A un anno di distanza dalla pubblicazione del volume Un paesaggio tutelato. Le colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, fotografie di Filippo Romano e testo di Ginevra Lamberti (recensione qui: https://www.enordest.it/2024/07/07/un-paesaggio-da-tutelare-tra-le-colline-del-prosecco/) e a pochi mesi dall’uscita di Venezia e la sua laguna. Un paesaggio tutelato, fotografie di Fulvio Orsenigo e testo di Giovanni Montanaro (gennaio 2025), Marsilio Arte completa il suo progetto triennale in collaborazione con la Regione del Veneto. L’attenzione ora si concentra sulle montagne, con la pubblicazione di Dolomiti. Un paesaggio tutelato (testo di Antonio G. Bortoluzzi e fotografie di Manuel Cicchetti, uscito a luglio 2025). Ogni volume è stato affidato a un narratore e a un fotografo che, insieme, hanno lavorato per offrire un ritratto di paesaggi, luoghi, manufatti e comunità che illustri l’unicità del sito Unesco e insieme la sua importanza come bene comune da preservare.
Un libro che sottolinea forza e criticità di un paesaggio tutelato

In questo bel libro parole e immagini restituiscono un territorio, la sua bellezza, ma anche la sua gente e le sue criticità. Uno sguardo colmo di meraviglia che si riflette nelle fotografie che colgono la grandiosità dei panorami dolomitici, la vertigine che ci coglie alzando lo sguardo verso le cime imponenti delle montagne oppure, al contrario, verso il baratro dei dirupi che si aprono sotto ai sentieri accanto a boschi, prati e radure. Immagini che sanno cogliere anche i segni della presenza umana: un sentiero scavato nella roccia, un’abitazione incastonata nella valle, una strada di alta montagna, ma anche l’invadenza dell’overtourism (pp. 15, 23, 31) che ormai affligge anche questi luoghi.
L’importanza delle foto

La sequenza fotografica segue l’andamento delle stagioni: soprattutto l’estate che invoglia alle escursioni, con i prati fioriti (pp. 34-35), le rocce baciate dal sole (p.9), ma anche l’autunno con i colori caldi che incendiano il bosco (pp. 90, 96-97), e l’inverno, con il candore delle distese innevate. Esterni che incantano, ma anche interni domestici, intimi, orti e panni stesi, passeggiate in piazza del paese, barchette sul lago di Misurina. Scatti realizzati con cura e sensibilità, che rivelano il delicato equilibrio tra l’opera del tempo e quella dell’uomo, tra persistenza e trasformazioni.
Il racconto di un paesaggio tutelato

Il testo di Bortoluzzi in venti, dense, pagine al centro del volume, racconta le Dolomiti con altrettanta sensibilità e cura, guidando il lettore attraverso un percorso lento. L’autore immagina un viaggio, partendo da Venezia, dalle Zattere, più precisamente, un viaggio non in automobile, ma a piedi, che in poco più di una settimana, quindici chilometri al giorno, ci permetta di arrivare fino alle cime. «Un percorso che ci porti dalle acque salmastre verso la pianura, attraverso campi, strade, ponti, paesi e capannoni, spesso vuoti e disabitati. E poi colline, vigneti belli ma anche inquietanti per la monocoltura che prende tutto lo spazio e il fiume Piave per giungere al Parco delle Dolomiti bellunesi» (pp. III-IV).
Bortoluzzi e i ricordi conservati di un paesaggio tutelato

Bortoluzzi ci racconta sì la bellezza che stordisce noi cittadini quando saliamo in montagna e ci lasciamo affascinare da questi paesaggi imponenti, ma soprattutto un altro modo di starci, in montagna, quello di chi ci vive e ci lavora. La bellezza che è fatta di cura, di fatica, come scriveva Mario Rigoni Stern: una bellezza che si vede anche nelle mani dei vecchi e in una vita di sacrifici (pp. VI-VIII). Nel suo testo Bortoluzzi, scrivendo della Marmolada, ricorda la Grande Guerra, guerra di trincea, combattuta in un luogo estremo e glaciale, che ancora ne porta la memoria.
Un paesaggio tutelato anche dall’overtourism

E l’autore non può non citare il riscaldamento globale e l’overtourism che affliggono anche l’alta montagna, ricordandoci che è sempre più necessario aprirsi «all’umiltà, al confronto con chi è più esperto di noi, alla pazienza e anche a una sana rinuncia – quando le condizioni meteo non sono favorevoli –» perché altrimenti «dalla montagna non si può imparare nulla, nemmeno salendo a tremila metri» (p. XII). Bortoluzzi poi si sofferma anche su quello che attualmente è il cuore economico delle zone dolomitiche più rinomate, vale a dire il turismo di massa che ha come corollario la cementificazione selvaggia che tanti danni sta provocando, così come anche la scelta di piantare, in passato, l’abete rosso, che ha radici superficiali e non può resistere a tempeste come quella di Vaia che ha devastato e distrutto interi boschi.
Antonio G. Bortoluzzi, che è nato e vive in Alpago e conosce bene la montagna, anche in questo volume porta la sua conoscenza profonda di un ambiente che ama, sottolineandone la meraviglia ma anche le forti criticità che sta affrontando e che si dovrebbero risolvere, denunciandone l’urgenza estrema, considerati anche gli eventi franosi che hanno funestato questa estate determinando la chiusura frequente della strada Alemagna a causa delle forti pioggie.
Gli autori

Antonio G. Bortoluzzi, scrittore, è nato nel 1965 in Alpago, Belluno, dove vive. Tra i suoi libri ricordiamo Montagna madre – Trilogia del Novecento (Ed. Biblioteca dell’Immagine, 2022). Con Marsilio ha pubblicato Come si fanno le cose (2019), da cui è stata tratta l’omonima commedia teatrale, e Il saldatore del Vajont (2023), con cui ha vinto il Premio Coop Alleanza 3.0. Scrive per numerosi quotidiani e riviste.

Manuel Cicchetti è nato nel 1969 e si è occupato di fotografia per la musica e il teatro. Suoi lavori sono apparsi su giornali e riviste nazionali, tra cui “Corriere della Sera”, “Repubblica”, “Panorama”. Ha pubblicato Monocrome. Camminando tra le Dolomiti d’Ampezzo (Touring Club Italiano, 2018), Vaia, viaggio consapevole dentro un disastro (Touring Club Italiano,2021), Tempo Intermedio (Gruppo SACE, 2022).
Antonio G. Bortoluzzi, Manuel Cicchetti, Dolomiti. Un paesaggio tutelato, Venezia, Marsilio Arte, 2025.













































































Grazie Annalisa Bruni per la specialissima recensione, grazie éNordEst per l’attenzione. Un caro saluto a voi e ai lettori dalle Dolomiti, patrimonio dell’umanità!
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