Negli anni ‘80 l’atletica leggera italiana o meglio il mezzofondo prolungato visse un momento particolarmente “glorioso” grazie ad una serie di atleti di altissimo livello capaci di mettere in ginocchio tutti i più accreditati rivali, compresi gli imbattibili africani e britannici e nord europei. Spuntarono quasi come “funghi” nomi quali Alberto Cova(medaglia d’oro nel 1984 ai giochi olimpici di Los Angeles sui diecimila metri), Alessandro Lambruschini, Stefano Mei, Salvatore Antibo, Francesco Panetta. E su quella scia ecco i campioni delle maratone Gelindo Bordin, Salvatore Bettiol, Gianni Poli, Osvaldo Faustini, Gianni De Madonna e ultimo ma non ultimo Orlando Pizzolato da Piovene Rocchette.
Venezia? No! Prima New York
Pizzolato, nel 1984, quasi sconosciuto partecipò nel 1984 alla maratona di New York. E con grande sorpresa da parte di tutti (compresi i giornalisti italiani presenti) vinse presentandosi al traguardo con un buon margine di vantaggio. All’arrivo divenne famosa la frase che girava dicendo “Pizzolato what?”. Vinse e si portò a casa anche la Mercedes che allora veniva messa in palio per il vincitore. L’anno dopo invitato di diritto a partecipare in qualità di vincitore dell’anno precedente concesse addirittura il bis e fu un trionfo. Diventò popolare a New York alla pari di Cristoforo Colombo.
Come nascono le maratone di Venezia

Sulla scia di quei successi e sul forte movimento italiano nel mezzofondo prolungato ecco che scatta nella testa di un gruppetto di dirigenti sportivi veneti o meglio veneziani l’idea di organizzare una maratona a Venezia (va detto che nel lontano 1952 venne organizzata la prima maratona di Venezia, valida anche come titolo italiano, vinta da Egilberto Martufi, atleta che gareggiava per il C.S. Capitolino Lazio). Il gruppo di dirigenti veneti era composto da Piero Rosa Salva (all’epoca presidente della Fidal regionale del Veneto), il compianto Claudio Zamengo (presidente della Fidal provinciale di Venezia), Fernando De Pieri, (dirigente Fidal), Stefano Fornasier (responsabile regionale del settore amatori) e Francesco Uguagliati (tecnico regionale responsabile del settore velocità). Con loro anche Osvaldo Zucchetta (tecnico regionale responsabile del settore salti) e Massimo Zanotto (dirigente del Cus Venezia).
La scelta delle maratone a Venezia

Dopo diversi incontri tra di loro decisero di creare una società e passare all’azione studiando il percorso e stabilendo un’eventuale possibile data. Ne parlarono con il grande Primo Nebiolo, che all’epoca era presidente della Fidal nazionale. Poi presidente della IAAF, che allora era la federazione internazionale di atletica leggera con sede a Montecarlo oggi diventata “World Athletics”. Il segretario e “braccio destro” di Nebiolo era il giornalista Enrico Jacomini, nato a New York (già direttore dell’agenzia di stampa Associated Press). Lo stesso Jacomini dopo un paio d’anni entrerà a far parte dei soci organizzatori della maratona di Venezia. Assumendo anche il ruolo di presidente dal 1998 al 2010.
Le maratone di Venezia e il suo “Doge”

Dopo l’incontro con Nebiolo che si dimostrò subito entusiasta del progetto, venne stabilita la data, fissata al 18 maggio 1986. E il percorso che vide la partenza da Stra e l’arrivo in campo SS.Apostoli. Trovato il primo sponsor tecnico che fu Diadora (ne seguiranno altri nel corso degli anni, vedi Champions, Asics, Kharu e oggi Joma) e l’atleta di spicco da ingaggiare. Esclusi Gelindo Bordin e Orlando Pizzolato, che avrebbero gareggiato in settembre agli europei di Stoccarda (Bordin medaglia d’oro e Pizzolato argento), la scelta cadde sul trevigiano Salvatore Bettiol di Volpago del Montello. Che aveva soltanto ventiquattro anni e una sola maratona alle spalle. Però si trattò di una scelta felice in quanto il giovane trevigiano vinse. E addirittura l’anno dopo tornò in laguna facendo il bis e ottenendo l’appellativo di “Doge di Venezia”.
Nel frattempo il percorso e anche la data di svolgimento erano cambiate

In quel 1987 si corse in ottobre (la data è rimasta così definitivamente)e l’arrivo fu portato in campo della Salute. Una zona traguardo che resterà anche nelle due edizioni successive, quelle del 1988 e 1989. Nel 1988 anche per chi scrive fu un’edizione da ricordare per diversi motivi. Primo una nebbia pazzesca che non si vedeva a dieci metri. Cosa che non diede la possibilità all’elicottero della Rai di poter alzarsi e seguire la diretta dall’alto con il commento di Paolo Rosi, famoso radio cronista Rai che oltre all’atletica seguiva con perizia il pugilato e il rugby (in quell’occasione sbagliò in diretta per due volte il nome del presidente della Venicemarathon chiamandolo Piero Salva e poi Salva Rosa).
Dalle maratone di Venezia alle Venicemarathon

