Se li vedi oggi sul red carpet del Lido, in smoking nero che non gli appartiene, con le rughe e le occhiaie di due uomini di 50 anni che hanno smesso di farsi la guerra, fai fatica a sovrapporli ai due ragazzini di Burnage, il sobborgo operaio di Manchester, dove nel 1991 volevano essere più grandi dei Beatles. Eppure sono loro. Liam e Noel Gallagher. Gli Oasis. La band che ha definito il Britpop, che ha fatto sognare l’Inghilterra di Tony Blair e che ha regalato alla mia generazione – quella dei nati tra gli 80 e i 90 – l’illusione che bastassero tre accordi e un ritornello per vivere per sempre.
L’arrivo degli Oasis
Ieri, sabato 6 settembre, sono sbarcati alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia per presentare fuori concorso Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario ideato da Steven Knight – il creatore di Peaky Blinders – e diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, prodotto da Magna Studios e Sony Music Vision, che ripercorre il Live ’25, il tour mondiale sold out che ha segnato il loro ritorno.
Ma per capire cosa è successo ieri al Lido, bisogna tornare indietro di 34 anni.
L’inizio: quando Noel disse “io vi porto a Wembley”
Gli Oasis nascono senza Noel. C’è Liam, 19 anni, svogliato, con un’attitudine da frontman già prima di sapere cantare, con Paul Arthurs “Bonehead”, Paul McGuigan e Tony McCarroll. Si chiamano The Rain.
Nel 1991 Noel torna dal tour come roadie degli “Inspiral Carpets” e vede suo fratello minore sul palco. Gli dice: “Fate schifo, ma se mi fate entrare e mi fate scrivere le canzoni, vi porto a Wembley”. Non era una spacconata. Era un piano. I fratelli gallagher sono sempre stati così, spacconi, con la faccia tosta e la lingua tagliente.
L’11 aprile 1994 esce il primo singolo, Supersonic. È una dichiarazione di guerra al grunge americano, dei Nirvana, dove a Seattle piangono la scomparsa di Kurt Cobain, a Manchester alzano il volume.






Il 29 agosto 1994 esce Definitely Maybe. In una settimana diventa l’album di debutto più venduto di sempre nella storia del Regno Unito. Dentro c’è Live Forever, la risposta ottimista a I Hate Myself and Want to Die dei Nirvana. Noel dirà: “I Nirvana avevano ragione, io però non voglio morire, voglio vivere per sempre”.
All’epoca cosa erano? Due fratelli di madre irlandese, padre violento e assente, cresciuti in una casa popolare, con la fissa per i Beatles e le giacche Adidas. Liam cantava con le mani dietro la schiena, come se il microfono fosse un nemico. Noel scriveva canzoni come se fossero già inni da stadio, un cantastorie graffiante, un
Il culmine: (What’s the story) morning glory? E la guerra con i Blur
Il 2 ottobre 1995 esce (What’s the Story) Morning Glory? 22 milioni di copie. Wonderwall, Don’t Look Back in Anger, Champagne Supernova. L’Inghilterra è loro. Il mondo anche.
È l’estate del Britpop contro i Blur. Da una parte i ragazzi del Sud di Londra, art-school, . Dall’altra i ragazzi del Nord, operai, arroganti. Il 14 agosto 1995 Blur e Oasis fanno uscire il singolo lo stesso giorno. Vincono i Blur per 20.000 copie, ma la guerra la vincono gli Oasis nella storia.
Il 10 e 11 agosto 1996, Knebworth, 250.000 persone in due sere, 2,5 milioni di persone avevano chiesto il biglietto. Era il 5% della popolazione inglese. Non sono mai stati più grandi di così. E non sono mai più stati così uniti.
Lì finisce la parabola ascendente. Be Here Now del 1997 è gonfio, drogato, troppo lungo. Inizia il declino lento, fatto di dischi buoni ma non epocali, di liti in tour, di chitarre lanciate.
Le liti non sono leggenda, sono cronaca




