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Home Cultura Libri

In viaggio con Pettener, lo scrittore mestrino-americano, e i suoi studenti a Venezia

di Annalisa Bruni
Giugno 7, 2026
in Libri
1
In viaggio con Pettener, lo scrittore mestrino-americano, e i suoi studenti a Venezia
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Può capitare, passeggiando in questi giorni a Venezia, di incontrare un gruppo di giovani studenti statunitensi, provenienti precisamente dalla Florida Atlantic University (Boca Raton),  guidati dal loro professore alla scoperta della città. Sono ragazzi che, anno dopo anno, approdano in laguna dalle acque meno tranquille dell’oceano per un’esperienza unica. Abbiamo incontrato Emanuele Pettener, scrittore mestrino che insegna, appunto, Lingua e Letteratura italiana ed è “writer in residence” in quell’ateneo per farci raccontare questa sua esperienza, che conduce insieme alla moglie, Ilaria Serra, anch’essa docente di quell’università.

Prima di tutto, come è iniziata la tua “avventura americana” che ti ha portato da Mestre in Florida?

“Nel gennaio del 2000 ottenni una borsa di studio per il programma Ph.D (Dottorato) in letteratura comparata a Purdue University, in Indiana. La borsa di studio prevedeva il 100% di tasse pagate e un salario per l’insegnamento di alcuni corsi di lingua e letteratura italiane, che mi permettesse di mantenermi. Dopo l’estate decisi di seguire in Florida il professore che mi aveva scelto, e proseguire i miei studi e il mio insegnamento lì: venni accettato, con condizioni analoghe a quelle che mi erano state offerte in Indiana. L’America va criticata per molte cose, certo, ma opportunità così, che mi hanno di fatto permesso di vivere di letteratura e scrittura, in Italia ce le sogniamo. Anzi, non ce le sogniamo nemmeno, poiché ci è stato tolto anche il diritto al sogno”.

Pettener. da quanti anni porti i tuoi studenti a Venezia d’estate?

“Dal 2009. Con due interruzioni (l’estate del Covid e quella del Post-Covid). Lo Study Abroad Program a Venezia venne fondato da Ilaria Serra, la mia geniale sposa, che lo conduce con me e il professor John Sandell del dipartimento di Architettura. Ilaria dirige (io sono il suo fidato vicecapitano) la sezione italiana del Department of Languages, Linguistics, and Comparative Literature alla Florida Atlantic University, a Boca Raton, nel sud della Florida,  una quarantina di miglia a nord di Miami”.

Qual è il programma di quest’anno?

“Come ogni estate, si estende lungo sei settimane, da maggio a giugno; gli studenti (ne accettiamo non più di 25) alloggiano in diversi appartamenti disseminati fra la città e Lido, e ciascuno segue due classi, dal lunedì al giovedì. Hanno la possibilità di seguire corsi di italiano, a qualsiasi livello, di cultura veneziana, di architettura (questi ultimi due sono proposti in inglese). Il programma è aperto a studenti di qualsiasi specializzazione, ovvero le classi danno crediti anche a chi si sta laureando in ingegneria, in legge, in medicina, e via dicendo, e di qualsiasi età (abbiamo avuto studenti ottantenni). Grazie alle associazioni italoamericane (ma non solo) gli studenti godono di robuste borse di studio che coprono, talora completamente, i costi del programma.

Le classi si svolgono in aule concesse da Ca’ Foscari o all’aperto; io insegno nella splendida cornice dell’ex-convento dei Crociferi, fra gli alberi di arancio. Viziamo i nostri studenti con meravigliose gite (quest’anno sulle Dolomiti e a Verona), concerti alla Fenice, opere teatrali, cene di gruppo, visite guidate per esplorare le gemme della città e della laguna; i ragazzi imparano a fare le maschere e i buranei; incontrano scrittori, registi, artisti locali, ascoltano i cori che perpetuano la nostra cultura, visitano uno squero, aiutano l’Associazione Masegni&Nizioleti a ripulire i muri di Venezia dalle turpitudini dei barbari, si godono una serata al Caffè Florian, e puntualmente piangono quando devono andarsene. Poi molto altro, ma mi fermo e vi rimando al nostro sito: Why Venice? | Florida Atlantic University”.

