Continua su http://www.enordest.it la nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Oggi con “Itinerari” vi porto a conoscere un po’ più da vicino un genio padovano dell’arte cinetica, il grande pittore Alberto Biasi, che continua a produrre capolavori che danno forma alla magia e al mistero del vento, dello spazio e della luce. Buona lettura!
Biasi e la sua capacità di coinvolgere l’osservatore nell’opera

A Padova vive uno dei più importanti esponenti internazionali della cosiddetta “Arte Dinamica”. Alberto Biasi, classe 1937, continua a produrre capolavori di arte cinetica, in cui l’osservatore diventa parte integrante dell’opera. Ci sono artisti che dipingono il mondo così com’è. E poi ci sono artisti che lo trasformano, invitandoci a guardarlo con occhi nuovi. Alberto Biasi – protagonista della Neoavanguardia italiana – appartiene a questa rara categoria. La sua arte non si limita ad essere osservata: si vive, si attraversa, si scopre passo dopo passo, mentre lo sguardo diventa protagonista di un’esperienza in continua trasformazione.
Il famoso Gruppo N

Fondatore del celebre Gruppo N – nato a Padova nel 1960 – insieme ad altri giovani artisti desiderosi di rompere con la tradizione, Biasi ha rivoluzionato il linguaggio dell’arte italiana del secondo dopoguerra. La loro ricerca non era finalizzata alla semplice creazione di un’opera, ma alla progettazione di un’esperienza visiva capace di coinvolgere attivamente il pubblico. L’arte diventava così movimento, percezione, partecipazione, gioco dialettico, dando vita a quella straordinaria stagione conosciuta come “Arte Programmata”, destinata a influenzare profondamente la ricerca internazionale sull’arte cinetica e sull’Optical Art.
Davanti ad un’opera di Alberto Biasi, non esiste uno sguardo definitivo




Basta spostarsi di qualche centimetro e tutto cambia: le linee si animano, i colori vibrano, le superfici sembrano respirare. È un dialogo silenzioso tra l’opera e chi la osserva, un incontro in cui il movimento non appartiene alla materia, ma nasce nella mente e negli occhi dello spettatore. Le sue celebri Trame, i Rilievi ottico-dinamici, le Torsioni, i Light Prisms, gli Ambienti, fino ai più recenti Assemblaggi, raccontano oltre sessant’anni di ricerca instancabile. Ogni ciclo rappresenta una nuova domanda sulla percezione, sulla luce, sul rapporto tra spazio e visione. Nulla è lasciato al caso: ogni elemento è studiato con rigore quasi scientifico, ma il risultato finale suscita sempre emozione e meraviglia.
Il tour delle mostre di Biasi

Biasi esporrà dal 6 agosto 2026 al 10 gennaio 2027 in Svizzera al Museo Casa Rusca di Locarno quattro sue opere risalenti agli anni Sessanta, nella mostra “L’occhio dinamico”. Traiettorie della percezione curata da Marco Franciolli e dedicata ai processi della visione nelle arti visive tra XX e XXI secolo. L’invito a partecipare alla collettiva accanto ad altre 56 opere di artisti svizzeri e internazionali – tra cui Gianni Colombo, Dadamaino, Franco Grignani, Florence Henri, Markus Raetz, Jean Tinguely, Grazia Varisco, Felice Varini e Victor Vasarely – arriva in un anno, il 2026, caratterizzato per il maestro da diversi impegni espositivi: a Palazzo Reale di Napoli ha chiuso ieri 1 agosto la mostra “ALBERTO BIASI e altre visioni delle superfici: Hsiao, Rotta Loria, Tornquist”; in Fondazione Ettore Majorana ad Erice è in corso fino al 24 gennaio 2027 la collettiva Antonino Zichichi e l’arte contemporanea: dalla materia alla meraviglia; mentre dal 6 febbraio al 12 aprile a Palazzo Regazzoni di Sacile si è svolta la mostra Alberto Biasi e il dinamismo nell’arte contemporanea.
Trama e Gocce


Alla mostra di Locarno, che esplora il rapporto tra percezione, movimento e costruzione dell’immagine coinvolgendo attivamente il pubblico, Biasi sarà presente con due esemplari delle sue celebri “Trama” datate 1959 e 1960, provenienti dall’Archivio Alberto Biasi di Padova; una grande “Gocce” del 1967 (182 x 182 cm.), più una seconda grande “Gocce” intitolata “Vedi: come quando fuori piove”, proveniente quest’ultima dalla Galleria Ravizza di Lugano.
Dal 24 luglio in Sicilia

Alberto Biasi è il primo della lista di 28 artisti internazionali le cui opere dal 24 luglio al 24 gennaio 2027 saranno in mostra ad Erice in Sicilia, ospiti dell’Istituto Wigner- San Francesco (Fondazione Ettore Majorana e Centro di Cultura Scientifica) nella collettiva “Antonino Zichichi e l’arte contemporanea: dalla materia alla meraviglia”, organizzata da Il Cigno Arte e da Lorenzo Zichichi e curata dallo storico Giordano Bruno Guerri, soprintendente della Fondazione Erice Arte.
L’orgoglio di Biasi

