Si è tenuto sabato 27 settembre 2025 presso il Polo di alta formazione dell’Università di Padova a Spert (BL) il convegno dal titolo “Cosa sono i Domini Collettivi e che ruolo hanno nella Gestione Sostenibile dei territori montani”. Il convegno è stato organizzato da Comune di Alpago in collaborazione con il Dipartimento TESAF dell’Università di Padova, la Comunanza delle Regole dell’Alpago, Il Consorzio Turistico Alpago-Cansiglio Aps, con il sostegno di RuCom Italy, ItaliaDomani, Unione Europea – NextGenerationEU e MUR – Ministero dell’Università e della Ricerca. Riconosciuto per i crediti formativi ai fini della formazione continua dalla Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali del Veneto e dall’Ordine degli Avvocati di Belluno.
Peterle porta i saluti

A portare i saluti per il Comune di Alpago c’era il sindaco Alberto Peterle che non ha mancato di ringraziare il consigliere Elisabetta Bortoluzzi per il coordinamento organizzativo dell’evento insieme a Carlos Zanon, sottolineando l’importante valenza dell’incontro per il futuro del territorio montano dove le “Regole sicuramente rappresentano un modello antico, ma estremamente attuale di gestione sostenibile”. Inoltre, ha evidenziato le difficoltà gestionali delle Amministrazioni comunali, ma “dove il territorio viene gestito e manutentato dalle Regole si vede la differenza. Quindi auspico che questo sistema di gestione del territorio prenda sempre più piede. E’ anche un modo per trasmettere alle giovani generazioni i valori che ci contraddistinguono e veramente può dare una prospettiva di sviluppo e di crescita al territorio dell’Alpago”.
Paola Gatto e i Domini Collettivi

A moderare l’incontro c’era la Prof.ssa Paola Gatto del Dipartimento TESAF dell’Università di Padova. La sua introduzione al convegno si è concentrata sull’importanza di riconoscere e promuovere la gestione sostenibile del territorio attraverso i domini collettivi, e sull’urgenza di fare in modo che queste realtà vengano incluse nelle politiche e nei finanziamenti destinati alla gestione delle risorse rurali. L’incontro rappresenta quindi una sfida culturale e politica, per dare visibilità a un modello di gestione collettiva che ha radici profonde nel passato, ma che è fondamentale anche per il futuro delle Terre Alte.
I Domini Collettivi, apre Stefano Lorenzi

Ad aprire gli interventi è stato invece Stefano Lorenzi, presidente della Consulta nazionale della Proprietà Collettiva e segretario delle Regole d’Ampezzo con il titolo “Come nasce, come vive e come muore la proprietà collettiva”. Partendo da una riflessione sulla proprietà collettiva e sulle sue caratteristiche che possono favorirne la nascita e la sopravvivenza, in particolare nelle comunità piccole e marginali, ha quindi esplorato alcuni concetti fondamentali, offrendo una visione antropologica ed economica di come la proprietà collettiva funzioni nella realtà, anche oggi.
Il discorso si è concluso con un appello alla conservazione responsabile delle risorse naturali, alla sostenibilità economica e alla gestione collettiva consapevole per garantire che la proprietà collettiva non solo sopravviva, ma continui a prosperare e a essere un patrimonio per le generazioni future.
Si muovono anche gli avvocati

A seguire l’avvocato del Foro di Belluno e cultrice della materia di diritto agrario presso l’Università degli Studi di Verona, Elisa Tomasella, che ha posto la questione “Agricoltura di Montagna e Domini Collettivi: Un binomio per lo sviluppo sostenibile?”. E nel rispondere alla domanda dalla prospettiva di uno studioso di diritto agrario, evidenzia come sia importante comprendere che il dominio collettivo, nel contesto delle “Regole”, rappresenta una forma di proprietà collettiva che si distingue dalle tradizionali comunioni di tipo romanistico, come le terre civiche.
Queste differenze sono essenziali per chiarire il concetto stesso di proprietà regoliera, che non può essere confusa con altre forme di proprietà collettiva. In conclusione le Regole rappresentano un modello unico di gestione collettiva del territorio, in cui diritti e doveri si bilanciano per garantire la sostenibilità delle risorse. La partecipazione comunitaria, unita a una gestione responsabile delle terre, consente di mantenere il territorio montano in buono stato, prevenendo l’abbandono e il degrado. L’esempio delle Regole, nonostante le sfide moderne, continua a dimostrare la sua valenza culturale e sociale, offrendo un modello che può ispirare soluzioni per la tutela ambientale e la gestione sostenibile a livello globale.
Zanne e i Domini Collettivi

