Nasce su www.enordest.it una nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, i miei bellissimi mondi, tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Questa settimana inizieremo con l’intervista ad Alessandra Usai, la più giovane regista e produttrice cinematografica sarda. Buona lettura a tutti! Damiana Schirru
Alessandra Usai è la più giovane regista e produttrice cinematografica sarda, apprezzata e premiata in Italia e all’estero. Nasce 44 anni fa a Cagliari, dove oggi vive col marito Nicola Mennuni, ex manager con la passione per il cinema. Nel 2019 fondano insieme la casa di produzione cinematografica indipendente Nical Films, che realizza prodotti d’autore con particolare attenzione ai contenuti storici, biopic e sociali.

Fin da bambina Alessandra – cresciuta a Villasimius – sogna di viaggiare e di raccontare storie e leggende della sua Sardegna, ma anche di paesi lontani, che vuole conoscere e visitare.
I suoi occhi scuri e vivaci scrutano l’anima antica della sua terra. Ne attingono la forza ancestrale, i valori più sacri. Il cuore è in Sardegna, ma lo sguardo è rivolto oltre i confini isolani.

Anche per questo ho pensato a lei – come figura simbolica di viaggiatrice tra anime e territori – per inaugurare questa rubrica dal titolo “Itinerari”, in cui racconto storie e voci tra Sardegna e Nordest. Dopo aver frequentato il liceo artistico a Cagliari, Alessandra Usai nel 2000 lascia Villasimius per andare a studiare a Milano. Sarà l’incontro con un grande regista veneto – docente all’Università meneghina – a farle cambiare il suo iniziale programma di studi e il corso di tutta la sua vita.
Cosa accade a Milano?

“All’inizio frequento l’Istituto di moda Marangoni. Amo il mondo del fashion design, ma sento sempre più forte il richiamo del cinema. Mi iscrivo all’Università. Nel frattempo lavoro come assistente di importanti stylist, come costumista e comparsa, come telefonista e commessa. Mi sono sempre mantenuta da sola, per pagarmi l’affitto ma anche l’attrezzatura da film maker. Mi laureo in Lettere e Filosofia con specializzazione in Storia del Cinema. Presento una tesi su Michelangelo Antonioni. Si rivela fondamentale il primo esame universitario, che cambia la mia visione delle cose. E’ il corso di regia tenuto da Gianfranco De Bosio, veronese (1924-2022), regista di cinema, TV, prosa e opera, grande studioso del Ruzante (al secolo Angelo Beolco, celebre drammaturgo, attore e scrittore padovano della seconda metà del ‘500). Il metodo di De Bosio e la generosità nel trasmettere i suoi insegnamenti accendono in me il desiderio di diventare regista. Mi iscrivo al corso di specializzazione in Documentario presso la Civica Scuola di Cinema di Milano”.
Qual è stato il suo primo lavoro da regista?

“Nel 2005 inizio con una ricerca antropologica sugli anziani del mio paese, Villasimius. Nel 2008 realizzo il primo vero documentario in una terra che ho sempre amato: l’India. L’opera – di taglio sociale – racconta la storia di una scuola e di tante studentesse bambine salvate dall’educazione e dalla cultura grazie all’impegno di un’organizzazione no profit. Il tema del diritto allo studio, dell’emancipazione, del riscatto sociale e della libertà attraverso la formazione culturale e l’autonomia economica è presente un po’ in tutti i miei lavori”.
Sceglie di trasferirsi a Dublino. Perché l’Irlanda?

