L’Heysel, la commemorazione a distanza di 31 anni, a Reggio Emilia. Sergio Brio, oggi legend della Juventus, e i giornalisti Roberto Beccantini (Corriere dello sport) e Fabio Monti (Gazzetta di Parma). La galleria video del 31 di maggio, domenica.
E’ stata una bella giornata allo stadio Mirabello – da reggiani neanche noi sappiamo perchè si chiami così -, con anche la nostra inquilina, senegalese, Mame Diarra Mbaye, 43 anni, che ci ha accompagnato assieme alla figlia Penda, 4 anni e qualche mese. In realtà mamma e figlia sono passate nel vicino campo giochi, in quel parco, si sono riaffacciate alla fine e hanno avuto in dono una sciarpa della Juventus. Noi stessi abbiamo giocato con Penda, entusiasta, sull’altalena.
Brio ricorda l’Heysel
Siamo partiti da Pieve Modolena, via Camillo Berneri, la strada zeppa di buche di cui abbiamo già parlato, arrivando tardi per raccontare in video la vita e le opere, come diciamo noi, di Sergio Brio, l’ex stopper anche di Lecce e Pistoiese, l’unico titolare della Juventus quasi mai in nazionale. Decise una finale di coppa Italia contro il Palermo, squadra oltre 40 anni fa in serie B.
Bella proprio la galleria di sciarpe, il caleidoscopio delle tifoserie italiane, all’unisono sulla lapide di Claudio Zavaroni, fotografo di Reggio Emilia, fra le 39 vittime dello stadio Re Baldovino, di Bruxelles, appunto, Belgio, di quella serata maledetta del 1985, per Juventus-Liverpool, decisa da un rigore trasformato da Platini per una caduta in realtà fuori area di Zbigniew Boniek, il polacco detto il bello di notte. E anche la spinta onestamente era leggera, ma la decisione sembrava quasi restituire qualcosa alla memoria di quei tifosi, uccisi per avere semplicemente comprato il biglietto nel famigerato settore Z.
Boniek e la tragedia dell’Heysel
Qui una nostra intervista all’allora ala sinistra con i baffi, poi mediano della Roma, quasi scudettata, con Sven Goran Eriksson, scomparso di recente, e anche presidente della federazione polacca.







































