In catalogo della Cleup da qualche settimana si è arricchito di un nuovo titolo di narrativa, un felice esordio letterario di un autore da tenere d’occhio, Antonio Varchetta. Si tratta della raccolta di racconti Quel che si perde, diciassette storie introdotte da un breve testo, Traiettorie, che mette sulla buona strada il lettore per comprenderne la cifra complessiva. «Siamo vettori incustoditi, camminiamo perduti e senza meta, finendo addosso a qualcuno o contro qualcosa. Oppure aspettiamo, mentre il mondo sembra bloccato, e non ci accorgiamo di quel che accade veramente. O ancora, siamo esuli di Atlantide, perché i ricordi, come gli alberi, hanno radici e quando vengono divelte ci sentiamo degli orfani» (p. 9).
Chi è Varchetta

Varchetta ama il cinema e la fotografia (è fotografo dilettante anch’egli, e ne dà prova nell’immagine di copertina, estremamente evocativa): leggendo queste pagine appare chiaro come nella sua scrittura queste altre due arti si siano insinuate, infiltrate quasi, nel modo in cui, spesso, ha strutturato la narrazione, con montaggi arditi che richiedono una lettura attenta.
In Convergenze (pp. 11-25), che apre la raccolta, ad esempio, la relazione tra Andrea e Giulia, due colleghi venditori porta a porta di aspirapolvere, viene ricostruita a ritroso, a partire da un fortuito incontro mesi dopo che lei ha lasciato il lavoro, fino al momento in cui si sono conosciuti. Cresce tra loro una simpatia che naviga tra il non detto e un’opaca sospensione di sentimenti che entrambi percepiscono come proibiti. In modo analogo, in Stalli (pp. 81-88), la giornata lavorativa di Mattia, un precario che fa parte di un gruppo incaricato di monitorare l’utilizzo di un parcheggio in un piccolo comune veneto per un’indagine statistica, viene raccontata a partire dalla fine, alle ore 19.17, per risalire poi, attraverso vari step, al momento in cui ha preso servizio, alle ore 7.07.
Il mondo del lavoro precario

È molto interessante l’attenzione che Varchetta riserva al mondo del lavoro precario, quello che raramente trova spazio nella narrativa. Un’attenzione che sonda in modo quasi chirurgico le tecniche di sopravvivenza, le astuzie psicologiche da mettere in atto per portare a casa il risultato. L’universo dei venditori porta a porta, per esempio, è protagonista anche del racconto Finestre d’acquario (p. 125-142) in cui la vita degli altri viene percepita come se fosse un film. L’osservazione di un appartamento, l’abile conversazione con la padrona di casa e una certa cinica sensibilità, scatenano non solo l’abilità dialettica del piazzista, ma anche la sua fantasia. In Colazione (pp. 75-80), invece, troviamo, nello stringente dialogo telefonico tra un venditore e il suo superiore, la frustrazione che attanaglia quando gli affari non marciano, i colleghi latitano, i capi ti pressano e ti umiliano per la scarsità di contratti portati a buon fine.
Gli affetti, i ricordi, i sottili sensi di colpa e la nostalgia per chi ci ha lasciato permeano altri racconti, come in Belvedere (pp. 27-30), La domanda (pp. 73-74), Echi (pp. 91-100) e Il regalo (143-148), brevi istantanee che fermano nel tempo il complesso rapporto tra padre, madre e figlio, un rapporto narrato con profondità, con uno sguardo penetrante e sincero che non risparmia di indagare anche le dimenticanze, le assenze e l’insofferenza. Un dolore incarnato pervade invece il racconto Quarto piano (pp. 49-52) dove una fotografia appesa sulla parete di un ospedale riassume l’essenza di quanto il protagonista sta vivendo. Mentre il desiderio di rivedere un appartamento dove si è vissuto può diventare quasi un’ossessione che non ci abbandona anche dopo molti anni dall’esserci trasferiti, come nel racconto Dodici (pp. 101-111).
Varchetta tra Mestre, Venezia e la provincia veneta

L’ambientazione di queste storie spazia tra Mestre, Venezia e la provincia veneta, e comprende anche personaggi potenti che ne fanno parte e la identificano, come il protagonista del racconto In bilico (pp. 37-47), un uomo che viene visto come un idolo da un ragazzino per la sua incredibile abilità di calciatore e che, nel corso del tempo, si perderà invece tra droga e rapine. Oppure come il cinico e abbastanza vile medico che, in Asincroni (pp. 31-36), non ha il coraggio di scaricare una ragazza che si è innamorata di lui dopo una sola notte alcolica di sesso. E come il vagare senza meta fra Jesolo e San Donà di un uomo che si sta perdendo in una solitudine senza sbocchi, che non cerca riparo (Presa diretta, pp. 121-124).
Anche l’infanzia trova spazio in questo libro, nel continuo lancio da parte di un bambino di una manciata di biglie contro una porta nel tentativo di richiamare l’attenzione della mamma (Confine di stato, pp. 89-90), oppure nel ricordo di una ragazzina con la quale si è chiacchierato per pochi minuti e che sarà destinata a diventare vittima di un maniaco (Grappoli d’uva, pp. 113-120) o nel tenero rapporto tra un bambino e suo zio (Non volevano darci la cioccolata, pp. 59-71)
Frammenti di vita, istantanee, momenti fermati nella memoria attraverso una scrittura precisa, attenta ai dettagli, in cui l’introspezione psicologica, tra nostalgia e spregiudicatezza, è sempre sottile e profonda. Varchetta, con questo suo esordio letterario, sembra volerci ricordare che raccontare significa isolare singoli fotogrammi di ogni esistenza, «accettando che la realtà sia fatta di istanti che scivolano via, mentre noi pensiamo di averli afferrati», come è scritto nella quarta di copertina.
L’autore

Antonio Varchetta, Mestrino di nascita, oggi vive in provincia di Venezia. Dopo gli studi e varie esperienze professionali, anche in ambito sociale, oggi lavora nella scuola in qualità di personale ATA. Ha organizzato rassegne cinematografiche per un cineforum consociato CINIT, a Mogliano Veneto. Nel 2009, vince il premio “La Seriola” di Dolo. Ha collaborato con le scuole di scrittura “Cucina di storie” di Mestre e “Il Portolano” di Treviso.
Dal 2017 fa parte del direttivo dell’associazione culturale “Nina Vola” che organizza il Festival Letterario CartaCarbone di Treviso. Autore di racconti, alcuni dei quali hanno vinto dei premi, e di recensioni cinematografiche pubblicate dal webzine italian-directory.it. Quel che si perde è il suo debutto nella narrativa.
Antonio Varchetta, Quel che si perde, Padova, Cleup, 2026.







































