I primi anni 80 rappresentano una fase importantissima per l’animazione disneyana: è infatti questo il momento chiave in cui vecchia e nuova guardia coesistono all’interno degli studios. Il talento incontenibile degli artisti emergenti viene sapientemente imbrigliato e messo a frutto dai veterani, capaci di guidare e ispirare i propri discepoli a dare il meglio. In questo incredibile humus creativo nasce il capolavoro Mickey’s Christmas Carol, che ad oggi rappresenta il punto più alto mai raggiunto in animazione dal cast degli standard characters.
Ripartendo da un disco
L’idea di calare la banda Disney all’interno del più celebre dei racconti di Charles Dickens venne da un disco del 1974, una sorta di “fiaba sonora” nella quale Topolino e soci interpretavano la storia del Canto di Natale. L’idea era quella di realizzare per il grande schermo un fedelissimo adattamento animato di quel microsolco, portandolo all’attenzione di quella fetta di pubblico che per ovvi motivi non aveva potuto conoscerlo. Il titolo dell’incisione originale era An Adaptation of Dickens’ Christmas Carol, e annoverava tra i suoi scrittori e interpreti proprio quell’Alan Young che sarebbe diventato ben presto la voce ufficiale di Paperon de’ Paperoni (Scrooge McDuck).
Zio Paperone e la travagliata carriera animata

Il ricco magnate di Paperopoli era stato inventato da Carl Barks nel 1947, ispirandosi proprio allo Scrooge delineato da Dickens. Il suo stesso nome costituiva un esplicito richiamo all’anziano e burbero usuraio di A Christmas Carol. Persino il suo addolcimento caratteriale, avvenuto progressivamente storia dopo storia, ricordava per certi versi l’evoluzione a cui Ebenezer Scrooge andava incontro nel corso della vicenda. Calare Paperone nel ruolo del suo ispiratore era a dir poco doveroso, ma niente affatto scontato data la latitanza del più importante personaggio di Barks dagli ambiti non prettamente fumettistici. A dispetto del titolo, in Mickey’s Christmas Carol Paperone è nuovamente protagonista, questa volta di una trama assai più strutturata. Graficamente il suo modello abbandona le bizzarrie di Kimball, per adeguarsi a quello vigente, fatta eccezione per le basette, che vengono colorate di grigio.
Mickey’s Christmas Carol alza il registro
Mickey’s Christmas Carol segue fedelmente la storia originale di Dickens. In soli venticinque minuti di durata riesce a delineare ottimamente la figura di Ebenezer Scrooge e a raccontare la storia della sua tormentata redenzione, avvenuta la notte della vigilia di Natale. Accompagnato da tre spiriti, l’anziano usuraio si ritroverà a viaggiare nel tempo e nei meandri della sua memoria per ritrovare sé stesso, e salvare la propria anima dalle fiamme dell’inferno. Si tratta di temi sicuramente molto forti, e apparentemente distanti dal registro narrativo al quale siamo abituati ad associare Topolino e soci.
A reggere il timone di tutto troviamo però Burny Mattinson, regista e produttore di Mickey’s Christmas Carol, un autentico veterano del mondo Disney, in servizio sin dagli anni 50. Mattinson è perfettamente conscio del potenziale inespresso di questi grandissimi personaggi, e riesce a metterlo in scena alla perfezione, senza dare l’impressione di snaturarli, ma nel pieno rispetto dell’originale caratterizzazione di ognuno di loro.
In Mickey’s Christmas Carol entra in scena Pippo

L’idea stessa che il bonario Pippo ricopra il ruolo dell’inquietante spettro di Jacob Marley, che in vita si divertiva a sfruttare le vedove e truffare i poveri, potrebbe suonare a dir poco sacrilega. Lo stesso straniamento potrebbe giungere dall’immagine di Topolino che nei panni di Bob Cratchitt piange la morte del figlio, appoggiando sulla lapide la sua stampella. Eppure Burny Mattinson dimostra che tutto è possibile per questi straordinari attori, a patto di rispettarne la mimica e la corretta interpretazione vocale.
Gli altri personaggi di Mickey’s Christmas Carol

