Il “caso Sinner” non è affatto un caso, ma è la storia di un campione del tennis – il numero 1 al mondo – alle prese con un (serio) problema fisico. Noi di eNordest abbiamo sempre celebrato Jannik per le sue tante imprese sportive ed è ora il momento di ribadire la realtà dei fatti per spegnere le inutili polemiche che stanno punteggiando il suo periodo di inattività forzata. E chiarire anche il presunto “caso allenatore”, ovvero il divorzio dal suo coach Darren Cahill.
La tendinopatia al ginocchio destro di Sinner: come, quando e perché
Partiamo dal problema fisico del 25enne altoatesino: nel dettaglio si tratta di una tendinopatia extra-articolare del ginocchio destro che secondo i medici è riconducibile alla Sindrome della bandelletta ileotibiale (in termine medico ITBS) nota comunemente come il ginocchio del corridore. Dal gomito del tennista, di cui molti di noi veterani ed “amatori” hanno sofferto complici le racchette di legno usate nel secolo scorso, al ginocchio del corridore. Questa “maledetta” bandelletta non è altro che una spessa fascia di tessuto connettivo che parte dall’anca, corre lungo tutta la faccia esterna della coscia e si inserisce sulla parte superiore della tibia.
Cosa succede durante lo sforzo fisico
In pratica succede che ad ogni flessione oppure estensione del ginocchio (il movimento ripetuto in partita migliaia di volte durante scatti, frenate e cambi di direzione), la bandelletta scivola avanti e indietro sopra il condilo-femorale esterno, con uno sfregamento, o meglio un attrito, che genera micro-traumi e, nel caso di Jannik, ha causato uno stato infiammatorio di grado alto. Il tennis moderno è ormai uno sport che a questi livelli si gioca con ritmi molto intensi e quindi con uno stress biomeccanico sempre più elevato. “Gli appoggi in scivolata, le decelerazioni improvvise e le spinte laterali – spiegano i medici sportivi – caricano in modo asimmetrico le gambe e in particolare le ginocchia”.
I primi fastidi per Sinner
Per il nostro Jannik i primi fastidi si sono presentati subito dopo la vittoria di Wimbledon, ultima trionfale apparizione su un campo da tennis. Sinner ha cominciato ad avvertire fastidio durante le sessioni di allenamento e già dai primi di agosto ha tentato la via della riabilitazione affidandosi al J-Medical di Torino dove era stato già curato e dove è seguito da specialisti come il dottor Fabrizio Tencone (luminare in questo campo). Ma il dolore è continuato e lo ha costretto a dare forfait in sequenza ai Masters 1000 di Montreal, Cincinnati, Shanghai, oltre agli US Open e ai più recenti tornei in Cina.
La decisione di Sinner
La decisione ufficiale di staccare per tutta la stagione è arrivata il 6 ottobre scorso e ha segnato una svolta obbligata, ma necessaria: uno stop anticipato all’attività per cercare di risolvere definitivamente il problema. Ovvio che la gestione dell’infortunio ha richiesto settimane di tentativi e consulti medici in Italia e all’estero: dopo un breve tentativo di ripresa, il dolore al tendine della gamba destra è tornato a farsi sentire il 30 settembre scorso alla vigilia del torneo di Shanghai. Sinner è dunque andato subito in Francia per un consulto decisivo a Lione con l’altro grande luminare il dottor Bertrand Sonnery-Cottet (già ortopedico di atleti leggendari dello sci come Alberto Tomba e Sofia Goggia).
Niente chirurgia (per ora) per Sinner
Quindi, dopo aver sentito i massimi esperti di tendinopatie, Sinner e il suo staff hanno deciso di non ricorrere alla chirurgia, ma a una scelta conservativa con uno blocco totale dell’attività e una serie di terapie mirate, ovviamente con rinforzo muscolare (specie del gluteo e della catena laterale destra) e una ri-atletizzazione progressiva in vista della stagione 2027 che si aprirà in gennaio in Australia.
