A Mestre sono in corso due nuove mostre fotografiche che fanno parte del progetto di M9 Contemporaneo, il contenitore del Museo del ‘900 dedicato alle espressioni artistiche del nostro tempo e inaugurato lo scorso marzo.
Fotografia in mostra

Alla conferenza stampa erano presenti Serena Bertolucci, direttrice dell’M9, Giovanni Dell’Olivo, direttore generale della Fondazione di Venezia, Denis Curti, curatore della mostra BELPAESE. A Photographic Journey e Loïc Seron, fotografo e musicista francese autore delle foto esposte nella mostra ALTIPIANO. In cammino con Mario Rigoni Stern.
La presenza di Giovanni Dell’Olivo

In entrambe la narrazione viene attuata attraverso le immagini che restituiscono nella prima un ritratto dell’Italia attraverso lo sguardo e la testimonianza di grandi fotografi e nella seconda un territorio, l’Altopiano di Asiago, attraverso i luoghi cari a un autore che li ha raccontati in ogni stagione, trasformando il paesaggio in un elemento narrativo dove si intrecciano memoria, ecologia e ricerca di armonia tra l’uomo e la natura.
All’M9 il Belpaese


La mostra BELPAESE. A Photographic Journey, visitabile fino al prossimo 13 settembre nella sala M9 Orizzonti, espone una selezione della grande fotografia italiana, proveniente dalle collezioni della Fondazione di Venezia, che viene proposta come soggetto e insieme medium per ripercorrere la storia italiana nel corso di un secolo. Un’esplorazione del nostro Paese, dei suoi luoghi e della sua gente attraverso le testimonianze di alcuni dei più grandi fotografi come Ferdinando Scianna, Fulvio Roiter, Mimmo Jodice, Gianni Berengo Gardin, Francesca Spanio ed Elisabetta Catalano.


La selezione di 50 opere è stata effettuata dalle collezioni Zannier (fondo acquisito nel 2007 dal famoso critico, studioso e docente) e Forma (fabbrica intellettuale la cui avventura meneghina ha contribuito a consolidare l’arte dell’immagine come linguaggio critico e interdisciplinare) due nuclei che rappresentano due diverse stagioni della fotografia italiana nel secondo Novecento. Si tratta di due acquisizioni distinte riunite in un unico corpo che si riferiscono a un preciso segmento della storia italiana collettiva che va dal Secondo Dopoguerra fino ai giorni nostri: il periodo in cui l’Italia si è trasformata passando dalla ricostruzione alle sfide del presente. «Il paesaggio è tante cose», ha detto Denis Curti, «non è solo il panorama, la veduta, ma è anche la componente umana e molti fotografi hanno raccontato l’Italia anche attraverso le persone che l’hanno abitata.»
La mostra si anima anche di 150 scatti in movimento, materiali forniti dalle Teche RAI, proiettati in loop su schermi posti alle pareti della sala.
La fotografia dell’Altipiano


Nella sala M9 Radici al piano terra è invece visitabile fino al 23 agosto la mostra ALTIPIANO. In cammino con Mario Rigoni Stern, progetto espositivo realizzato con il Comune di Asiago, assessorato al Turismo e alla Cultura, patrocinato dalla Regione Veneto. E a cura di Loïc Seron, che incentra il suo lavoro di ricerca sul rapporto tra l’essere umano e il suo ambiente. L’esposizione propone un’indagine fotografica dedicata all’Altopiano di Asiago attraverso l’opera letteraria di Mario Rigoni Stern. Un dialogo intimo tra fotografia e letteratura. Tra la visione dell’autore asiaghese e lo sguardo del fotografo. Che ha deciso di percorrere i luoghi descritti da uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento. Per tradurre in immagini le suggestioni evocate dalla sua opera.


Il viaggio
Seron diciannove anni fa andò sull’Altopiano per intervistare lo scrittore. Il suo lavoro non è fotografia pura, ma un mezzo per parlare della storia di un popolo e di un territorio. Oltre che di un uomo che si è dedicato alla sua terra, al paesaggio che lo ha formato, educato, nutrito. Attraverso i suoi libri, lo scrittore ha sempre raccontato la condizione dell’uomo in montagna. Il rapporto consapevole con i boschi, le acque, i pascoli. Riproponendo un ideale di armonia tra l’essere umano e la natura che ha caratterizzato i secoli passati. E che rimane ancora oggi possibile in vari modi.


Per Rigoni Stern, questa armonia rappresentava l’unica via verso la felicità individuale e collettiva. Per lui il pianeta è un bene comune che va condiviso con tutte le altre entità che lo abitano. La ricerca artistica di Seron ha dato vita anche a un libro pubblicato da Ronzani Editore, con il medesimo titolo della mostra. Che è stato presentato all’M9 il 7 giugno scorso. Giuseppe Mendicino ha conversato con l’autore sviluppando i molti temi suggeriti dalla sua ricerca, che continua tutt’oggi.
Gli autori

Denis Curti è una figura di rilievo nel panorama internazionale della critica e della curatela fotografica. Direttore artistico delle Stanze della Fotografia a Venezia e consulente della Fondazione di Venezia per la gestione del patrimonio fotografico, ha diretto la Biennale Internazionale di Fotografia di Torino, l’agenzia Contrasto e il mensile Il Fotografo. Autore di saggi per Marsilio Editori, tra cui il fondamentale “Capire la fotografia contemporanea” (2020), Curti ha curato mostre dedicate ai maggiori maestri della fotografia contemporanea e storica. Da Robert Capa a David LaChapelle, da Cartier-Bresson a Helmut Newton. Fondatore della galleria Still a Milano e coordinatore delle prime aste fotografiche di Sotheby’s in Italia, rappresenta uno dei principali esperti internazionali di fotografia e di mercato collezionistico.

Loïc Seron, fotografo e musicista originario della Normandia (classe 1972), rappresenta una figura di artista-ricercatore caratterizzata da un approccio umanista alla documentazione visiva. La sua pratica fotografica si concentra sul tema del rapporto tra l’essere umano e il suo ambiente: paesaggi, comunità, pratiche tradizionali, memoria storica e territoriale. Con il progetto ALTIPIANO, avviato nel 2014, Seron ha stabilito un dialogo profondo con l’opera letteraria di Mario Rigoni Stern, incontrato personalmente nel 2007.
Dopo la scomparsa dello scrittore nel 2008, il fotografo ha continuato a frequentare l’Altopiano di Asiago in ogni stagione, sviluppando una pratica di ricerca visiva caratterizzata da continuità, consapevolezza paesaggistica e dedizione al dettaglio. La sua ricerca non ricerca l’effetto spettacolare, ma piuttosto l’autenticità dei luoghi e la loro capacità di evocare riflessioni profonde sulla fragilità, la bellezza e la responsabilità dell’uomo di fronte alla natura. Il lavoro di Seron è stato esposto internazionalmente, dando vita a una mostra itinerante che ha toccato diverse istituzioni culturali italiane.







