Altri personaggi che all’interno del cast occupano un ruolo di primo piano sono Paperino, qui nei panni dell’allegro nipote Fred, e persino Paperina, che interpreta la fidanzata di Scrooge, perduta in passato a causa della sua cupidigia. La famiglia di Cratchitt è invece composta da Minni e da tre topolini, nei quali si potranno facilmente riconoscere Tip, Tap e una non meglio identificata nipotina di Minni (Melody o Millie).
Gli spiriti natalizi



Un discorso a parte meritano infine i tre spiriti natalizi a cui sarà affidata la redenzione del protagonista. Fra loro soltanto lo Spirito del Natale Presente trova corrispondenza con il personaggio a lui assegnato ai tempi del disco originale: si tratta del gigante Willie già visto in Fun and Fancy Free (1947), qui in una versione decisamente più saggia. Gli altri due vengono opportunamente sostituiti: lo Spirito dei Natali Passati che in origine era Merlino de La Spada nella Roccia (1963) viene rimpiazzato dal Grillo Parlante di Pinocchio (1940), mentre lo Spirito dei Natali Futuri cessa di essere la Strega di Biancaneve e i Sette Nani (1937) e si rivela nei panni di un Pietro Gambadilegno al massimo della forma.
Leggende Disneyane
Sotto il profilo visivo, Mickey’s Christmas Carol è assolutamente straordinario. Gli scenari trasportano lo spettatore nell’Inghilterra del tempo che fu, regalando all’insieme un sapore magico e assolutamente natalizio. L’incanto inizia già a partire dai titoli di testa, con la rivisitazione ottocentesca della celebre series card dei corti di Mickey Mouse, seguita da una serie di artwork color seppia, che come antiche e preziose stampe illustrano i contenuti dell’opera.
- Oh What a Merry Christmas Day – Tutto questo avviene sulle note di questa dolcissima e al tempo stesso malinconica canzone, che introduce lo spettatore alle atmosfere natalizie. Il brano è scritto da Fredrick Searles e musicato da Irwin Kostal, che si è occupato dell’intera colonna sonora della pellicola, e che già in passato aveva supervisionato e arrangiato le musiche dei film a scrittura mista Mary Poppins (1964), Pomi d’Ottone e Manici di Scopa (1971), e Elliott il Drago Invisibile (1977), collaborando molto spesso con i fratelli Sherman.
Scorrendo i credits è possibile imbattersi in una grande quantità di figure leggendarie, molte delle quali solo qualche anno dopo scriveranno la storia dell’animazione disneyana. Mark Henn, ad esempio, qui è ancora un semplice animatore, ma riesce a dimostrare il suo valore occupandosi proprio di Topolino, dandogli così l’umanità e la dolcezza che lo contraddistinguono.
I Cameo

Come si è visto, il cast di Mickey’s Christmas Carol non si limita ai soli standard characters, ma attinge ai più svariati universi disneyani. La regola generale è che si tratti di personaggi in qualche modo affini al gruppetto principale di animali antropomorfi, o perlomeno compatibili con Topolino e soci.
Infine una menzione la meritano alcuni importanti standard characters che appaiono tra la folla della festa di Fezzywig: Cip e Ciop, Chiquita, Orazio e Clarabella, Patrizio e Patrizia, Qui, Quo, Qua, Ciccio e Nonna Papera.
Il Classico dei Natali Futuri

Mickey’s Christmas Carol uscì nell’ottobre del 1983 nel Regno Unito, abbinato ad una riedizione de Il Libro della Giungla (1966) e due mesi dopo approdò finalmente negli USA in tempo per Natale, accompagnando il ritorno nelle sale di Le Avventure di Bianca e Bernie (1977). La featurette si guadagnò la nomination agli Oscar come miglior cortometraggio di quell’anno, e in men che non si dica riuscì ad entrare nei cuori del pubblico, diventando così un classico natalizio istantaneo. Il segreto di una riuscita così buona probabilmente sta in un mix di fattori: che si tratti della sua magica atmosfera, dei dialoghi brillanti, dello straordinario carisma dei personaggi o molto più semplicemente di uno storytelling conciso ed efficace, ad oggi questo gioiello viene considerato una delle migliori fra le innumerevoli trasposizioni della storia di Dickens, e un riferimento assoluto per quanto riguarda l’utilizzo vincente del cast degli standard characters.


















































