“Amo l’inverno, i paesi nordici, i castelli, la musica celtica. Da tempo ballavo le danze irlandesi e sognavo di trasferirmi in quella terra magica. Una volta lì, mi rendo conto che l’Irlanda mi ricorda la Sardegna. I paesaggi rurali e la bellezza delle sue coste, l’anima antica dell’isola, il calore della gente, i valori identitari, i miti e le leggende. Con mio marito ci trasferiamo a Dublino nel 2011. Lì mi sento a casa. Ci vivremo per sette anni. Volevo crescere come film maker, ma per un anno non trovo lavoro. Insegno corsi di cinema a Villasimius. Realizzo documentari antropologici tra la Sardegna e Milano, ma capisco che devo staccarmi dall’Italia per immergermi tout court nella vita e nella cultura dell’Irlanda. Studio per migliorare il mio inglese. Mi iscrivo al college per specializzarmi in montaggio e frequento un gruppo di film maker di Dublino per ampliare le mie conoscenze. Incontro Liam Grant, un produttore che nota il mio documentario girato in India. Inizia tra noi un sodalizio che – tra varie difficoltà e ripensamenti – mi permette di crescere a livello professionale. Smetto di essere quella che fa tutto da sola: ricercatrice, sceneggiatrice, costumista, montatrice, regista, produttrice. Da lui imparo l’importanza del lavoro di squadra, oltre a metodi e strategie su come muoversi nel difficile mondo della produzione e post-produzione. Capisco che non voglio fare solo la regista. E’ in quella fase che divento anche produttrice”.
In Irlanda gira i primi film storici come regista superando tanti ostacoli, a cominciare delle sue paure…

“Nel 2012 dirigo il mio film d’esordio in costume “Ladies of Birr Castle”, un cortometraggio che l’anno dopo si distingue all’Underground Film Festival di Dublino. La passione per la narrazione storica mi porta nel 2014 a scrivere e a dirigere “Ladies of Science”, docu-drama che racconta la storia di due donne pioniere della fotografia e del microscopio, Mary Ross e Mary Ward, vissute in Irlanda in età vittoriana. Mi innamoro della loro personalità. Voglio raccontare con forza la loro storia dimenticata. Quel progetto doveva essere mio. Sapevo che il più grande ostacolo da superare per diventare una regista professionista erano le mie insicurezze. Mi sembrava un sogno più grande di me. Per di più ero donna, giovane e straniera in terra d’Irlanda, in un contesto in cui gli uomini continuavano ad avere più considerazione. In tanti hanno provato a farmi le scarpe, ma mi sono sempre impegnata più di tutti. Per la prima volta avverto senza incertezze cosa voglio fare. Inizio a bombardare di email il produttore. Lo convinco che sono la persona giusta per dirigere il film. Mi assegnano la regia. Lavoro in modo ossessivo su ogni dettaglio per ricostruire la vita delle protagoniste, senza avere a disposizione materiale storico sufficiente. Sento addosso la pressione del ruolo, ma non mi abbatto. Studio, faccio ricerche, recupero materiale prezioso anche grazie al supporto di chi crede in me. Il docu-film ottiene un grande successo e io realizzo un sogno”.
Seguono i primi riconoscimenti internazionali e nuovi progetti tra Irlanda e Italia




“‘Ladies of Science’ riceve riconoscimenti a livello mondiale sia come miglior regia che come miglior documentario. Io passo dall’essere una giovane regista in erba a venire apprezzata e cercata per nuove produzioni. Tra i riconoscimenti più importanti: nel 2015 il Premio Capra per il miglior documentario televisivo al Life Fest Film Festival di Hollywood e il premio per il miglior montaggio al St. Tropez International Film Festival, e ancora il premio per il miglior documentario breve e per il miglior prodotto scientifico-didattico all’International Filmmaker Festival of World Cinema di Milano, dedicato a registi emergenti. Nel 2016 fondo la mia società di produzione irlandese ‘Hypatia pitcures’ e creo un gruppo per promuovere la collaborazione tra donne nel cinema. Nel 2017 dirigo il cortometraggio ‘Jambite’, storia di una giovane nigeriana durante il passaggio dalla scuola secondaria all’università. Zita è bella, intelligente e integrata, ma essere una diciottenne rifugiata politica in Irlanda segnerà la sua vita. Nel 2018 il corto vince il premio come migliore attrice al Festival Internazionale del Cinema di Milano. Questi riconoscimenti mi danno visibilità e maggiore consapevolezza. Nel 2019 fondo con mio marito Nicola la casa di produzione Nical Films con sede a Cagliari. Torniamo in Sardegna e tra il 2019 e il 2020 dirigo ‘Il miracolo dei rei’”.
Questo docu-film sardo da regista le porta altri consensi a livello mondiale

