Inesorabile, concettoso, tremendamente specifico: ecco a voi – si potrebbe pensare – l’ennesimo libro di ricette di cucina al microscopio, con la prefazione (udite udite) di Luca Pappagallo, appena uscito per i tipi di Antelos Kleos Press. Poi s’inizia a nutrire dei dubbi, perché l’autore è un tipo eterodosso, che i lettori di éNordEst hanno già conosciuto come viaggiatore sul Delta del Po, e soprattutto esperto di birre artigianali, davvero esperto, tanto da scriverci un manuale per adepti che mappa tutte le regioni italiane: si chiama Luca Grandi, fra l’altro organizzatore della rassegna letteraria itinerante Mettetevi scomodi. Qui, tuttavia, la birra artigianale c’entra davvero poco. Anche il titolo lascia perplessi, un po’ surreale: Se vuoi persone più buone, friggile! recita, e sembra un motto di saggezza popolare, o una presa per i fondelli (secondo i casi).
Come inizia Luca

La scoperta, il colpo di scena, sta nel sottotitolo, Le episodiche ricette di Luca, come ad avvisare l’ignaro pubblico che si tratta di qualcosa di diverso, di un’altra storia. Inizia così, a mano a mano che ci si immerge nella lettura, un meraviglioso viaggio a ritroso nell’infanzia dei cosiddetti baby boomers, quei bimbi anni Sessanta che ancora non conoscevano schermi se non quello della televisione, all’ora di Carosello, giocavano all’aperto, e quando avevano fame e non andavano tanto per il sottile. Quelli che passavano dal droghiere alla mattina, prima di andare a scuola, per farsi imbottire il panino. A ben pensarci, un mondo di piccole grandi certezze.
Le ricette di Luca

Le ricette episodiche di Luca Grandi sono un percorso amorevole e dolcissimo nel nostro passato; «occhio alla glicemia», avvisa l’autore, mentre descrive con incredibile serietà venata d’ironia (ma se non sei di quell’epoca, magari non lo capisci) ricette difficilissime che hanno abitato la sua infanzia e la sua giovinezza: il budino da zuccherare della ditta San Martino (con tanto di disegnini esplicativi che riportano rigorosamente i marchi, ormai autentiche icone di un tempo andato); il panino con il tonno Maruzzella; latte e sciroppo di menta; l’ovetto sbattuto; l’inarrivabile pane burro e zucchero, l’acqua di Visci (che poi sarebbe Vichy, ma in realtà non c’entra, perché ciò che conta è la fantastica Idrolitina)
Il tutto condito con tanta tenerezza, il ricordo di madri e nonne affaccendate, di zie che ci aggiungevano un tuorlo, un bacio o un rimbrotto. Tanta vita di una provincia veneta (Luca è veronese, ma le memorie coprono un territorio molto più ampio), la nostalgia di un tempo meno frammentato, con infinite certezze in più.
Tra tost e svizzere

Come se non bastasse, nel suo girovagare tra Tost (scritto proprio così) e svizzere (chi tra i coetanei dell’autore non ha mai chiamato in questo modo gli hamburger?), Grandi infila, ad ogni “complicatissima” ricetta, un suggerimento d’ascolto: brani anni Sessanta e Settanta che hanno fatto la storia della musica, da I say a little prayer for you di Burt Bacharach a Have you every loved a woman? di Eric Clapton, A horse with no name degli America e molti altri. Vince il formaggino Susanna nella minestra, vincono le castagne bollite, le patate americane, e – per le occasioni particolari – la Simmenthal con la Coca Cola. Per non accennare che brevemente all’acqua e zucchero per i piccoli dolori, all’anguria con il pane. Sovrani il caffelatte, l’onesta granita, il tramezzino grondante Calvé, come chiavi d’accesso ad un regno meraviglioso in cui Luca ci accompagna.
Il sogno di Luca

Il suo sogno è di aprire una latteria, (nel libro lo dichiara pure) e mai progetto c’intriga di più: un posto come le sue ricette, dove il latte è solo latte, il burro sa di burro, la panna esiste e nessuno c’insegue demonizzando il santo colesterolo. Insomma, magari le persone non le friggi, ma di sicuro – con amore – le consoli. Altro che ricette di cucina, è tutta vita.













































































