Padova torna a essere capitale del pianoforte nel nome di Bartolomeo Cristofori, l’inventore dello strumento che dopo aver attraversato la storia della musica è ancora oggi tra i più amati al mondo. Dal 5 al 28 settembre 2026, il Festival Pianistico Internazionale Bartolomeo Cristofori, progetto culturale ideato dall’Associazione Bartolomeo presieduta dal Maestro Nicola Guerini, giunge alla sua nona edizione con un programma che guarda già al traguardo del decennale e che allarga il proprio raggio d’azione tra Padova, il Veneto e importanti sedi nazionali.
Il Festival e le sue partnership

Tra le partnershipquellecon l’associazione Unesco e Padova Urbs Picta che accoglierà negli spazi dei loro siti alcuni eventi del festival 2026, e PA.FI.RO, ponte culturale tra Padova-Firenze-Roma: Padova sede del Festival e città natale di Bartolomeo Cristofori; Firenze, città adottiva che ha accolto Cristofori per realizzare il suo progetto e oggi sede di una realtà virtuosa, l’Accademia Bartolomeo Cristofori di Firenze, amici del fortepiano e Roma con il Museo nazionale degli strumenti musicali dove è presente un pianoforte di Bartolomeo Cristofori. In questo contesto di comunità nell’accezione più nobile, nasce il Circolo Cristofori, espressione dell’impegno dell’Associazione Bartolomeo Cristofori nella valorizzazione dell’eccellenza in ambito artistico, culturale e imprenditoriale.
La spilla

Si tratta di un riconoscimento esclusivo, conferito a personalità che, attraverso il proprio operato, contribuiscono in modo significativo alla crescita e alla diffusione del sapere, della creatività e dell’innovazione. A rappresentare simbolicamente questi principi è stata ideata la “Spilla del Circolo Cristofori”:un segno distintivo che rappresenta l’impegno culturale come valore imprescindibile per la crescita delle comunità. Il tema scelto per questa edizione del Festival è Rinascita: una parola che diventa chiave di lettura musicale, culturale e civile.
I protagonisti del Festival


Al centro del Festival ci saranno grandi protagonisti della scena internazionale, da Lucas Debargue, pianista in residenza, a Thomas Adès, per la prima volta in Italia in veste di pianista solista, fino a interpreti come Ettore Pagano, Nicolas Namoradze, Leonora Armellini, Sandro Nebieridze, Giuseppe Mengoli, Sabina Hasanova, Michelle Candotti e molti altri.
Ne parliamo con Alessandro Tommasi, direttore artistico del Festival.

Il tema dell’edizione 2026 è “Rinascita”. In che modo questa parola è diventata la traccia narrativa del programma?

L’idea è sorta dallo studio di quei progetti che, in questi anni, stanno vedendo nella musica non solo un intrattenimento, ma uno strumento di rigenerazione personale e sociale. Durante il Festival racconteremo le storie di chi grazie la musica ha ritrovato la propria strada, di chi è stato capace di far rinascere il passato dandogli un futuro e di chi usa ogni giorno la musica come strumento di cura.
Il Festival nasce a Padova nel nome di Bartolomeo Cristofori, ma oggi sembra assumere una dimensione sempre più ampia, anche istituzionale.

Il pianoforte è italiano di nascita, ma internazionale di spirito. Era naturale per il Festival uscire dai confini di Padova per portare il nome di Cristofori al più ampio pubblico possibile, per omaggiarlo, ma anche riappropriarsi di un pezzo di storia. D’altronde, lo stesso Cristofori raggiunse la fama a Padova, venne invitato a Firenze dai de’ Medici, e i suoi strumenti circolarono nei palazzi e nelle corti italiane ed europee.
Il cartellone riunisce artisti molto diversi per generazione, linguaggio e percorso. Che immagine del pianoforte contemporaneo emerge da queste presenze?

Il pianoforte oggi è uno strumento vivo e senza confini. È sempre più comune per i pianisti dedicarsi alla composizione, anche fondendo l’esperienza classica con il jazz come Lucas Debargue, mentre compositori affermati come Thomas Adès stanno tornando ai propri strumenti d’origine per trovare linfa vitale e nuovi spunti creativi. Non è un caso che quest’anno siano molti i pianisti-compositori in programma!
Accanto ai grandi concerti, il programma comprende progetti sociali, divulgativi, scientifici e territoriali.

