L’essere chiamato Franchino, come da battesimo originale, el ghe piasiva minga e sin da piccolo rispondeva ‘Franco’ a chi gli chiedeva il nome. Figurati come dev’essersi sentito quando Paolo Mariconti, massaggiatore delle giovanili e della prima squadra del Milan gli affibbiò il soprannome di ‘piscinin’, piccolino. A fargli accettare il nomignolo fu l’ufficializzazione dello stesso, adottato e impresso a fuoco sulle cronache sportive italiane da quell’irriverente di Gianni Brera. Certo Franco Baresi, bresciano di Travagliato, la rivincita nei confronti di quella etichetta disegnata a immagine e somiglianza di un fisico tutt’altro che scultoreo che quasi si perdeva dentro la maglia rossonera fu capace di prendersela presto. Baresi simbolo del Milan è morto il 31 luglio nella clinica di Rozzano a quasi un anno esatto dall’operazione a cui si era sottoposto per un nodulo polmonare. Rileggere oggi la sua carriera è ripassare le pagine più belle del Milan e della Nazionale.
Chi era Baresi
Timido e quasi introverso nella vita extrafamiliare (iconico il pensiero di Niels Liedholm: “è un calciatore perfetto, gli manca solo la parola”), Baresi, scartato a 13 anni dall’Inter perché troppo gracile, nel Milan che lo accoglie dopo tre provini così così, non ci mette molto a imporre la propria classe sul campo; anzi, nella parte più delicata del terreno di gioco, quella difesa dove a quei tempi si gioca ancora con il ’libero’ e i numeri progressivi sulle spalle, e lui quel ‘6’ disegnato sulla schiena lo trasforma in mito. Una bazzecola, per i tifosi, giocare con le parole: urlargli “6 grande” o “6 per sempre” era il minimo sindacale. E il grande ‘6’ è stata la risposta italiana al ‘6’ Franco tedesco che lo precedeva di fama. Franz Beckenbauer, Kaiser Franz inteso come imperatore dell’area teutonica.
Baresi, il Beckenbauer italiano
Baresi è stato il Beckenbauer italiano, volto di un’Italia di un calcio che forse non c’è più, quello non inciso dai tatuaggi, quello rispettoso dell’avversario, quello dei campioni che non avevano nome e cognome ma venivano indicati tutto d’un fiato: Giggirrriva, Robertobaggio, Paolorossi, Francobaresi appunto. Capitano del Milan più forte di sempre e di una Nazionale che non aveva ancora bisogno di cercare l’autore – con la quale a 22 anni vinse il Mondiale 1982 senza tuttavia mai scendere in campo – Baresi ha fatto la sua ultima apparizione in pubblico il 6 febbraio scorso nei panni di tedoforo per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi 2026 Milano-Cortina.
Amici e rivali
Al suo fianco l’amico-rivale Giuseppe Bergomi. I capitani delle due squadre milanesi fianco a fianco. Non un vero e proprio derby perché il Piscinin la stracittadina ce l’aveva in famiglia. Suo fratello Beppe Baresi è stato per qualche tempo capitano dell’Inter. Fratelli diversi calcisticamente parlando: Beppe, più anziano di due anni è difensore da palla-gamba, essenziale ma più ruvido dell’architetto che nel Milan progetta dighe mobili incubi per gli attaccanti.
Baresi giocò la partita d’addio a San Siro il 28 ottobre 1997
In quella occasione il presidente Silvio Berlusconi gli donò pubblicamente un pallone d’oro. Un riconoscimento che in passato aveva sfiorato arrivando secondo. Il Milan, primo club a farlo in Italia, ritirò la maglia numero 6 del suo Kaiser. La fascia di capitano passò sul braccio del suo erede, un altro gigante, Paolo Maldini. C’era una scrivania ad attendere Franco nella sede rossonera, ma il ruolo di rappresentante sia pur di lusso non faceva per lui che rimase vicepresidente onorario. In ufficio, si sa, non è bello girare indossando scarpini, braghette e con la camicia fuori così come assolutamente teneva la maglia rossonera. “Ho sempre giocato così – amava ripetere – è stato il mio unico vizio”.
I ricordi
L’eredità
L’imperatore che una volta era el Piscinin ci lascia un’eredità di 719 presenze con il Milan, 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 4 Supercoppe Italiane, 81 presenze in Nazionale, un Mondiale vinto, un secondo e un terzo posto a Usa 94 e Italia 90, 33 gol in rossonero e uno in azzurro.














































