Pettener e la sua prima traduzione

Lo scorso novembre è uscita, per i tipi di Bordighera Press, la traduzione in inglese del tuo primo romanzo, a cura di Giorgio Tarchini, dal titolo It’s Saturday You Left Me and I’m So Beautiful,  che era stato pubblicato nel 2009 da Corbo Editore (Ferrara) con il titolo È sabato mi hai lasciato e sono bellissimo. Si tratta di una storia di formazione ricca di energia vitale che ti ha aperto le porte nel mondo della letteratura, nella quale racconti le vicende, le speranze e i sogni di un quasi ventenne («mancavano otto mesi» p. 8) che si affaccia alla vita dopo gli esami di maturità.

La voce narrante è quella di un giovane scrittore che si appresta ad abbandonare l’adolescenza per approdare, con difficoltà, all’età adulta. Suddiviso in dodici capitoli, da giugno a maggio (di due anni dopo) i lettori attraversano assieme al protagonista le sue emozioni, i timori e gli entusiasmi di un anno trascorso a cercare la propria strada nel mondo. Un romanzo sfrenato ed erotico che evita le trappole dell’autofiction, seguendo Emanuele (sì, il giovane si chiama come te) attraverso sogni, frustrazioni, passioni e fallimenti nel processo per diventare se stesso.

Come è stato il tuo rapporto con il traduttore del tuo primo romanzo?

“Oh, eccellente. Revisione su revisione, con meticolosità e senso artistico (del resto, la traduzione è un’arte suprema), Giorgio Tarchini ha svolto un lavoro talmente acuto e preciso, talmente prezioso e raffinato che (devo ammettere) preferisco la sua versione inglese del romanzo a quella italiana, mia”.

Pettener, nel rileggere il tuo romanzo d’esordio, pubblicato nel 2009, hai pensato che magari se l’avessi scritto adesso, mantenendo però immutata l’età del protagonista, sarebbe stato diverso, non solo per il fatto che sei più “grande” ma anche perché il mondo, il contesto sociale, sono molto cambiati?

“Sì e no. I vent’anni cambiano poco da un’epoca all’altra. Un ventenne è ancora un bambino in un corpo improvvisamente adulto. Non abbiamo mai un copione nell’affrontare la vita, ma un ventenne non ha neppure un canovaccio. Tronfio e insicuro, euforico e cupo da un momento all’altro, attraversato da furiosi desideri che non sa controllare, il ventenne è un paradosso che cammina: vuole essere unico, diverso, originale, ma come persegue tutto questo? Attraverso l’imitazione, parlando con citazioni e slogan, affiliandosi al branco. Quanto allo sfondo, non scriverei mai nulla ambientato nel presente: il presente pertiene al giornalismo, il passato al romanzesco; il tempo vernicia ogni cosa con la sua patina dorata. Il tempo conferisce poesia, per esempio, ai nomi, e i nomi sono parole, e un romanzo è fatto di parole.

Se dovessi menzionare un calciatore, non menzionerei mai Cristiano Ronaldo o Messi, che fanno parte dell’attualità, ma Marco Van Basten (anni ’90), o ancora meglio Gianni Rivera (anni ’60/’70) e meglio di tutto Silvio Piola o Annibale Frossi (anni ’30/’40). Non c’entra nulla con la qualità dei calciatori, ripeto, ma il tempo ha caricato di suggestioni i nomi di questi ultimi, sono diventati parole ricche di fascino, suoni remoti, azzurre lontananze. Infine, quello era il mio primo romanzo, scritto molto prima del 2009: lo scriverei in modo diverso; allora, come dico nella postfazione all’edizione americana,I was drunk on literature and youth”.

Un ragazzo molto giovane, che frequenta l’Università a Venezia, è protagonista anche del tuo romanzo Giovani ci siamo amati senza saperlo (Arkadia, 2022). Il personaggio ha delle analogie con il precedente?

“No, tranne il nome: a entrambi ho prestato il mio. Il primo è un tenero sbruffone, presuntuoso e arrogante, che d’improvviso sprofonda nel terrore di diventare una persona normale. Vive nel futuro e il futuro lo divora, lo annichilisce, fino a quando scopre, potremmo dire, il senso della vita. Il secondo vive nel presente, il futuro non lo preoccupa affatto: è un edonista, brillante e sicuro di sé, ma non si accorge di quello che sta accadendo, come del resto il lettore, convinto che sta leggendo un certo tipo di romanzo e, malgrado gli indizi che ho disseminato lungo il percorso, si rende conto solo alla fine che ne ha letto un altro”.