1994, Los Angeles: Liam cambia le parole delle canzoni per infastidire Noel, si picchiano. 1996, MTV Unplugged: Liam non si presenta perché ha mal di gola, poi dalla balconata ubriaco prende in giro il fratello che canta. Nel 2000, Barcellona: Noel rompe una chitarra in testa a Liam. Ogni tour è una tregua armata. Si detestano, si odiano, con rabbia, quella che non si è mai capita, forse legata ad un passato in quartiere difficile, una famiglia difficile, che invece di renderli complici, li ha resi nemici, ma ciò non ha impedito loro di entrare nella storia, di adorare le loro canzoni e di aspettare il loro ritorno, perché si sa tra fratelli si litiga, ma poi basta uno sguardo un abbraccio e si riparte, quella ripartenza tanto attesa, che farà stare sempre sulle spine i fans che ci hanno sempre creduto. Fino alla fine…
La fine: Parigi, 28 agosto 2009. Il concerto che non c’è mai stato
Il finale è brutale e perfetto per loro. 28 agosto 2009, Rock en Seine, Parigi. Gli Oasis devono essere headliner. Nel backstage scoppia l’ultima lite. Le versioni sono due: Liam avrebbe rotto la chitarra di Noel, o Noel non ne poteva più dell’atteggiamento di Liam. Quello che è certo è che Noel lascia il festival e pubblica sul sito ufficiale la frase che chiude 18 anni di storia: “It’s with some sadness and great relief to tell you that I quit Oasis tonight”. Il concerto viene annullato. La band si scioglie. Il giorno dopo è il 29 agosto, 15 anni esatti dopo l’uscita di Definitely Maybe. La simmetria è da film. Per 15 anni non si parlano. O meglio, si parlano solo via giornali e Twitter. Noel crea i Noel Gallagher’s High Flying Birds, più maturi, più psichedelici. Liam prima i Beady Eye – flop – poi una carriera solista sorprendentemente credibile, con Knebworth tutto suo nel 2022. Ogni Natale, ogni anniversario, parte il rumor della reunion. Ogni volta smentito con insulti.
La reunion degli Oasis: soldi o cuore? Entrambi






27 agosto 2024. Due giorni prima del 30° anniversario di Definitely Maybe, gli Oasis annunciano: “This is it. This is happening”. Tour 2025, 14 date iniziali in UK e Irlanda, poi diventate 41 in tutto il mondo, tutte sold out. Subito parte il dibattito che mi chiedevi tu: lo fanno per soldi? Sì, anche. Il tour Live ’25 è stato stimato come un indotto da oltre 400 milioni di sterline per l’economia UK. I biglietti nel caos, rivenduti a cifre folli, polemiche sul dynamic pricing. Certo che c’è l’aspetto economico.
Ma chi li ha visti a Cardiff, a Manchester Heaton Park, a San Paolo – dove hanno chiuso la tournée con 41 date e con un abbraccio finale che ha fatto il giro del mondo – dice un’altra cosa. Bonehead, il chitarrista, ha detto che è stato “the best year of my life”. Liam, che per 15 anni ha insultato il fratello, sul palco di Wembley ha dedicato Live Forever a Diogo Jota, l’attaccante del Liverpool, morto in un incidente stradale insieme al fratello.
La verità è che i Gallagher oggi non hanno bisogno di soldi




Noel ha venduto cataloghi, Liam ha riempito stadi da solo. Hanno bisogno di chiudere il cerchio. 52 e 58 anni. Hanno famiglia, figli. Hanno capito che quella rabbia che li ha divisi è la stessa che li ha resi immortali, che li ha resi sempre fratelli, sempre attesi, attesi insieme, due fratelli che un giorno, avrebbero smesso di farsi la guerra, quella guerra che solo loro sanno perché è nata, che hanno “forse” finito di lottare uno contro l’latro.
Cosa erano e cosa sono ora gli Oasis: la generazione Wonderwall



All’epoca, nel 1994-1996, erano l’evasione. Erano i ragazzi che dicevano a una generazione senza lavoro e senza futuro post-Thatcher: “Sii te stesso, prendi la chitarra, puoi essere più grande dei Beatles”. Erano arroganti perché dovevano esserlo, erano convinti di essere in grado di farcela, non hanno mai rinunciato alle possibilità, non hanno mai rinunciato alla vita, magari separati, ma hanno camminato insieme. Oggi cosa sono? Sono la nostalgia. Sono padri. Due uomini che hanno smesso di voler avere ragione, meno testardi, meno fissati sulle loro ragioni, sono uomini, sono miti.
E sono la prova che le canzoni sono più forti delle persone che le scrivono



Loro potranno farsi la guerra per sempre, ma Wonderwall non appartiene più a Liam che la canta male e a Noel che la odia. Appartiene alla ragazza di 17 anni che ieri a Venezia era fuori dalla Sala Grande con il cartello “Thank you for my youth”. Appartiene a noi, che a 30-40-50 anni cantiamo ancora “Maybe, you’re my best friend” senza sapere davvero chi è Wonderwall.
Il documentario che hanno portato a Venezia non è solo cronaca di un tour
È la prima intervista congiunta dopo più di 25 anni. È il tentativo di spiegare perché due fratelli che si sono odiati per 15 anni decidono di tornare insieme, forse perché hanno capito che nessuno, nemmeno loro, può vivere per sempre da solo.
All’improvviso arriva Robert Pattinson

A sorpresa sul red carpet arriva Robert Pattinson, famoso per la saga di Twilight, Harry Potter e per ultimo Antinoo nell’Odissea di Nolan accanto a Matta Dilon di cui era l’antagonista. E’ a Venezia per la presentazione del film Prime Time di cui è protogaonista.














Tutte le immagini e i video sono della nostra inviata all’83° edizione del Festival del Cinema di Venezia Barbara Pigazzi per https://www.enordest.it e tutte le foto e i video sono protette dal diritto d’autore- https://animicaportraits.com/










































































