In Germania è considerato uno dei grandi maestri dell’Espressionismo, in Italia il suo nome è ancora poco conosciuto. Eppure Max Pechstein (1881-1955) è stato uno dei protagonisti della rivoluzione artistica del Novecento, capace di trasformare colori, paesaggi e figure umane in un linguaggio pittorico di straordinaria intensità emotiva. Ora Padova gli rende omaggio con una grande mostra che rappresenta un appuntamento di particolare rilievo nel panorama culturale italiano. Dal 24 ottobre 2026 al 14 marzo 2027, le prestigiose sale di Palazzo Zabarella ospitano “Max Pechstein. Espressionismo dell’anima”, una straordinaria retrospettiva con 120 opere tra dipinti, disegni e incisioni, accompagnate da fotografie e documenti personali. Un’occasione unica per conoscere un artista che ha attraversato oltre cinquant’anni di storia europea.
La presentazione della mostra di Max

La mostra è promossa dalla Fondazione Bano, in collaborazione con il Comune di Padova, ed è organizzata con importanti istituzioni culturali tedesche, tra cui l’Institut für Kulturaustausch di Tubinga, il Kunstsammlungen Zwickau – Max-Pechstein-Museum, la Fondazione Max Pechstein e la famiglia dell’artista. Alla conferenza stampa di presentazione, Federico Bano ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa, che conferma Palazzo Zabarella come uno dei punti di riferimento dell’offerta culturale padovana.
Il valore della mostra di Max secondo Mazzocca

Fernando Mazzocca, direttore culturale, ha evidenziato il valore di una mostra capace di andare oltre i nomi più celebri e abitualmente proposti al pubblico. Non sempre, infatti, una grande esposizione deve necessariamente presentare i “soliti noti”. Talvolta il suo merito maggiore consiste proprio nel far scoprire un protagonista della storia dell’arte ancora poco conosciuto nel nostro Paese. Ed è esattamente il caso di Pechstein. Per l’Amministrazione comunale era presente l’assessore Cristina Piva, a testimonianza dell’attenzione della città verso un evento di respiro internazionale e della collaborazione con Fondazione Bano. A rendere ancora più significativa la presentazione è stata la presenza di Julia Pechstein, nipote dell’artista e presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Max Pechstein, custode della memoria familiare e artistica del nonno. Sono intervenuti inoltre Maximilian Letze, dell’Institut für Kulturaustausch di Tubinga, e Fanny Stoye, del Kunstsammlungen Zwickau – Max-Pechstein-Museum.
Un artista rivoluzionario, innamorato della natura

Nato il 31 dicembre 1881 a Zwickau, in Sassonia, figlio di un operaio tessile, Hermann Max Pechstein dimostra giovanissimo uno straordinario talento artistico. Studia a Dresda e nel 1906 entra nel gruppo Die Brücke, “Il Ponte”, movimento che intende rompere con la pittura accademica per aprire la strada a un’arte nuova, libera, emotiva.Il colore diventa protagonista assoluto: non serve più soltanto a rappresentare la realtà, ma soprattutto a esprimere sentimenti, inquietudini, gioie e passioni. Pechstein frequenta gli ambienti delle avanguardie europee, entra in contatto con artisti come Matisse, Kandinskij e Klee e sviluppa una pittura personale, nella quale si avvertono suggestioni di Munch e Gauguin.
Ma la sua grande passione è la natura

Viaggia lungo le coste del Mar Baltico, soggiorna in Italia, in particolare a Monterosso nelle Cinque Terre, ma anche le città venete, sosta a Curlandia, Riga in Lettonia, Pomerania a Danziza in Polonia e raggiunge persino le lontane isole Palau, nel Pacifico. Da queste esperienze nascono dipinti luminosi, popolati da pescatori, bagnanti, barche e paesaggi marini. La sua vita attraversa anche le tragedie del Novecento. Partecipa alla Prima guerra mondiale e, con l’avvento del nazismo, viene perseguitato: le sue opere sono bollate come “arte degenerata”, centinaia di lavori vengono confiscati e perde l’incarico accademico. Dopo la guerra riprende l’insegnamento e continua a dipingere fino alla morte, avvenuta a Berlino nel 1955.
Un viaggio attraverso cinquant’anni di pittura


Il percorso espositivo di Palazzo Zabarella accompagna il visitatore attraverso tre grandi momenti: “Cercare”, “Trovare” e “Riflettere”. Dalle prime esperienze giovanili, con opere come Ragazza nel bosco e Natura morta con fruttiera, si passa ai viaggi e alla scoperta della natura, fino alla produzione della maturità, dominata da colori luminosi e dal desiderio di ritrovare un’armonia tra uomo e ambiente. Particolarmente interessanti sono anche le fotografie scattate dall’artista nel 1927 nei villaggi di pescatori della Pomerania, testimonianze di una vita semplice e faticosa che Pechstein osservava con profonda partecipazione.
Il ricordo di nonno Max


Julia Pechstein, ricordando il nonno che non ha mai conosciuto personalmente, ne sottolinea l’ottimismo, la determinazione e l’amore per la vita. Un uomo che considerava l’arte non un privilegio riservato a pochi, ma un patrimonio da condividere con tutti. Ed è forse proprio questo il messaggio più attuale della mostra: l’arte come emozione, libertà e ricerca della bellezza, anche nei momenti più difficili della storia. Dopo aver conquistato il pubblico nei Paesi Bassi, in Germania e in Austria, la grande retrospettiva arriva dunque a Padova per la sua unica tappa italiana. Un’opportunità da non perdere, anche per chi desidera avvicinarsi per la prima volta all’Espressionismo.
Informazioni utili
Palazzo Zabarella, Padova. Mostra aperta dal 24 ottobre 2026 al 14 marzo 2027, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19. Chiuso il lunedì, salvo aperture straordinarie. Biglietto intero 16 euro, ridotto 14 euro. Informazioni e prenotazioni: www.zabarella.it.

specializzandosi in arte e turismo, seguendo in particolare le grandi mostre e alcuni
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