“Prenditi quel pezzo di carta che nella vita ti può aprire qualche strada in più”. Già oltre mezzo secolo fa i genitori tendevano ad indicare ai figli l’importanza dello studio, visto che loro, causa guerre e difficoltà economiche la scuola poco l’avevano potuta frequentare. E’ così anche a Bergamo e nella sua provincia. Una realtà del Nord Italia che,come altre, ha vissuto una profonda trasformazione economica, caratterizzata dal boom economico (1958-1963) che ha visto il passaggio da un’economia prevalentemente agricola a una forte industrializzazione. In questo contesto, le piccole imprese bergamasche hanno giocato un ruolo cruciale, beneficiando della rapida crescita industriale e trasformando il tessuto produttivo della provincia. Da queste parti a Mozzanica, comune che dista ad una ventina di minuti da Bergamo, Adelio Moro, innamorato del pallone conseguirà, come consigliato dai genitori, un diploma all’istituto commerciale che gli avrebbe dato la possibilità di lavorare in azienda, all’epoca in cerca più che mai di personale. Ma la voglia di giocare a calcio superava ogni ostacolo. A 13 anni il ragazzo era già nelle giovanili dell’Atalanta, che come oggi, nel secolo scorso sfornava calciatori …ed anche più di qualche campione.
Il commento di Adelio Moro

“Devo dire la verità, i miei genitori mi hanno lasciato fare quello che volevo. Lavorando facevo più fatica ad allenarmi” – spiega l’ex centrocampista.
A 17 anni l’esordio in serie in Atalanta-Sampdoria correva l’anno anno 1969. Era subentrato nel secondo tempo. All’epoca c’erano solo due sostituzioni. A ventuno anni all’Inter. All’epoca la Dea forniva molti giocatori alla Juventus, ma, ogni tanto, qualcuno cambiava destinazione.
Un bel salto. Ma corrisponde al vero la storia che Sandro Mazzola le impose di tagliarsi i baffi? Il “baffo” nazionale le disse..”ehi giovane qui i baffi li porto solo io””


“Era una battuta. Tra l’altro venni acquistato perché individuato come l’erede naturale di Mazzola viste le mie caratteristiche. Rubare il posto a certi campioni non era un compito facile, era dura ma mi hanno dato tanto. All’epoca erano undici titolari ed in panchina il sottoscritto, Bordon, Oriali e Cerilli ed un giovanissimo Muraro. All’Inter ho bei ricordi, più di qualche volta ho messo la palla nel sacco e mi sono ricavato i miei spazi. Inizialmente ero un trequartista alla Mazzola. Poi ho cambiato giocando da regista davanti alla difesa come Pirlo e Calhanoglu”.
Verona e poi Ascoli. In terra marchigiana un quinquennio da incorniciare per lei. Avete perfino sfiorato l’impresa di arrivare in Coppa Uefa nel campionato 1979-80. A cosa si deve la forza di quella squadra?

“Anni stupendi con grandi risultati. Stravinto un campionato di serie B nel 1977-78 e quel quarto posto con GB Fabbri in panchina. Un Ascoli grandioso in porta c’era Felice Pulici, in attacco uno che non ha certo bisogno di presentazioni Pietro Anastasi. A centrocampo gente tecnica e combattenti come Alesandro Sacnziani, Giampiero Bellotto e in difesa Angiolino Gasparini. Un bel gruppo, un mix di giovani con tanta voglia di fare e calciatori esperti. Allo stadio “Del Duca” le grandi sono state battute tutte. ”
Moro, finita l’esperienza in terra marchigiana per lei era pronta un’altra maglia bianconera: questa volta quella della Juventus. Ma l’intervento di quel vulcanico presidente che amava indossare i calzini rossi complicò tutto…Cosa è accaduto?

“Dovevo andare alla Juve, avevo parlato con l’allenatore Giovanni Trapattoni e l’allora presidente Gianpiero Boniperti. Ma il presidente ascolano Costantino Rozzi voleva più soldi e quindi non andai a Torino. L’affare sfumò e rimasi ad Ascoli”.
Moro, però poi le si ripresentò nella sua carriera Milano, sponda rossonera. Campionato 1981-82, non fu una grande annata con tanto di retrocessione del Milan, la seconda questa volta avvenuta sul campo. Ma cosa è accaduto?

“Un anno difficile, una squadra formata da giovani interessanti, società in difficoltà tanto è vero che siamo retrocessi. Io, Joe Jordan (lo Squalo, ndr!) e Ruben Buriani i più vecchi. Non abbiamo trovato soluzioni per uscire. Quando ti trovi in certe posizioni uscirne è molto difficile. Oggi lo vedo nella Fiorentina..”
Poi Cesena e alla di nuovo Atalanta da dove Adelio aveva iniziato. Un bel palmares con la vittoria di tre campionati di serie B. In totale 14 anni intensi sui campi di A e B.
Moro vuole farci qualche nome di qualcuno dei calciatori più forti che ha affrontato?




“Con la casacca rossonera, settembre 1981 ,siamo alla fine della preparazione estiva. A San Siro amichevole di lusso tra Milan e Boca Juniors. Nella squadra argentina milita un ventenne che si chiama Diego Maradona. Lo hanno detto anche altri miei ex colleghi che è il più forte? Bene, ci sarà un motivo”.
Maradona ok, ormai con questa domanda sfondiamo una porta aperta. Qualcun altro?



In Italia il più forte che ho affrontato è Vincenzo D’Amico: aveva colpi alla Totti e alla Del Piero, grandissimo giocatore. Faceva giocate straordinarie , meritava molto di più, aveva grandi qualità tecniche”
Lei ha allenato la Primavera dell’Atalanta per due anni, quindi è stato secondo di Mircea Lucescu per sei anni a Brescia e a Reggio Emilia. Che ci dice del tecnico rumeno?

“Lui insegnava calcio e a Brescia abbiamo tirato fuori Pirlo oltre ad altri validi giocatori”















































