La maratona cambiò per l’appunto nome dopo la prima edizione denominata Maratona di Venezia divenne Venicemarathon. Rosi dalla sua postazione in cabina Rai come tutti non riusciva a distinguere causa la nebbia gli atleti in corsa. Fino a quando arrivati nella zona delle Zattere la nebbia diede un po’ di tregua. E si vide la sagoma di Orlando Pizzolato (si era iscritto all’ultimo momento reduce da una sfortunata olimpiade di Seul dove chiese al quattordicesimo posto), in testa solitariamente. Si presentò al traguardo alzando la mano destra in segno di saluto a tutti i tifosi assiepati ai bordi del percorso. Una grande vittoria per lui ma anche per gli organizzatori, in primis Piero Rosa Salva che corse ad abbracciarlo.
Questo l’inizio della storia di questa Venicemarathon, o se vogliamo la nascita

Poi nel 1989 vinse Marco Milani, un maratoneta non molto famoso ma che visse il suo momento di gloria. Ed ecco la quinta edizione del 1990 quella del decollo definitivo. Arriva in laguna il grande Gelindo Bordin (prima era stato contattato Gianni Poli, anche lui vincitore a New York). Già medaglia d’oro a Seul e reduce dalle vittorie a Boston e ai campionati europei di Spalato. Fu “confezionato” per lui un magico tris, tagliato come un vestito di misura. Infatti vinse facile nonostante la pioggia battente e in campo femminile vinse l’altra azzurra Laura Fogli mentre negli anni precedenti si erano imposte Paola Moro, Emma Scaunich, Graziella Striuli e Rita Marchisio. Per la cronaca quella edizione vide la zona d’arrivo traslocare da campo della Salute a campo sant’Agnese nei pressi dell’istituto Cavanis per il concomitante vertice politico mondiale organizzato dal ministro Gianni De Michelis.
Come cambiano le maratone

La sesta edizione quella del 1991 fu molto importante in quanto il traguardo fu spostato definitivamente nei pressi di Riva sette Martiri e fare questo gli organizzatori pensarono di far posizionare un ponte di barche tale da poter collegare la zona della Punta della Dogana ai giardinetti reali nei pressi di piazza San Marco e da lì poi l’arrivo alla Ca’ di Dio. Vinse ancora un italiano e precisamente il finanziere Carlo Terzer, che aveva trentacinque anni. Tra le donne successo per Antonella Bizioli. Il 1992 segna la prima vittoria straniera grazie al portoghese Joaquim Pinheiro, anche se in gara c’era anche Francesco Panetta (Bordin partecipò esclusivamente come testimonial), che dai tremila siepi volle fare un’escursione nella maratona. Purtroppo fu fermato da dolori al ginocchio e crampi all’ingresso della zona portuale. Tra le donne invece ancora Italia con il bis ottenuto da Emma Scaunich.
Maratone trampolino di lancio per altri eventi collaterali

Nel 1993 vince il brasiliano Castro che batte nel finale Salvatore Bettiol presentatosi per centrare una difficile terza vittoria e per le donne arriva il primo successo straniero con la slovena Helena Javornik. Nel 1994 nona edizione(tra l’altro già da tre anni la Venicemarathon come evento collaterale iniziò a organizzare anche l’Exposport-Fiera dello sport e tempo libero che si svolge tuttora con grande successo) e primo successo africano con l’etiope Tena Negere, mentre tra le donne s’impone di nuovo un’azzurra la giovane Ornella Ferrara.
Maratone “africane”
Successo tutto italiano nel 1995 con una delle più belle edizioni di sempre. La Fiera dello sport viene allestita nel padiglione 114 del porto di Venezia e si svolse all’interno la festa dell’atletica nazionale. Il successo fu completato dalla vittoria di Danilo Goffi (stabilì anche il nuovo primato della corsa) in volata su Giacomo Leone e tra le donne vittoria per Maura Viceconte. La Venicemarathon corona in maniera esaltante la decima edizione. Da quell’anno e fino al 2017, non abbiamo visto l’ombra di una vittoria italiana in campo maschile, mentre tra le donne vinsero ancora Lucilla Andreucci e Sonia Maccioni, poi il buio anche in campo femmnile. In tanti a dir la verità hanno provato, vedi Battocletti, Caimmi, Barbi, Bourifa, Ingargiola, Modica,Chiesa,Curzi,Lalli, Di Cecco, ma nulla da fare sempre e solo africani, che tra l’altro dominano in tutte o quasi le maratone del mondo.
Se a Venezia si corre con la risonanza mondiale

