Quali allenatori di serie A non arriveranno a mangiare le castagne o il panettone ? Ce lo chiedevamo il 10 agosto scorso https://www.enordest.it/2025/08/10/arrivano-prima-le-castagne-o-il-panettone-scommettiamo-un-po/ fra il serio e il faceto snocciolando le quote degli scommettitori, mai così lontani dalla realtà. Il più sicuro, secondo le quote dei tre principali siti di bookie, era Antonio Conte (quotato a 16) mentre il più a rischio risultava l’ex veneziano Eusebio Di Francesco con l’esonero dal Lecce dato a 2; dietro di lui si piazzavano Davide Nicola della Cremonese (quotato 2.25) e poi Paolo Zanetti del Verona e Alberto Gilardino del Pisa (a 2.50). Quindi i giovani Carlos Cuesta del Parma e Fabio Pisacane che guida il Cagliari.
Prima si aspettava Natale
Alla faccia dei bookie e delle loro avventate previsioni tutti e sei sono ancora sulle loro panchine e anche piuttosto saldamente mentre invece 4 presunti intoccabili sono saltati. E pure Antonio Conte non è proprio così sicurissimo del suo posto. Ma andiamo con ordine. Con una nuova certezza: prima le panchine saltavano a Natale o col nuovo anno, adesso a San Martino. Come accadeva nella vecchia Italia agricola, quando l’11 novembre i latifondisti licenziavano i mezzadri che caricavano le poche cose su un carro e si spostavano. Nel calcio non si butta via niente, soprattutto le tradizioni.
Sorprese nel tempo delle castagne
Quello che sorprende meno nel poker di “Senza Castagne”, ovvero i tecnici trombati già in novembre, è forse l’ultimo in ordine di tempo: Ivan Juric, che dopo i fallimenti e gli esoneri dalla Roma e dal Southampton (peraltro pure retrocesso), chiude il 2025 con il benservito dall’Atalanta e lo fa il 10 novembre proprio come un anno fa con il “foglio di via” ricevuto nella Capitale, dalla sponda giallorossa del Tevere.
Il tecnico croato è stato un azzardo che Percassi, patron bergamasco, ha tentato per il passato di fedelissimo di Gasperini, cercando con Juric una continuità che è invece naufragata via via per finire con il 3-0 incassato dalla Dea contro il Sassuolo a completamento di un palmares che in 11 partite di campionato quest’anno ha visto soltanto 2 vittorie, 7 pareggi e 2 sconfitte ovvero 13 punti su 33 disponibili. Ora il subentrato Raffaele Palladino (reduce da una buona stagione in viola) avrà un compito davvero difficile visto il calendario: esordisce contro il Napoli sabato prossimo poi andrà a Francoforte per affrontare l’Eintracht in Champions e quindi riceverà la “disperata” Fiorentina a sua volta con un nuovo allenatore, Paolo Vanoli (ex Toro e Venezia).
Gli allenatori che non hanno mangiato il San Martino

Il tris degli altri tre esonerati eccellenti è guidato dall’altro croato Igor Tudor che ha preceduto di pochi giorni il francese Patrick Vieira e l’unico italiano: Stefano Pioli. Juve, Genoa e Fiorentina sono state affidate a 3 tecnici italiani: Luciano Spalletti (di cui abbiamo sviscerato pregi e difetti la scorsa settimana), Daniele De Rossi e appunto il già citato Paolo Vanoli. Con questi 4 cambi di panchina gli allenatori delle 20 squadre di A diventano per l’80% italiani, con 4 eccezioni per Inter (il romeno Chivu), Como e Parma (gli spagnoli Fabregas e Cuesta) e Udinese (il serbo-tedesco Runjaić).
Obiettivi e traguardi dei nuovi allenatori
Il compito più agevole, almeno sulla carta, sembra quello di De Rossi in Liguria: portare alla salvezza il Grifone non dovrebbe essere difficile e le premesse non sono male. Gli altri 3 suoi colleghi subentranti hanno invece brutte gatte da pelare, ovvero obiettivi un po’ più difficili e saranno tutti impegnati pure nelle Coppe europee, aspetto non marginale visti i precedenti.
Il caso Conte
Chi, ad esempio, sta soffrendo parecchio il doppio impegno è proprio l’intoccabile Antonio Conte che ultimamente si è lasciato andare a dichiarazioni a dir poco discutibili. Le sue sfuriate o, ad essere comprensivi, le sue prese di distanza non sono certo una novità: si tratta di film già visti sia alla Juve, sia all’Inter, ma pure in Premier al Chelsea e al Totthenam. In un certo senso anche in Nazionale, ma arrivare a dichiarare di “non voler accompagnare un morto” come ha fatto dopo la netta sconfitta col Bologna, oltre che lugubre appare davvero eccessivo.
Resterà Spalletti?
Tutto lascia insomma intendere che a fine stagione – se non addirittura prima – cambi ancora una volta casacca per tornare nella Torino bianconera che già 15 anni fa rivitalizzò con la serie di 3 scudetti post Calciopoli. Ma in caso di qualificazione alla prossima Champions (dal 4. posto in su) il buon Spalletti alla Juve avrebbe il prolungamento del contratto automatico. La Vecchia Signora ha già 3 tecnici a libro paga (Motta, Tudor e Spalletti) appare difficile che ne aggiunga un quarto.
Le sfide che decideranno il futuro degli allenatori

Insomma il valzer degli allenatori di questi tempi appare quanto mai confuso con le prossime giornate che daranno sicuramente indicazioni precise con sfide come il derby di Milano, Fiorentina-Juve e Napoli-Atalanta (12. turno) poi Milan-Lazio, Atalanta-Fiorentina e Roma-Napoli (13.mo) infine Napoli-Juve al 14.mo inframezzati da impegni europei tuttaltro che semplici.
Calcio, esoneri e… cultura
Per chiudere con gli allenatori esonerati una citazione è davvero obbligatoria per Eziolino Capuano, 60enne tecnico di Salerno, passato per 30 diverse panchine in 36 anni di carriera: dopo l’ultimo esonero traumatico a Trapani, con tanto di causa legale poi vinta, ora è tornato in Campania subentrando a fine ottobre sulla panchina del Giugliano (zona retrocessione in serie C). “Il mio calcio è come “Il sabato del villaggio” di Leopardi – ha dichiarato all’insediamento – l’allenatore è come un pittore e io sono Van Gogh, ma anche un prete perché ogni mio collega deve avere la vocazione e l’entusiasmo da trasmettere alla squadra e alla città. Quando manca devi smettere perché diventi piatto. E io non voglio diventarlo mai”.
E in questo caso viene proprio da augurargli “Buon appetito” con vista sul panettone.


















































