Sì, il nostro obiettivo era proprio offrire al pubblico un ventaglio di offerte che potesse declinare il tema “Rinascita” nelle sue diverse accezioni. La musica diventa così strumento di rigenerazione emotiva per i detenuti di una casa circondariale a Verona, occasione di contatto artistico per gli ospiti dell’Asilo Notturno a Padova, ma anche riflessione scientifica in collaborazione con Science for All, in cui si incontrano l’Università e il Cristofori.
Il Festival sembra costruire un equilibrio tra grandi nomi internazionali e giovani talenti

Sono profondamente convinto che tra gli obiettivi di un Festival ci sia quello di rinnovare il panorama concertistico locale e nazionale. Invitare artisti che all’estero sono ben noti, ma che magari in Italia hanno meno occasioni di esibirsi, ma anche dare occasioni importanti a giovani e giovanissimi interpreti permette di costruire un programma equilibrato e di richiamo, scommettendo sui giovani che domani saranno i protagonisti della vita musicale.
La presenza di Thomas Adès è uno degli eventi più rilevanti

Siamo profondamente onorati che Thomas Adès, uno dei compositori più amati ed eseguiti al mondo, abbia scelto proprio Padova per debuttare in Italia come solista, e per di più con un programma pensato apposta per il tema “Rinascita” e la prima italiana di un suo pezzo, “Vespers”, pochi mesi dopo averlo eseguito in prima assoluta alla Wigmore Hall di Londra. È un esempio di quella internazionalizzazione che il Festival mette tra le sue priorità.
Il Progetto Petrarca torna con una nuova commissione affidata a Lucas Debargue e interpretata da Sandro Nebieridze. Come nasce questo dialogo tra poesia e musica? Petrarca continua a essere una fonte viva per la creazione contemporanea?

Da anni, compositori di fama come Fabio Vacchi, Sauli Zinovjev, Atsuhiko Gondai e Orazio Sciortino hanno accolto l’invito a confrontarsi con il lascito poetico di Petrarca, ma è la prima volta che la commissione va al pianista in residenza – un segno dei tempi che cambiano. Per noi è un modo per mettere in dialogo l’opera di Petrarca con le più interessanti voci della contemporanea, riallacciandosi alla tradizione dei Sonetti composti da Franz Liszt.
La collaborazione con luoghi come la Scuola della Carità, la Sala dei Giganti, i Musei Civici e i siti Unesco di Padova Urbs Picta dà al Festival una forte dimensione culturale.

Il Festival si è espanso in tutto il Veneto e oltre, ma rimane profondamente padovano: è importante che la città di Cristofori sia la vera co-protagonista di ogni edizione, attraverso i suoi spazi culturali, le sue sale affrescate e i suoi luoghi storici. È un modo anche per il pubblico di vivere diversamente la propria città. Persino gli affreschi del Trecento scoprono una nuova dimensione, risuonando con le note del pianoforte!
Il Neurorecital di Nicolas Namoradze porta il pianoforte dentro il dialogo con le neuroscienze. Entreremo nella mente e nel corpo dell’interprete durante l’esperienza musicale?

Esattamente. Namoradze, che, oltre a essere un fantastico pianista e compositore, è anche ricercatore di neuroscienze del King’s College di Londra, ha costruito questo progetto per mostrare al pubblico come impatta la musica sul cervello di chi suona e ascolta, mappandosi durante l’esecuzione e proiettando i risultati. E per capire meglio, abbiamo invitato Andrea Guerra, docente di neuroscienze dell’Università di Padova, a introdurre il concerto.
Il Festival coinvolge istituzioni, università, imprese culturali, associazioni, realtà del territorio e partner privati

Il Cristofori ha sempre voluto essere una vetrina per il meglio che la città di Padova ha da offrire. Tra le nostre parole d’ordine c’è sempre stato “collaborare”. La città e il territorio hanno già un’ampia offerta culturale e non volevamo porci tanto come un nuovo competitor, quanto come un’occasione per le altre realtà di costruire nuovi progetti, di partecipare nella programmazione, di far parte di una rete e di omaggiare con noi l’inventore del pianoforte.














































