La Venicemarathon nel frattempo assume una veste mondiale e già dal 1998 il “testimone” del ruolo di presidente lo riceve Enrico Jiacomini e vengono introdotti anche i “pacemakers”, gli atleti che accompagnano i vari atleti nella loro corsa con tempi prestabiliti. Ad affiancare la corsa internazionale verrà anche introdotta il giorno prima la “Family Run” una corsa agonistica aperta a tutti e soprattutto agli studenti delle scuole veneziane.
Una delle maratone che non vorrei ricordare

Il 2004 per me “l’anno horribilis” e precisamente il 24 ottobre una data molto brutta per chi scrive. Subito dopo l’arrivo, mentre stavo intervistando la seconda classificata, l’azzurra veneziana Giovanna Volpato, mi arrivò una terribile telefonata, all’improvviso era morto mio padre Alfredo che avevo sentito la sera prima al telefono, un uomo formidabile. Il presidente Enrico Jacomini, mi mise subito un taxi acqueo a disposizione e arrivai a casa dei miei genitori lasciando la cronaca ad un collega.

Un ricordo indimenticabile in quel triste frangente fu la telefonata del collega Luca Miani(purtroppo scomparso qualche anno fa) responsabile dello sport del quotidiano “Il Gazzettino”, che disse a mia moglie al telefono che per qualsiasi cosa in merito alla gara era a disposizione. Il giorno dopo fece da solo un necrologio sul Gazzettino.
Le nuove maratone a Venezia e la sorpresa Zanardi
Nel 2006 un altro anno importante per la Venicemarathon, la partenza viene spostata proprio di fronte la meravigliosa villa Pisani di Stra e il percorso a Mestre viene cambiato passando per il parco San Giuliano dove di seguito verrà organizzata la Fiera dello sport. L’edizione del 2009 vede alla partenza anche Alex Zanardi che ottenne il suo primo successo in carriera nella categoria riservata agli atleti diversamente abili.
Le piccole curiosità delle maratone

Il 2010 riserva una curiosità che non tutti sanno ovvero vinse il keniano Simon Makun, grazie alla caduta sul terz’ultimo ponte da parte dell’etiope Sahle Betona che stava dominando. Lo stesso quando cadde si trovò proprio di fronte il “nizioleto” (la targa bianca dove vengono scritti i nomi dei vari ponti, calli e campi) che recitava “Ca’ di Dio”). La storia insegna che essendo di lingua “aramica” (da non confondere con l’aramaico) non è prevista assolutamente alcuna bestemmia e quindi si rialzò mestamente chiudendo al secondo posto.
Si cambia ancora
Il percorso cambia sensibilmente anche nel 2011 (nel frattempo è tornato nel ruolo di presidente Piero Rosa Salva), passando finalmente anche in piazza San Marco. Pioggia, accenni di neve, nebbia, acqua alta che rende sotto un punto di vista ancor più spettacolare la gara, freddo, ma gli africani continuano a vincere imperterriti.
Nelle maratone si può vincere anche con un pizzico di fortuna
Finalmente dopo circa vent’anni nel 2017 arriva un successo azzurro grazie a Eyob Faniel, tra l’altro allora tesserato per il Venicemarathon Club. L’italiano di origini eritree, però sfrutta un clamoroso errore nel percorso che portò i quattro atleti africani favoriti alla vigilia fuori dalla possibile vittoria. Seguendo le moto apripista invece che imboccare il sottopassaggio nei pressi di Marghera.
La storia recente delle maratone di Venezia
Da lì nuovamente sempre e solo dominio africano (nel 2020 la gara non venne disputata per i problemi legati al COVID, si fece una corsa dimostrativa a staffetta). Ora è storia recente, i numeri sono diventati stratosferici grazie all’allargamento della manifestazione con l’introduzione della dieci chilometri che vede la partenza dal parco San Giuliano e da tre anni anche della mezza maratona al via da piazza Ferretto. Quasi venticinquemila concorrenti e un successo che aumenta di anno in anno.
40 edizioni. Tutte seguite
Domenica per la quarantesima edizione anche il nuovo record della corsa stabilito tanto per cambiare da un keniano, tale Peter Kemwoi che ha chiuso in 2h07’31” mettendosi così in tasca ventimila euro (dieci per la vittoria e altrettanti per il bonus previsto in caso di nuovo record), una cifra che al suo ritorni in Kenia farà felice anche la famiglia. Quaranta edizioni, le ho seguite tutte con passione e qui in sintesi raccontate. Dalla prima in auto, una Ritmo nera assieme all’inviato de “La Gazzetta dello sport” Fausto Narducci (anche lui oggi in pensione), fino all’ultima domenica scorsa.
Il tempo passa e dovrebbe insegnare

Nel 1986 ero il più giovane tra i giornalisti presenti assieme a Luigi Carrai de “Il Mattino di Padova” e cercavo di “rubare” qualche notizia e ascoltare consigli preziosi dai più esperti tipo Remo Musumeci inviato all’epoca de “L’Unità”. Oggi sono il più “vecchio” e spesso mi capita di dare consigli e suggerire notizie ai colleghi più giovani. Come sono passati questi quarant’anni, purtroppo chi di dovere pare non essersi accorto!







































