“Sono particolarmente affezionata a questa pellicola, il primo importante progetto girato in Sardegna con una troupe e un casting quasi interamente di attori e comparse locali. Tengo molto a lavorare con persone del territorio e credo nel lavoro di squadra. ‘Il miracolo dei rei’ racconta lo straordinario intervento dei condannati ai lavori forzati – i rei – nella più grande colonia penale agricola d’Italia e una delle più grandi d’Europa, attiva nel territorio di Castiadas dal 1875 al 1956 per bonificare un’area di 6.500 ettari disabitata da 350 anni, malsana, paludosa e malarica. Una storia ancora sconosciuta, che ha visto il sacrifico di tanti uomini e che meritava di essere raccontata. Per realizzare il film, vincitore di un bando regionale, abbiamo dovuto affrontare mille difficoltà: dal Covid – che bloccherà per anni la produzione – ai costi salati, alla burocrazia, che in Italia non da’ tregua. Da noi ci sono troppe regole rispetto all’estero, dove mi ero abituata a lavorare. Concludere il lavoro è stata davvero un’impresa, ma non abbiamo mai mollato. Nel mentre arriva la co-produzione con l’Istituto Luce di Cinecittà, che porta nuova linfa. Il film (prodotto in italiano, inglese e sardo) riceve consensi in tutto il mondo, aggiudicandosi numerosi premi. Viene trasmesso dalla RAI nel 2023 nella versione sarda, che fa il record di ascolti. Entro il 2024 le principali piattaforme di streaming come Amazon Prime Video, Apple TV e Tubi Film acquisiscono il documentario, la cui uscita in DVD è presente nelle più importanti librerie degli Stati Uniti”.
Il suo ultimo film da regista ha come sfondo il Nordest. Ci racconti


‘Oltre la pelle’ è stato interamente girato in Friuli Venezia Giulia tra il 2023 e il 2025. Racconta la missione del medico chirurgo estetico Giuseppe Losasso di Udine, presidente di ‘Smile again’, che per oltre vent’anni viaggia in Pakistan per operare giovani donne sfigurate da attacchi con l’acido, tema che avevo seguito organizzando in Sardegna la presentazione del libro ‘Un’altra vita’ di Filomena Lamberti, prima donna in Italia sfregiata con l’acido dal marito. Abbiamo ricostruito la missione di questo medico che sceglie di mettere il proprio talento al servizio di donne profondamente ferite a livello fisico e psicologico. Avremmo voluto girare in Pakistan, ma per ragioni di sicurezza non è stato possibile. Abbiamo quindi deciso di raccontare la storia attraverso chi ha sostenuto la missione in Italia, dove molte di queste giovani donne sono state accolte e curate. Attraverso materiali d’archivio e momenti evocativi girati in luoghi scenografici come Sella Nevea, Trieste, Udine e Monfalcone, abbiamo ricostruito il percorso del medico e quello di alcune ragazze durante il loro cammino di guarigione. Anche in questo progetto la squadra è composta in gran parte da donne. Una delle danzatrici del film è Marianna Biadene di Venezia, tra le ballerine più famose di danza indiana in Italia. Il film è stato presentato nel 2025 alla Camera dei Deputati su invito di Martina Semenzato, Presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio. E’ stato inoltre presentato al Matera International Film Festival, dove ha ricevuto una Menzione d’Onore, e al Napoli Human Rights Film Festival, dove ha vinto il Premio FICC. Presentato ai Festival Internazionali di Terni e Los Angeles, il film approderà il 13 marzo 2026 allo Iulm di Milano all’interno di ‘Sguardi altrove’, primo festival italiano dedicato al cinema femminile”.
Accennava a possibili progetti collegati al Veneto. Di cosa si tratta?

