Il vino italiano attraversa una delle fasi più delicate degli ultimi vent’anni. Consumi in flessione, export che rallenta, giacenze ai massimi degli ultimi anni, prezzi dello sfuso sotto pressione e un mercato mondiale sempre più selettivo stanno imponendo alla filiera una riflessione profonda sul futuro del settore.
Sul tavolo del Ministero dell’Agricoltura il confronto è ormai aperto e vede emergere due visioni differenti. Da una parte Unione Italiana Vini (Uiv), che propone una decisa regolazione dell’offerta per riportare equilibrio al mercato; dall’altra Federvini, convinta che limitare la produzione non basti e che la vera sfida sia rilanciare la domanda attraverso promozione, comunicazione e investimenti.
Lo scenario deel vino: export in frenata e cantine piene

I numeri fotografano una situazione complessa. Secondo l’Osservatorio Uiv, nel primo trimestre 2026 l’export italiano ha registrato una flessione del 4% nei volumi e dell’8,3% in valore, mentre le vendite nella grande distribuzione nazionale sono diminuite del 2% nei primi cinque mesi dell’anno. Le giacenze di vino e mosti hanno nel frattempo superato i 53 milioni di ettolitri, il livello più alto dal 2022, alimentando una crescita dei declassamenti da Dop e Igp verso categorie inferiori, con una perdita di valore stimata in 516 milioni di euro.

Una situazione che riflette un contesto internazionale difficile. Secondo l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), il consumo mondiale continua infatti a diminuire, penalizzato dall’inflazione, dal cambiamento delle abitudini alimentari e da una crescente attenzione alla salute. Gli Stati Uniti, primo mercato estero del vino italiano, stanno vivendo un calo strutturale dei consumi che si somma all’incertezza sui dazi e all’indebolimento del dollaro.
Il caso Prosecco: il vino che continua a trainare il settore

In questo scenario, il Prosecco rappresenta oggi la principale eccezione. Mentre gran parte delle denominazioni italiane deve fare i conti con una domanda più debole, il Prosecco continua a mantenere un andamento positivo grazie a una forte presenza sui mercati internazionali. Nel 2025 la Doc Prosecco ha superato i 660 milioni di bottiglie certificate, con oltre l’80% della produzione destinata all’export. Regno Unito, Stati Uniti e Germania restano i principali mercati di riferimento.
La denominazione beneficia di un posizionamento ormai consolidato nella fascia premium accessibile degli spumanti e continua a intercettare consumatori giovani e nuovi momenti di consumo. A livello mondiale, infatti, gli spumanti stanno mostrando una capacità di tenuta superiore rispetto ai vini fermi.
Il parere di Passador sulla situazione del vino

A sottolineare questa specificità è anche Franco Passador, Presidente e Amministratore Delegato di Vi.V.O. Cantine, che richiama l’attenzione sulla solidità del comparto Prosecco, pur invitando a non abbassare la guardia. Secondo Passador, la forza della denominazione deriva da un equilibrio costruito negli anni tra programmazione produttiva, organizzazione della filiera e presenza internazionale, elementi che consentono oggi al Prosecco di affrontare una fase di mercato più favorevole rispetto ad altre aree vitivinicole italiane. Una posizione che conferma come, all’interno del vigneto Italia, convivano realtà profondamente diverse e che gli interventi sulla gestione del potenziale produttivo debbano necessariamente tenere conto delle peculiarità dei singoli territori.
Uiv: serve ridurre il potenziale produttivo

Per il Presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, il comparto deve assumere decisioni anche impopolari.
La proposta di Uiv si fonda su quattro interventi principali:
- blocco delle autorizzazioni per nuovi impianti viticoli per due anni;
- riduzione delle rese produttive anche per Dop e Igp;
- maggiore trasparenza e controllo dello schedario viticolo;
- esclusione degli espianti finanziati attraverso l’Ocm, mantenendo le risorse destinate a innovazione, investimenti e promozione.
Secondo Uiv il problema è soprattutto quantitativo: la capacità produttiva italiana risulta ormai superiore alla domanda mondiale e continua a comprimere i prezzi lungo tutta la filiera. Da qui la necessità di riportare equilibrio tra offerta e mercato.
Federvini: il problema non è produrre vino, ma vendere

