Nel salutare chiunque si appresti a partire diciamo sempre “Buon viaggio”, magari senza pensare realmente a quanto sottotesto sia contenuto in queste due parole augurali. Una formula fissa che vuol dire non solo “Divertiti”, “Spero che tu faccia una bella esperienza nell’altrove”, ma anche, e forse soprattutto, “Spero che vada tutto bene” e “Torna sano e salvo” . Perché il viaggio racchiude in sé una promessa di meraviglia e gioia di conoscenza, ma anche, da sempre, una possibilità di rischio dovuta all’imprevisto che ci accompagna comunque nella vita, ma che nel viaggio può manifestarsi con maggiore possibilità.
L’imprevisto del viaggio

Ediciclo Editore, nella collana «Piccola filosofia di viaggio», ha di recente pubblicato uno dei suoi deliziosi libretti proprio a questo tema. Chiara Di Nuzzo, psicologa e psicoterapeuta, nel suo L’imprevisto del viaggio. Piccola guida per chi teme di smarrirsi (Portogruaro, 2026) ci invita riflettere su come trasformare l’imprevisto del viaggio in una risorsa.
Chiara Di Nuzzo e il modo di concepire il viaggio

«Questo libro nasce su quella soglia di casa che si varca mettendosi in movimento, quel primo passo fuori, un atto minuscolo e radicale, che descrive la tensione tra il rumore della chiave nella serratura che ci invita a proseguire e la vocina interiore che ci pone la domanda senza risposta per capire se valga la pena davvero rischiare» scrive l’autrice nella sua introduzione, a pag. 10. Chi si risponde che sì, vale la pena rischiare, accetta di affrontare un’esperienza formativa, che lo porterà a gestire l’ignoto, ad accettare la perdita del totale controllo e a verificare la sua capacità di fidarsi non solo delle persone, ma anche di se stesso. Un viaggio ci costringe infatti a fare i conti con i nostri limiti, ma anche con le nostre risorse. Ci invita all’adattamento, ad accogliere l’imprevisto, a risolvere problemi mettendo in discussione le nostre certezze.
Se qualcosa si inceppa
«Quando qualcosa si inceppa, come un treno fermo tra due stazioni, un annuncio incomprensibile, una coincidenza saltata o un guasto improvviso, l’attenzione cambia qualità. Si osservano i gesti degli altri passeggeri, si intuiscono le norme implicite e le razioni collettive. L’imprevisto amplifica l’ignoto che smette di restare sullo sfondo e, allo stesso tempo, rende visibili costumi, fragilità e soluzioni, facendoci sentire parte di una comunità temporanea in movimento, un “noi” provvisorio in cui l’ambiente circostante desiste nell’apparire estraneo» (p. 47). Ogni partenza è un confronto con l’ignoto e con i propri limiti, un’occasione per ripensare e riadattare la nostra visione del mondo. Il viaggio diventa così una lente per leggere la relazione tra insicurezza e desiderio di scoperta.
In questo libro ognuno di noi ritroverà i suoi dubbi, le sue paure, ma anche la soddisfazione di averli affrontati e superati, nel momento in cui di nuovo, al rientro a casa, la chiave di casa girerà nella toppa e il bagaglio più “pesante” sarà dentro di noi, non nello zaino o nella valigia, rendendoci più ricchi, comunque sia andata.
L’autrice

Chiara Di Nuzzo, psicoterapeuta e viaggiatrice appassionata, vive a Milano. Ha svolto attività di ricerca in ambito neuropsicologico in centri ospedalieri e universitari. Specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale, si è dedicata alla cura e al supporto di chi vive ansia, paura o difficoltà legate al viaggio. Da anni gestisce www.travelpsych.it, un blog punto di riferimento per viaggiatori pavidi e curiosi.
Chiara Di Nuzzo, L’imprevisto del viaggio. Piccola guida per chi teme di smarrirsi, Portogruaro, Ediciclo Editore, 2026.













































