“A marzo sarò ospite alla presentazione di un progetto di ristrutturazione di un villaggio minerario in Sardegna. L’iniziativa è promossa da un nobile sardo da parte di padre e veneto da parte di madre, Giorgino Asproni, discendente del politico risorgimentale Giorgio Asproni, nato a Bitti nel 1809, amico di Mazzini e Garibaldi, tra le massime figure della storia moderna sarda, autonomista, federalista e repubblicano. Mi ha colpito il fatto che abbia discendenti in Veneto. La connessione mi incuriosisce e mi affascina. Poi c’è un altro interessante progetto proposto dalla scrittrice Eliselle (pseudonimo di Elisa Guidelli), già autrice di ‘S’Ozzastru’, il cortometraggio d’animazione di successo di cui siamo produttori con Nical Films. Eliselle ci ha presentato un dramedy (genere ibrido che fonde elementi drammatici e comici) ambientato tra le colline del prosecco. Anche questa è una storia al femminile, che stiamo proponendo a varie società di produzione. Lo sviluppo dei film è lungo, quindi per ora mi dedico a chiudere i lavori in post produzione, come quello dedicato a ‘Eva Mameli Calvino – La signora dei fiori’, interpretata da Silvia Salvatori. Nata a Sassari nel 1886, naturalista, fu la prima donna a conseguire la libera docenza in botanica presso un’università italiana. Stiamo poi seguendo la pre-produzione del mio primo film fantasy ‘Janasa’, girato tra la Sardegna e l’Irlanda, tratto dal libro dell’antropologa Claudia Zedda. Si parla del mito sardo delle ‘janas’, fate abitanti delle domus, che nel racconto furono sacerdotesse coraggiose e potenti”.
Da regista come descrive il suo cinema?

“Amo raccontare storie dimenticate o sconosciute. Mi piace riscoprire personaggi affascinanti, con vicende importanti. Prediligo spesso le storie di donne. La maggior parte dei miei lavori ha come protagonista una donna: forte, colta, coraggiosa, che cerca una rivincita dalla vita e dal proprio destino. Ho una sensibilità femminile, ma credo molto nella parità e amo collaborare anche con gli uomini. Ho raccontato storie di uomini ne ‘Il miracolo dei rei’, e presto lavorerò anche su altri personaggi maschili. Mi piace raccontate storie di speranza, in cui i protagonisti prendono in mano la propria vita e – attraverso il sacrifico e la determinazione – ce la fanno. Cerco di costruire personaggi positivi, anche quando il contesto narrativo non lo è. In generale, vorrei fare un cinema che ispiri. Mi piace pensare che i miei personaggi possano insegnare qualcosa e lasciare un segno. Il cinema è un mezzo potente e alcune storie devono essere raccontate affinché le persone sappiano. Spesso si tratta di opere realizzate con pochi mezzi, scomode e poco commerciali, ma che raccontano di vicende da trasmettere con coraggio e potenza narrativa”.
Si considera una ribelle?

“Da piccola, in Sardegna, qualcuno mi definiva ‘strana’. Non capivo. Mi sembrava offensivo. Poi ho realizzato che io ero semplicemente me stessa. Libera. Non allineata. Esprimevo il mio parere senza farmi problemi. Non mi adattavo a quello che andava bene a tutti. Se questo vuol dire essere ribelle, allora sì, lo sono. In realtà, non mi sento anticonformista. Ogni individuo ha le sue caratteristiche personali e uniche. Siamo tutti diversi in un mondo che vorrebbe semplificarci e farci apparire tutti uguali. Il punto è avere il coraggio di essere se stessi in una società omologante. Io mi sono sempre spinta oltre gli schemi e i confini, grazie alla mia curiosità e all’amore per i viaggi”.
Cosa le piace, oltre a fare cinema e a viaggiare?


“Amo il caffè americano, il pad thai, il sushi, i profumi turchi e – per chiudere con un tocco di Nordest – adoro il prosecco e sono bravissima a fare i bigoli in saor!”.














































































Bellissima idea vincente, cara Damiana! La storia di Alessandra Usai, amica a me carissima e che stimo molto, mi è piaciuta tantissimo e merita di essere conosciuta e divulgata in larga scala! Brava!!!👏👏
Che dire ho letto tutto come un assetato nel deserto, purtroppo non ho avuto il tempo e il materiale per poter sapere tante cose,adesso che ho 80 anni vorrei tornare indietro ma non è possibile,mi devo accontentare del mio destino,complimenti a tutte due
Un altro regista, una altra artista, che è costretto/a ad andare all’estero per poter esprimere la propria arte … portroppo un altro esempio di come è scesa in basso la nostra cinematografia; e come i giovani migliori della nostra Italia debbano emigrare per trovare lavoro … E’ il segno dei tempi!
Le persone sono importanti. Soprattutto quelle “strane”. Devono essere conosciute. Auguri Damiana.Auguri per questa bella e nuova avventura.
Valerio Pisano