Il MO.CA – Centro per le nuove culture – fino all’8 dicembre, apre le sue Sale Neoclassiche alla prima mostra personale bresciana di Abel Herrero (L’Avana, 1971), artista cubano da anni attivo in Italia, noto per la sua pittura intensa, visionaria, sempre legata ai nodi irrisolti del presente. La mostra, dal titolo “In the Mirror”, è un invito a confrontarsi con il riflesso meno confortante della nostra epoca. Un confronto diretto: senza filtri, senza distanze.
Un dialogo silenzioso tra umano e non umano

Le grandi tele inedite, realizzate appositamente per l’allestimento bresciano, raffigurano ritratti animali in formato monumentale: volti immobili che si stagliano come specchi di una coscienza universale, scomoda ma necessaria. Herrero usa la figurazione come dispositivo etico, ponendo al visitatore domande urgenti sul rapporto che intratteniamo con ciò che definiamo “altro”. L’artista, con la consueta potenza visiva, costruisce un dispositivo scenico in cui lo spettatore diventa parte integrante dell’opera. L’allestimento, in forma di “pièce teatrale”, ci chiede di alzare il sipario dell’ipocrisia e della dimenticanza, per guardare negli occhi violenza, mistificazione, repressione.
Dalla Cuba post-sovietica a Brescia: un percorso coerente e radicale

“In the Mirror” si inserisce nel solco di un percorso artistico che Herrero porta avanti da anni, indagando le ferite della storia e i modi in cui la memoria collettiva si deforma o si spegne. Nel 2017, con la mostra “Removed” a L’Avana, l’artista aveva ritratto su grandi tele i volti di intellettuali russi cancellati dallo stalinismo, restituendo loro visibilità nella Cuba della post-censura castrista. A Brescia, l’attenzione si sposta sul fragile equilibrio tra la nostra identità e il mondo che ci circonda: una prospettiva più antropologica, che ci invita a domandarci cosa resti di umano nel nostro sguardo.
Pittura, politica ed empatia a In the mirror



Il ritratto, per Herrero, non è mai pura rappresentazione: è corpo etico, gesto politico. Attraverso l’uso del colore puro e di una pittura gestuale, l’artista porta la materia al limite della saturazione. Fino a far coincidere il soggetto con il colore, la forma con l’urgenza narrativa. La sua è una pittura “essenziale e senza retorica”, che rifiuta la spettacolarità e mira alla sostanza. «La pittura, nella sua povertà e umiltà, torna a rappresentare l’essenza del mondo», afferma l’artista. L’esposizione si arricchisce inoltre di due sculture olfattive intitolate “Vasi comunicanti”. Realizzate in collaborazione con il profumiere Antonio Gardoni (Bogue Profumo): elementi multisensoriali che amplificano il coinvolgimento emotivo del visitatore.
Chi è Abel Herrero

Nato a L’Avana nel 1971, Herrero si forma in Cuba per poi stabilirsi in Italia nel 1994. Dove entra in dialogo con importanti figure dell’avanguardia artistica. La sua ricerca si muove tra pittura, scultura, installazione e fotografia, esplorando i confini tra figurazione e astrazione. Ha esposto in prestigiose sedi come il MAXXI di Roma, Palazzo Medici Riccardi a Firenze. O la Biennale di Venezia (2022), Matera Capitale della Cultura (2019) e la Biblioteca Nazionale di Cuba.
Oggi la sua opera continua a porre domande radicali su libertà, violenza, natura e responsabilità. A Brescia, quei quesiti ci guardano dritti negli occhi. Sta a noi decidere se sostenerne lo sguardo.



































