Quaranta giorni, centoquattro partite, tre paesi ospitanti. I Mondiali 2026 sono andati in archivio con la Spagna sul tetto del mondo e la FIFA in cima a qualcosa di ancora più grande: un fiume di denaro senza precedenti nella storia del calcio. I numeri economici di questa edizione riscrivono ogni record precedente, e non sempre in modo confortante per chi ha comprato il biglietto.
Gli incassi dei Mondiali

Cominciamo dalla cima. La FIFA ha incassato tra i 13 e i 15 miliardi di dollari di ricavi complessivi in questo ciclo quadriennale: il doppio esatto rispetto ai 7.6 miliardi generati dall’edizione dei Mondiali in Qatar 2022. Un raddoppio che si spiega con l’espansione del formato a 48 squadre, i diritti televisivi negoziati con emittenti di tutto il mondo e un mercato pubblicitario che ha visto brand di ogni settore fare a gara per associarsi all’evento più seguito del pianeta.
Il montepremi totale distribuito alle nazionali ha raggiunto gli 871 milioni di dollari, anch’esso doppio rispetto a Qatar 2022: la Spagna porta a casa 50 milioni come campione, l’Argentina 33 come finalista, l’Inghilterra 29 come terza classificata e la Francia 27. Anche le squadre eliminate nella fase a gironi non tornano a mani vuote: 9 milioni garantiti a testa, più 10 milioni per la sola qualificazione e 2.5 milioni per i costi di preparazione. In totale, ogni federazione ha incassato almeno 21.5 milioni di dollari solo per essere salita sull’aereo.
Il parere di Infantino
Gianni Infantino ha dichiarato con orgoglio che il torneo ha generato un impatto economico di 40 miliardi di dollari sull’economia dei tre paesi ospitanti, creando 200mila posti di lavoro. Numeri difficili da verificare e da contestualizzare, ma che fotografano la portata di una macchina commerciale senza eguali nello sport mondiale.
Gli stadi
Sul fronte degli stadi, la fase a gironi ha accolto 4.644.549 spettatori in 72 partite, con una media di 64.508 tifosi a partita e un tasso di riempimento del 99.7%. Il record di presenze nella fase a gironi di una singola edizione apparteneva agli Stati Uniti del 1994, con 3.5 milioni di spettatori: demolito senza discussioni. La giornata più affollata ha registrato 426.834 tifosi distribuiti nei vari stadi in un solo giorno, un dato che non ha precedenti nella storia del torneo.
I costi dei biglietti
I biglietti meritano un capitolo a parte, perché raccontano un Mondiale accessibile a parole ma costoso nella realtà. Il tagliando più economico era disponibile a partire da 60 dollari per i tifosi registrati nel programma fedeltà FIFA, e da 120 dollari per il pubblico generale: prezzi contenuti sulla carta, ma che moltiplicati per quattro componenti di una famiglia, sommati a cibo, trasporti e pernottamento, portano il costo medio di una giornata allo stadio vicino ai 1.500 dollari.
Per la finale, la situazione è diventata rapidamente fuori controllo: il biglietto ufficiale più economico costava 6.730 dollari, mentre sul mercato secondario le cifre hanno superato i 30.000 dollari per i posti migliori. La FIFA non è estranea a questo meccanismo: trattiene il 15% dalla parte dell’acquirente e il 15% da quella del venditore su ogni biglietto rivenduto attraverso la propria piattaforma ufficiale. In pratica, guadagna il 30% su ogni scambio. Dei 180.000 biglietti finiti sul mercato secondario, una quota significativa è passata per i canali ufficiali.
Il merchandising ha scritto un’altra storia interessante
Adidas, partner tecnico della competizione, ha dichiarato vendite per 1.13 miliardi di dollari in abbigliamento legato al Mondiale, un record assoluto per un fornitore tecnico in un singolo torneo. La maglia più venduta in assoluto? Quella del Messico, eliminato agli ottavi di finale dall’Inghilterra. Un dato che dice tutto sull’entusiasmo popolare di una nazione che vive il calcio come una religione civile.
Sugli spalti gli stadi si sono trasformati in giganteschi ristoranti all’aperto

Nella sola fase a gironi sono stati venduti 300.000 hot dog: messi in fila uno dopo l’altro coprirebbero 45 chilometri, poco meno della distanza tra Milano e Bergamo. Le birre versate hanno superato i 2.8 milioni, le bottigliette d’acqua il milione. Con una particolarità culturale degna di nota: i tifosi americani hanno preferito gli hot dog, quelli canadesi birra e patatine, quelli messicani pizza e patatine fritte. Tre paesi ospitanti, tre identità gastronomiche che si sono ritrovate a condividere lo stesso stadio con risultati prevedibilmente caotica e rumorosi.
I Mondiali 2026 sono stai i più ricchi della storia
Per qualcuno anche il più costoso da seguire. La differenza tra i due aggettivi racconta molto di come questo sport stia cambiando.














































































