C’è nel nostro dialetto un adagio che ci mette in guardia nei confronti di certi predicatori venditori d’aria: ”Chi va col loo, impara a urlare” cioè a ululare come un lupo immaginario che impersonifica il Male nelle sue diverse forme e con una sua caratteristica: è attraente e a suo modo fascinoso per le persone più deboli.
Il lupo che fa Azzeccagarbugli

È pericoloso, insomma, dare ascolto e soprattutto fiducia a certi “incantabissi” (dialetto polesano). I melomani sanno bene che esistono i dottor Dulcamara, e i lettori dei Promessi sposi conoscono l’avvocato Azzeccagarbugli. In questi personaggi caricaturati si nasconde un preciso tipo umano: il furbo manipolatore del linguaggio, l’ingannatore artificioso e maligno quanto basta. Sono una presenza costante nella società. Oggi la loro arte, come ci racconta la Storia, è potenziata dalla tecnologia della comunicazione.
Il lupo di oggi

I “lupi” del presente parlano e straparlano come avessero un demonietto che suggerisce che cosa urlare. Sono per esempio certi politicanti, al governo o all’opposizione, e noi cittadini abbiamo difficoltà a capire e soprattutto a rispondere. Detto in metafora, spesso non abbiamo l’ombrello giusto per proteggerci dal profluvio che esce dalle loro bocche.
Il lupo che usa i social

Naturalmente ci sono anche i nostri concittadini in posizione elevata, socialmente parlando, di cui subiamo lo spavaldo eloquio che cattura, ahimè, tanti italiani fruitori di un preciso sistema comunicativo. Si cade in una trappola ben collaudata e altrettanto ben nota alle persone più o meno acculturate: sono gli ascoltatori assidui del verbo mediatico diffuso senza filtri da giornali, televisioni e social.
Il lupo che prova a insegnare a ululare

Il proverbio che ho citato all’inizio dovrebbe far sorgere qualche dubbio in ciascuno di noi per evitare che gli imbonitori finiscano per travolgerci. Il loro interesse non è il nostro. L’esperienza quotidiana ci dice brutalmente che i lupi dal malizioso ululato sono ovunque, il che significa anche in mezzo a noi: quelli delle fiabe restano chiusi nei loro recinti – i libri in cui sono nati – mentre quelli veri, oltre alla voce roboante hanno adesso un potente alleato negli strumenti nella comunicazione di massa.
Sottovoce

L’onda della violenza di questi giorni non si ferma nelle piazze, in Italia e altrove in Europa, ma si frange contro le nostre coscienze con parole che ci coinvolgono tutti: emotività e vergogna. In queste settimane avevo preso appunti per un pensiero triste e problematico: la campagna elettorale anticipata ha “dimenticato” un particolare, cioè i milioni di italiani che pur essendo chiamati all’esercizio di un dovere civico hanno abbandonato “la via delle urne”.
Perché parlarne ancora e specialmente oggi?

Per un’idea, un sospetto: il disimpegno civico (“io non do il mio voto a quella gente”), è una gara di violenza non incappucciata. Un mal-essere verso le istituzioni che deludono (il Parlamento per esempio). Gli adulti hanno la possibilità di modificare la situazione: sono possessori di un’arma potente, il voto. Non siamo inermi davanti al potere e possiamo contrastarlo. È stato scritto: il voto negato non vale uno ma vale zero. Sarà vero? Quel disimpegno ha un peso morale: è un peccato sociale che, aggiunto alla pochezza della politica, si traduce in motivi di scontro, in diffidenza sociale e in fondo indebolisce la democrazia che, insegnano i saggi fondatori, ha le sue radici proprio nella fiducia reciproca tra governo e governati.
Forse è un vuoto istituzionale uno dei motivi che spingono nelle piazze i “ragazzini” delle grandi città: è anche questo

La questione giovani è di una dolorosa complessità che non può venire semplicizzata da forme retoriche e punizioni esemplari. Fra la rinuncia elettorale e il saccheggio di una libreria, dei negozi d’abbigliamento e dei supermercati c’è un filo rosso? C’è sicuramente un gran rifiuto della Realtà dei nostri giorni che ha effetti negativi sulla convivenza e sulla democrazia le cui ferite avranno bisogno di cure lunghe intense. E di coraggio.
Schegge d’amore

(poesia)
Ho visto un fiore
bellissimo
in vetrina
e ho pensato a te.
***
Silenziose le mani si cercano
chi stringe
con più forza?
***
Il batticuore
di allora
è tornato stanotte
era un sogno ardito.
***
Le parole, talvolta
cedono spazio
al pudore ma sono braci
sotto la cenere.
Anonimo 26









































































