Alletre, la nuova raccolta di liriche di Gianluca Versace, appena uscita per i tipi di Publimedia, ha una consistenza oracolare, l’apparenza (ma solo quella, ad esaminare i versi con maggior attenzione) di una dimensione ctonia. Talvolta i testi sono attraversati da un’ironia sottile, da un sarcasmo disilluso che è figlio della notte.
Quello strano titolo

Alletre è un titolo strano, ma ben riconoscibile nella bibliografia di Versace: un neologismo per l’ora delle streghe, in cui l’impulso incoercibile della scrittura prevale sul sonno: “L’ora – scrive il poeta nell’introduzione – in cui sei completamente solo con te stesso. In compagnia dei tuoi fantasmi. Delle paure non superate. L’ora in cui devi fare i conti con la tua vita …”. Allora quella scrittura quasi automatica, talvolta mascherata da espressioni rare (forse per eccessivo pudore, forse per paura degli specchi), possiede un fondo di verità inalienabile.
Alletre dove sei solo con te stesso

C’è spazio per i ricordi, per la coscienza, per la serenità che emerge come i fiori, all’improvviso, nelle giornate meno rigide dell’inverno. Le ostinate complicazioni dei clown – per Gianluca Versace, artefice e vittima di un’esistenza diurna sotto i riflettori, si affrontano alletre. Stretto al suo destino di temperamatite, l’anchorman si mostra solo, a dare del tu al tempo per tradirmi alla radice. O per il suo esatto contrario. Alletre è una silloge d’amore per la vita, per le persone care che non ci sono più, per le passioni che hanno accompagnato l’autore nel suo percorso.
L’autore

Gianluca Versace, classe 1963, ha un curriculum importante: nasce a Monfalcone, ma con origini calabresi. Si laurea in giurisprudenza, diviene giornalista professionista e da molti anni è il popolare volto dell’emittente televisiva nazionale Canale Italia. Nonostante la quotidiana presenza in video, l’autore è riuscito a scrivere numerosi romanzi gialli, poesie, racconti, pamphlet e in bestseller giunto ormai alla quindicesima edizione, Razza Piave – storie di chi ama non arrendersi e, non arrendendosi, ama, sempre per i tipi di Publimedia.
È la vita il direttore d’orchestra

In questa nuova raccolta, l’ipnosi vertiginosa che assembla parole sul taccuino (spesso a mano, da buoni cronisti) delinea scenari armonici dalle ottime proporzioni. Con il suo andante di ballata, ad esempio, Sara (bellissima lirica dedicata alla madre del poeta) sconfessa ogni facile assonanza: è la vita reale, non il fantasma dei giorni, ad orchestrare questo gioiello di senso.
La protagonista madre dei fratelli e sorella della madre spicca per nitore nel testo che si dipana in perfetto equilibrio: Sara anima d’impazienza coricata (…) Verità era ciò che tu chiamavi amore, si adorna di qualche fregio pascoliano, ma è un frutto autonomo, potente.
Alletre, un sospiro leggero

Così, nella lirica La mia vita, Versace dimostra di saper tratteggiare in modo piano, quasi sussurrato, ciò che davvero conta: La mia vita – recita – È scivolata via leggerissima / Come il fuscello degli dei ripudiati / Un tenue soffio dell’ippocastano ombroso / Come l’ombra che gioca i dadi con le stelle / Per sconfinare il terremoto all’anima / Le rinascite ardue tra le tegole sbrecciate / E tu che sei di me i rischiosi paesaggi / L’attesa del ritorno a casa quando nevica. “Leggerissima”, quasi un sospiro, l’aleggiare di una piuma in aria.
Notte e giorno e…note
Diurno-notturno: nell’apparente dicotomia, ci sono un luogo e uno spazio temporale dove, infine, riposare. Come se i silenzi della notte, nell’ora più buia, potessero scintillare di suoni. Ben lo ha capito Flavio Sax Bordin che, dalla lirica Per sempre, ha tratto lo splendido brano Para siempre, interpretato in spagnolo da Elisa Paladin: Per sempre / Perché non sopporterei neppure l’amore / Di perderti prima di renderti felice / Per sempre …
L’ora più buia che lascia l’attesa dell’alba

L’essenza sinestesica dei versi di Versace si libera di ogni freno, scavalla ogni approccio colto, ogni dissonanza formale. È un flusso di coscienza inesauribile, in cui gli stessi nodi che mettono paura all’io ragionante si sciolgono in tenerezza: perché è nell’ora più buia che s’intuisce una nuova alba, ma anche perché il transfert notturno agisce esorcizzando i fantasmi, nel momento stesso in cui divengono inchiostro su carta. Si staccano dal soggetto che ne fa altro da sé. Così la scrittura Alletre è strumento di cura, sommamente sincera.
Forse un sogno, forse realtà

Poi giungeranno le prime luci, i rumori del giorno in casa, per restituirci al nostro ruolo di temperamatite. Per svegliarmi dalla parte del tuo mondo scrive il poeta. Per dimenticarsi, forse, di aver sognato.















































