Di segno opposto la posizione di Federvini, illustrata dal Presidente Piero Mastroberardino. L’associazione ritiene che bloccare i nuovi impianti produrrebbe effetti solo tra tre e sei anni e rischierebbe di penalizzare proprio le imprese più dinamiche che stanno investendo per crescere. Piuttosto che limitare il potenziale produttivo, Federvini propone di utilizzare gli strumenti già disponibili, come una gestione più efficace dello schedario viticolo, accompagnando eventuali interventi sulle rese con politiche capaci di stimolare la domanda.
Il caso Prosecco rafforza indirettamente questa impostazione: applicare indistintamente un blocco ai nuovi impianti potrebbe infatti frenare anche denominazioni che oggi continuano a trovare spazio sui mercati internazionali.
Vino: la vera partita si gioca sulla domanda

È proprio qui che emerge la principale differenza tra le due organizzazioni. Federvini ritiene che il futuro del settore dipenda soprattutto dalla capacità di ricostruire valore. Per Mastroberardino il vino italiano deve recuperare una narrazione moderna, capace di parlare di cultura, territorio, convivialità e consumo responsabile. Occorre investire nella comunicazione istituzionale, rafforzare la presenza sui mercati internazionali e sfruttare anche il possibile riconoscimento Unesco della cucina italiana come leva di promozione. L’obiettivo non è semplicemente vendere più bottiglie, ma aumentare il valore percepito del vino italiano.
Distillazione e crisi: due approcci differenti

Anche sulla distillazione di crisi emergono sensibilità diverse. Federvini non la considera un tabù, ma avverte che distruggere prodotto senza creare nuova domanda rischia di trasformarsi in una soluzione temporanea incapace di affrontare i problemi strutturali del comparto. Uiv concentra invece l’attenzione soprattutto sugli interventi preventivi di regolazione dell’offerta, giudicando prioritario evitare che nuove eccedenze continuino ad accumularsi nelle cantine.
La sfida europea

Sul fronte della futura Politica agricola comune le posizioni si avvicinano. Federvini chiede il mantenimento di un budget europeo dedicato al vino, con interventi obbligatori e un finanziamento prevalentemente comunitario, per evitare che il settore perda risorse nella prossima programmazione europea. Anche Uiv insiste sulla necessità di preservare gli strumenti destinati a investimenti, innovazione e promozione, ritenendo che la Pac debba evolvere sempre più verso politiche di sviluppo della competitività.
Due strategie diverse per lo stesso obiettivo

Federvini e Uiv condividono la diagnosi: il vino italiano è entrato in una nuova fase storica, caratterizzata da consumi meno dinamici, maggiore competizione internazionale e crescente selettività dei mercati. Divergono però sulle priorità. Per Uiv la strada passa da una riduzione del potenziale produttivo per riportare rapidamente equilibrio tra domanda e offerta. Per Federvini, invece, limitare la produzione senza rilanciare il mercato rischia di essere un errore strategico. La competitività del vino italiano si giocherà soprattutto sulla capacità di creare valore, rafforzare il posizionamento internazionale e conquistare nuovi consumatori.
Il prosecco banco di prova?

Il Prosecco, che continua a distinguersi per dinamismo commerciale e capacità di assorbire la produzione, dimostra come il settore non possa essere affrontato con un’unica chiave di lettura. È probabilmente questa la sfida più complessa che il Tavolo di filiera sarà chiamato ad affrontare nei prossimi mesi: trovare un equilibrio tra la necessità di governare l’offerta e quella di non frenare le denominazioni che continuano a trainare il vino italiano nel mondo. Una sintesi che, nelle riflessioni di Federvini, Uiv e degli operatori del comparto come Franco Passador, appare oggi il vero banco di prova per la competitività futura del settore.













































