Tutto il resto che si sente dire sul suo infortunio è solo inutile polemica scatenata non tanto dai giornalisti quanto dai social
Ma stavolta non dai soliti leoni da tastiera perchè l’accusa principale al nostro campionee è la presunta mancanza di trasparenza ovvero di tempismo nella comunicazione dei forfait. Molti appassionati avevano ad esempio acquistato costosissimi biglietti e anche pacchetti di soggiorno/viaggio in particolare per le Finals di Torino di fine novembre e non vedere in campo il Numero 1 del mondo è certo penalizzante. Ma in verità è come chi acquista un biglietto per una partita di calcio in cui milita il proprio idolo e lui si infortuna restando in panchina se non tribuna. Capita purtroppo sempre più spesso.
Inoltre Sinner e il suo team hanno spiegato aver comunicato il forfait a Torino non appena gli esami a Lione hanno potuto fornire l’esito definitivo e comunque con oltre un mese di preavviso rispetto all’inizio delle Finals. C’era, insomma. tutto il tempo per disdire o rinviare il viaggio così come di mettere in vendita i biglietti.
Il “giallo” sul divorzio dal coach Darren Cahill
Veniamo infine alla più importante questione del coach anche questa trattata in modo scorretto – parlando spesso di “giallo” – anche se su una base di verità. Da tempo si rincorrevano indiscrezioni nell’ambiente tennistico sul divorzio dal grande tecnico australiano che segue Jannik da oltre 4 anni, è infatti datato giugno 2022 il primo contratto.

Le ultime dichiarazione dell’altro coach Brad Gilbert, ex n. 4 del mondo e amico di Cahill, paventano una eccessiva ritrosia dello staff di Sinner nel parlare del problema fisico: così attenti alla privacy da aver lasciato all’oscuro anche il super-coach Darren Cahill che paresi trovasse già in aeroporto per volare a Cincinnati e seguire il torneo del suo atleta. Da qui la chiamata in extremis e il dietrofront. Cahill, in verità, già da gennaio scorso voleva smettere e aveva poi fissato Wimbledon come ultimo torneo, ma un scommessa con Jannik (“Se vinco ancora a Londra resti con me almeno un altro anno”) lo aveva convinto a rimanere nello staff.
Le ultime novità su Sinner e Cahill
Ma, novità di poche ore fa, sembra che Cahill sia tornado a Montecarlo e sia in riavvicinamento con il nostro campione. Forse il binomio non è più ai titoli di coda e ovviamente non ci dispiace visto che il coach è l’unico ad aver portato 4 tennisti a scalare il ranking fino a diventare numeri 1, tutti e 4 di nazionalità diverse. Il primo fu il suo connazionale Hewitt, poi il grande Agassi (Usa), quindi la romena Halep e infine appunto il nostro Sinner che è stato al vertice ben 93 settimane e sarà spodestato dal tedesco Zverev vincitore a Parigi e New York. Se Cahill lascerà, per Sinner si tratta di trovare un coach all’altezza del predecessore.
Il rischio operazione: si fa di tutto per scongiurare l’intervento
Sempre Brad Gilbert non ha poi escluso il ricorso all’intervento chirurgico come “ultima spiaggia” per risolvere il problema se il dolore persistesse. Ma non è un medico e quindi il suo allarme lascia il tempo che trova. Più ragionevole il dubbio finale che conclude le sue dichiarazioni raccolte negli States: “Il mondo del tennis sta vivendo una fase molto insolita: non ricordo un anno in cui i due giocatori migliori del mondo abbiano dovuto fermarsi così a lungo. Sinner e Alcaraz hanno dominato gli ultimi 3 anni del Circuito, ma per entrambi la vera sfida è diventata quella di restare in salute. Per restare a questo livello pensate invece a quanti Major consecutivi ha disputato un campione come Roger Federer senza grandi pause o infortuni seri. Cos’ha fatto lo svizzero per restare così tanto in forma?”.










































