Venezia è molto presente nei tuoi romanzi. C’è una caratteristica della città che li attraversa tutti oppure in ogni romanzo c’è un aspetto che prevale o dei mutamenti che vuoi sottolineare?

“Sono mestrino e americano. Venezia la vedo da sempre con occhi da turista: incanto, magia. Rappresentare la sua bellezza con quanta precisione possibile e inventarla secondo la mia visione, il mio stile: questo è lo scopo”.

Pettener. anche l’amore, le relazioni amorose sono una costante tematica nelle tue storie, mentre le tematiche sociali forse stanno più sullo sfondo, o sbaglio?

“Non sbagli affatto. Le tematiche sociali non m’interessano, per quello che dicevo prima. Non sono materia poetica, ma giornalistica. Parafraso a memoria Nabokov da Intransigenze (traduzione di Gaspare Bona, Adelphi, 1994): alle grandi idee preferisco una minuscola macchia di colore. Qualche volta nei miei panorami si può scorgere un celato tocco di satira nei confronti del mondo contemporaneo, per esempio quando i miei protagonisti, all’inizio degli anni ‘90, irridono i giapponesi che fotografano tutti e tutto. Ma nulla di più. M’interessa tessere una trama imprevedibile con inizio, centro, fine; elettricità e precisione in ogni frase, senso del ritmo e dell’architettura; in soldoni, procurarmi uno dei piaceri più profondi che un essere umano possa conoscere (mi rendo conto che continuo a parafrasare Nabokov), quello della composizione letteraria”.

L’autore

Emanuele Pettener, nato a Mestre, vive in Florida dove insegna lingua e letteratura italiana alla Florida Atlantic University, di Boca Raton. Ha pubblicato diversi racconti e saggi, fra cui “John Fante e gli altri: lo strano destino degli scrittori italoamericani” (in Quei bravi ragazzi, a cura di G. Muscio e G. Spagnoletti, Marsilio, 2007). A Fante ha dedicato il libro Nel nome del padre, del figlio e dell’umorismo. I romanzi di John Fante (Oligo, 2023), tradotto da Zachary Scalzo nel 2024 per Farleigh Dickinson Press con il titolo When We Were Bandini. Humor and Satire in John Fante’s American Dream.

È autore dei romanzi: È sabato mi hai lasciato e sono bellissimo (Corbo, 2009, tradotto nel 2025 negli Stati Uniti da Giorgio Tarchini per Bordighera Press), Proust per bagnanti (Meligrana, 2013), Arancio (Meligrana, 2014), Floridiana (Arkadia, 2021, tradotto nel 2024 in Spagna da Juan José Delgado Gelabert per Sloper Editorial) e Giovani ci siamo amati senza saperlo (Arkadia, 2022). La raccolta di racconti A Season in Florida è stata pubblicata da Bordighera Press nel 2014, con la traduzione di Thomas De Angelis.

Recensioni su https://www.enordest.it:

https://www.enordest.it/2022/08/14/i-giovani-dove-si-amano-senza-saperlo/   

https://www.enordest.it/2023/08/06/pettener-nel-nome-di-john-fante/.

Giorgio Tarchini è nato a Lugano, in Svizzera. Ha conseguito la laurea in medicina presso l’Università di Zurigo e un MBA presso l’Università della Florida. Ha lavorato come medico specializzato in malattie infettive e come direttore sanitario per diversi ospedali nel sud della Florida. La sua padronanza di cinque lingue lo ha portato a dedicarsi agli studi letterari. Attualmente sta lavorando a una raccolta di racconti. It’s Saturday You Left Me and I’m So Beautiful è la sua prima traduzione professionale.

Annalisa Bruni

Annalisa Bruni

Veneziana, per molti anni funzionaria alla Biblioteca nazionale Marciana. Ha pubblicato molte raccolte di racconti. I suoi radiodrammi sono stati prodotti da Radio RAI 3, la Radio nazionale croata e la Radio Ceca.

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I più commentati 1

  1. Emanuele Pettener dice:
    3 ore fa

    Grazie ad Annalisa Bruni, al Direttore Edoardo Pittalis, a éNordEst per avermi dedicato tanto spazio e dato la possibilità di parlare del nostro Study Abroad, della mia esperienza di mestrino negli Stati Uniti, di letteratura. Vi sono veramente grato.

    Rispondi

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