E’ un omaggio al celebre fisico e divulgatore scientifico trapanese, autore di rilevanti studi sull’antimateria, che nel febbraio 2026 ci ha lasciato all’età di 96 anni. Come spiega lo stesso Biasi: “Mi onoro di essergli stato amico, e per questo, quando i il figlio Lorenzo mi ha invitato, ho aderito subito a questa iniziativa, per sottolineare l’importanza del lascito culturale e scientifico di Tonino, come lo chiamavo familiarmente. A lui mi sono molto legato fin dai primi anni ’70, un decennio dopo l’avvio della mia esperienza artistica con il Gruppo N di cui nel 1960 sono stato co-fondatore a Padova: fu proprio Zichichi assieme al critico d’arte Giulio Carlo Argan, ad avermi invitato ad esporre in una mostra nella stessa sede di Erice, sito di arte e di incontri di livello internazionale tra scienziati e premi Nobel.
Antonino amava l’arte e mi ha invitato più volte a portare i miei lavori ad Erice, dove sono stato anche ospite a casa sua; alla Fondazione portai anche alcune opere che nel 2006 avevo esposto nella mia personale allestita al Museo Hermitage di San Pietroburgo. Mi apprezzava anche per quel collegamento che ho sempre descritto tra arte e scienza, due diversi modi di educare alla comprensione della realtà. Non ho fatto in tempo a dargliela personalmente – conclude l’artista padovano – Ma ho provveduto ora a donare alla sua Fondazione l’opera “Uno e trino” (omaggio alla sua terra Trinacria), che è una delle mie opere di vari periodi esposte in questa mostra”.
A Milano

Per chi si trova invece a Milano, segnalo una mostra permanente molto particolare e suggestiva, dal titolo “Diventare luce”. In una stanza buia dipinta con vernice fluorescente, quando si entra e si scatta un flash, la silhouette si fissa per alcuni secondi sulla parete, per poi svanire.
La mostra dedicata ad Alberto Biasi offre un percorso attraverso le opere più significative della sua carriera artistica, dalle primissime “Trame” alle note “Torsioni”, fino ad arrivare allo spettacolare “Light Prism”, scultura visiva in cui l’autore esplora gli effetti della luce quando attraversa prismi trasparenti generando rifrazioni, e all’installazione permanente realizzata per il “Museo San Fedele. Itinerari di arte e fede”, dal titolo “Diventare Luce”. La mostra è un viaggio nella straordinaria produzione di un artista ancora da esplorare nelle sue infinite capacità di imprimere – a ciò che si presenta al nostro sguardo come disordine e caos – strutture di ordine attraverso numeri e proporzionalità matematiche secondo un ideale armonico-musicale.
Diventare Luce

“Diventare luce” è probabilmente la prima installazione realmente immersiva e interattiva mai realizzata in un contesto sacro. Lo spettatore entra in un piccolo spazio luminoso, intimo, rivelativo. Dopo avere premuto un pulsante fosforescente, si attiva una lampada di Wood. Come un lampo, un potente fascio viola proietta l’ombra dello spettatore sulla parete. In quell’istante, il corpo dello spettatore e la luce s’intrecciano, diventano tutt’uno. Una volta spentasi la luce, la parete trattiene una presenza, che sembra testimoniare: “Io sono stato qui”. Tuttavia, si tratta di un’ombra effimera, transitoria che, come ogni traccia umana, svanisce lentamente. È come se quell’ombra avesse attraversato la barriera di quel muro. Le superfici luminescenti si fanno memoria visibile del nostro passaggio. Se la sagoma dello spettatore si dissolve, la luce permane.
Non solo un’esperienza ottica

Quello che si presentava come una semplice esperienza ottica, si fa efficace metafora della vita. Occorre accettare di fare verità su noi stessi esponendoci a quella luce, simbolo del divino, per passare oltre quella linea di confine che ci consegna a una dimensione ulteriore, trascendente. Ci affida forse all’oltre della morte? L’installazione di Alberto Biasi si fa in questo modo invito a lasciarci trasfigurare diventando luce, giungendo a quella destinazione che da sempre ci attende, nella fiducia e nella speranza. È un messaggio semplice ma potente, capace di parlare di senso, in un mondo che sempre più sembra smarrirsi nelle tenebre della violenza.
La grandezza di Biasi

La grandezza di Alberto Biasi risiede in un equilibrio straordinario tra razionalità e poesia. Dietro ogni opera esiste un progetto preciso, una costruzione geometrica rigorosa, ma ciò che arriva al pubblico è qualcosa di profondamente umano: la sorpresa di vedere ciò che sembrava immobile prendere vita, la curiosità di cambiare prospettiva, il piacere infantile della scoperta. Non è un caso che il suo lavoro abbia attraversato i più prestigiosi musei del mondo, dal MoMA di New York alla Biennale di Venezia, fino al Centre Pompidou e all’Hermitage, confermandolo come uno dei più autorevoli protagonisti dell’arte cinetica internazionale. Le sue opere continuano ancora oggi a dialogare con nuove generazioni di visitatori, dimostrando una sorprendente attualità.
Ma forse il lascito più importante di Alberto Biasi va oltre la storia dell’arte

Il suo insegnamento è un invito a non fermarsi alla prima impressione. A cambiare punto di vista. A comprendere che la realtà non è mai fissa, ma dipende da come scegliamo di osservarla. In un’epoca in cui tutto corre veloce e l’immagine viene consumata in pochi istanti, l’arte di Biasi ci chiede di rallentare, di muoverci, di partecipare. Ci ricorda che vedere non significa semplicemente guardare, ma entrare in relazione con ciò che abbiamo davanti. È questo il miracolo della sua ricerca: trasformare lo spettatore da osservatore passivo a protagonista dell’opera. Ed è forse questa la definizione più autentica del suo genio.
Alberto Biasi non ha semplicemente creato opere d’arte

Ha costruito esperienze visive capaci di emozionare, sorprendere e continuare, ancora oggi, ad insegnarci che il movimento più affascinante nasce sempre dentro il nostro sguardo.














































































