata in terza persona, ma utilizzando il punto di vista di Giulia; la seconda parte è concepita in forma epistolare: appunti che la madre, durante la malattia, scrive mentre Giulia si trova a Londra per gli studi universitari; la terza e ultima, un lungo monologo del padre lasciato alla figlia attraverso dei vocali registrati sul cellulare.
La stessa storia, gli stessi eventi di una vita comune raccontati dalla madre e dal padre attraverso la verità di ciascuno, che non coincide quasi mai con quella dell’altro/a: ognuno smentisce l’altro, diventando a poco a poco inattendibile.
Anna e la “sua” Giulia

Giulia nasce in un contesto familiare che vive due realtà molto diverse e collidenti: il padre fa parte di una famiglia di medici, tutti dediti alla scienza, ma non quella «che porta negli ambulatori infimi» ma quella che «conduce in corsie rinomate, lustre, luccicanti, corsie peduncoli di università, di professori, di camici immacolati su scarpe immacolate, in quei cortei con professore seguito da medici, seguiti da tirocinanti, seguiti da caposala: tutti bianchi in corridoi verdini» (p. 54). Una famiglia asettica, fredda e grigia. La madre, invece proviene da una famiglia di imprenditori del tessuto, dediti alla creatività, all’arte, posseduti dai colori, ma anche segnati dalla depressione che sembra trasmettersi di generazione in generazione attraverso prima il nonno, poi il padre.
Uno strano rapporto

Nella prima parte del romanzo il lettore viene a conoscere lo stretto legame che si intreccia tra Giulia e la madre fatto di fisicità, di parole e di condivisione attraverso la fascinazione per l’arte, soprattutto la pittura.
Il padre è una presenza costante, che si percepirà man mano sempre più soffocante, ma praticamente muta: «Da piccola Giulia era convinta che gli uomini non parlassero, che lo facessero solo le donne. Lei faceva un un gran chiacchiericcio con sua madre; quando erano sole loro due, avevano tutto un codice loro: si parlavano con gli occhi, facendosi delle smorfie, disegnando sui muri, cantando.» (p. 9). Con il padre è diverso: «lui comunica facendo e lei risponde agendo» (p.8).
Tra Giulia, la madre e il padre è imperante l’incomunicabilità, e quindi l’incapacità di comprendersi; nelle tre versioni che ripercorrono episodi, viaggi, incontri, relazioni della loro vita insieme, diventa sempre più evidente, andando avanti nella narrazione, che ognuno ha la sua verità e la persegue fino alle estreme conseguenze. Il padre attraverso la sua mania di controllo sulle vite delle altre due, la madre abbandonandosi alle attenzioni del marito, sempre più ossessive, e lasciandosi scivolare in quella che lui ha diagnosticato come malattia mentale.
Nel romanzo evidenti sono i riverberi letterari che richiamano alle passioni letterarie di Anna Toscano

Prima tra tutte quella relativa a Goliarda Sapienza, alla quale ha dedicato molti studi. I nomi di due personaggi, sono con evidenza mutuati da questa scrittrice tanto amata: Nica – l’amica d’infanzia di Giulia – si chiama come la sorellastra e amica di infanzia di Goliarda, e Roberta, – che lavora nella scuola materna frequentata da Giulia – ha lo stesso nome dell’amica e compagna di vicissitudini carcerarie di Sapienza, presente nei libri L’università di Rebibbia e Le certezze del dubbio.
Così anche nell’attenzione che Anna Toscano dedica alla voce delle donne, una voce che deve farsi spazio a fatica in un mondo controllato dagli uomini, si sente l’eco evocato dalla lettura del libro di Alba De Céspedes, Dalla parte di lei. E come non pensare a La lingua salvata di Elias Canetti nel leggere le pagine in cui si racconta della nonna di Giulia che prepara le lingue salmistrate, immagini forti che ritorneranno in un suo incubo che la farà svegliare di soprassalto urlante: tutte quelle lingue si mettono a parlare e per ogni parola esce una rana che salta in bocca alla bambina (pp.28-29).
La vicenda porta anche i segni della pandemia di Covid, un tempo malato, quindi, metafora della malattia che aleggia in varie forme tra le pagine e nelle vite dei protagonisti, un tempo cupo, di chiusura e solitudine, tratteggiato dall’autrice con grande efficacia.
Anna e l’arte

Belli e intensi i momenti che Anna Toscano dedica all’arte, quando racconta le visite di Giulia e della madre alle chiese di Venezia e al Museo del Prado, durante una breve vacanza a Madrid. Di grande suggestione è partecipare con Giulia allo smarrimento, alla fascinazione e all’incantamento che la possiedono davanti a quadri di Artemisia Gentileschi (Nascita di San Giovanni Battista, p. 24 e 95), o di Simon Vouet (Retrato de niňa con paloma, p.92).
Nella sua scrittura, elegante, nitida ed evocativa, si percepisce la sua vena poetica che sa restituire per immagini i sentimenti contrastanti e umani, molto umani, dei suoi personaggi, che si contendono l’amore per la figlia convinti che il proprio modo di accudirla e crescerla sia quello giusto, e quella bambina, come avviene nel racconto di Raymond Carver Meccanica popolare, tra i due litiganti, rischia di spezzarsi.
L’autrice

Anna Toscano (1970-2025) è stata poeta, fotografa e docente. Ha dedicato ampia parte del suo lavoro allo studio di autrici, attività da cui sono nati articoli, libri, incontri, spettacoli, corsi, conferenze, curatele, come le raccolte Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne vol. I e vol. II (La Vita Felice, 2019 e 2022) e le biografie Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza e Con amore e con amicizia. Lisetta Carmi, entrambe pubblicate da Electa nel 2023. Ha collaborato con varie testate e riviste, tra cui “minima&moralia”, “doppiozero”, “Leggendaria”, “Nazione Indiana”, “Rivista Studio”, “Artribune”, “Domani”, “Il Sole 24 Ore”. Ha pubblicato raccolte di poesie: Doso la polvere, Una telefonata di mattina, Al buffet con la morte per La vita felice. La sua ultima raccolta di poesie è Cartografie (Samuele Editore, 2024).
Anna Toscano, Brava Giulia, Milano, Nottetempo, 2026.































Bellissima recensione, grazie!
Grazie a te!