Poi l’intervento di Franz Zanne, Presidente della Comunanza delle Regole dell’Alpago, dal titolo “Quando una comunità si esprime attraverso il paesaggio”: una riflessione articolata sulla gestione del territorio montano e dei domini collettivi, con un focus particolare sulla Comunanza delle Regole dell’Alpago e sulle tradizioni secolari che stanno alla base della gestione di queste terre. Una panoramica sulle problematiche e le sfide che questi territori hanno affrontato e come stiano rapidamente cambiando, e con esse il paesaggio. Da un lato, l’approccio regoliero alla gestione del territorio montano non solo ha contribuito a preservare l’ambiente, ma continua a essere il modello migliore per garantire un futuro sostenibile alle comunità montane. Dall’altro, è fondamentale che questi modelli storici vengano riconosciuti e sostenuti a livello politico, con una collaborazione che vada oltre gli approcci estremisti e che favorisca una gestione dinamica, sostenibile e condivisa del territorio.
L’importanza dei Domini Collettivi per De Pra

“Regola di Plois e Curago in Comune di Alpago, esperienze di una Regola ricostituita di recente”. E’ questo il titolo dell’intervento del vicepresidente della Regola, Vincenzo De Pra. Che ha condiviso un racconto davvero ricco di storia, passione e responsabilità verso la gestione delle risorse collettive nelle comunità montane. In questo intervento, sono emersi vari concetti, dalle difficoltà economiche a come si possono risolvere attraverso l’unione delle forze locali. Fino all’importanza di preservare il territorio e le tradizioni, che sono molto radicate nel concetto di Regola e dominio collettivo. Una vera e propria strategia di sopravvivenza per le comunità montane. Che devono adattarsi ai cambiamenti moderni senza perdere la propria identità culturale e il legame con il territorio.
La valorizzazione ambientale

E’ seguita quindi la presentazione di Irene Da Ros, dott.ssa in Scienze Politiche dell’amministrazione, sul tema de “La Valorizzazione ambientale nel diritto regoliero”. In sintesi, una riflessione sul ruolo dei domini collettivi e sulla valorizzazione ambientale nel diritto regoliero nasce dalla constatazione che questi territori rispondono a un bisogno collettivo. Come ci insegnano i grandi giuristi, il diritto è espressione della società, rispondendo ai bisogni e agli interessi di una comunità. Se oggi parliamo di domini collettivi, è perché questi rispondono a una necessità concreta, legata alla gestione e alla tutela di un patrimonio comune. I domini collettivi e il diritto regoliero rappresentano una risposta concreta e sostenibile alle sfide ambientali e culturali di oggi. Unendo diritti e doveri, conservazione e utilizzo, in un equilibrio intergenerazionale che preserva il territorio per le future generazioni.
TESAF chiude il dibattito

A chiudere gli interventi è stato Giacomo Pagot del Dipartimento TESAF. Con “I domini collettivi e la custodia delle conoscenze ecologiche per una gestione sostenibile del territorio”. Il lavoro che ha presentato affronta una tematica ecologica, storica e culturale molto interessante e attuale. La gestione dei domini collettivi e delle conoscenze ecologiche tradizionali all’interno delle comunità montane. In particolare, mette in evidenza come la gestione sostenibile del territorio che include pratiche tradizionali come il pascolo, la raccolta della legna e altre attività legate alla natura, possa essere vista non solo come una forma di sopravvivenza ma anche come un bene collettivo immateriale che viene tramandato e mantenuto nel tempo.
Il lavoro ha evidenziato che le pratiche tradizionali legate alla gestione del territorio sono ancora in uso, ma minacciate da cambiamenti sociali ed economici. Tra le proposte emerse, ci sono suggerimenti per incentivare una rotazione delle responsabilità all’interno delle comunità. Per garantire che il bagaglio di conoscenze ecologiche venga trasmesso a un numero più ampio di persone. Contribuendo a una gestione più sostenibile e partecipata del territorio. La sostenibilità ecologica non è solo una questione di protezione dell’ambiente. Ma anche di preservazione di un legame profondo tra le persone e la terra che abitano. E di una gestione che rispetti il passato mentre si proietta verso il futuro.
Il ruolo di Chies d’Alpago

A tirare le somme del convegno è stato Carlos Zanon, Presidente della Regola del Monte Salatis che insiste nel Comune di Chies d’Alpago. Nelle conclusioni ribadisce la necessità di una gestione autonoma e sostenibile delle Regole. Sottolineando la responsabilità che le comunità devono assumersi quotidianamente nella cura del territorio. Non si tratta solo di mantenere le tradizioni, ma anche di affrontare con realismo e determinazione le sfide del presente. Dalla crisi demografica alla gestione economica, per garantire un futuro prospero per le generazioni a venire.













































































