Iniziare a parlare di un concerto dalla fine può apparire strano, ma nel caso dell’ultima performance del cantautore romano Francesco De Gregori nel PalaGeox di Padova, stipato fino all’ultima poltroncina, non lo è, in quanto ha inscenato uno splendido “siparietto” interagendo con il pubblico.
50 anni di Rimmel

Cosa inusuale per lui, ma è stato così, quando arrivato quasi ai “titoli di coda” ha cantato “Buonanotte fiorellino”, una delle sue hit più famose e sulle note di quel bellissimo valzer lento ha chiamato sotto il palco le tante coppie presenti che non si sono lasciate pregare e mentre lui cantava hanno ballato con grande trasporto. Il concerto che farà tappa in tante città italiane, è stato voluto e programmato per i cinquant’anni dalla nascita della canzone “Rimmel”, dove De Gregori parlava della struggente fine di un amore e di una ragazza vittima di un’aggressione che lui stesso intervenne a salvare.
Una canzone diventata quasi un simbolo per la lunga carriera del cantautore dove una certa amarezza si mescolava con l’affetto per la sua ex compagna. La stessa canzone diede anche il titolo all’album che venne pubblicato nel gennaio del 1975, un anno o meglio un periodo di grandi canzoni portate al successo anche da altri autori italiani. Per citarne qualcuna “Lilly” di Antonello Venditti, “Sabato pomeriggio” di Claudio Baglioni e un anno dopo “Ancora tu” di Lucio Battisti.
Un De Gregori in gran spolvero

De Gregori si è presentato sul palco in grande forma, con una voce che ha dato subito l’impressione di attraversare un momento di serenità con stesso. Come sempre cappellino in testa, occhiali rigorosamente scuri, giacca nera e tshirt blu. Il pubblico subito in delirio, ma lui non inizia con le canzoni di “Rimmel” e nemmeno con le altre sue più famose.
Parte soft e alla seconda dedica un bell’omaggio a Bob Dylan (cantautore del quale non ha mai fatto mistero della sua ammirazione) cantando ovviamente in italiano “Desolation Row – Via della povertà” che fu eseguita anche da Fabrizio De Andrè e scherzando sulla pronuncia di Dylan del quale all’epoca non aveva intuito le parole “Robin Hood” quasi masticate.
Un tuffo nella storia della grande musica italiana

Lentamente il concerto ha preso corpo e dopo aver eseguito “Deriva”, una canzone molto più recente che lo stesso artista ha detto negli anni a seguire diverrà molto famosa. Come tutte quelle dedicate ad amori finiti o amori carichi di tristezza, “perché” ha proseguito “le canzoni d’amore felici non fanno cassetta”. Arriva anche il momento per il calcio di rigore di Nino che aveva le spalle strette accolta con un’autentica ovazione.
Però la gente vuole sentire tutte le canzoni del vecchio album e lui non tradisce le aspettative. Ed ecco in sequenza “Il signor Hood”, “Pablo”, “Una piccola mela”, “Piano bar”, “Quattro cani” , e “Pezzi di vetro”. Cantata inizialmente da solo senza musicisti per poi farsi accompagnare esclusivamente dal bravissimo pianista Carlo Gaudiello. Aumenta l’atmosfera e aumentano i ricordi ed ecco finalmente “Rimmel”, cantata come ai vecchi tempi fedelmente nell’intonazione e nel ritmo. Il teatro esplode in un applauso lunghissimo.
Grande band e grandi successi

Ma c’è spazio anche per la meravigliosa “I matti” e, coinvolgendo i musicisti in un ritmo plateale, arriva “Il panorama di Betlemme” dove alla fine coglie l’occasione per presentare la sua straordinaria band. Detto già del pianista, ci sono Guido Guglieminetti (basso e contrabbasso), Primiano Di Base (hammond, tastiere e fisarmonica), Paolo Giovenchi (chitarre), Alessandro Valle (chitarra, pedal steel, mandolino), Simone Talone (batteria e percussioni), Francesca La Colla e Cristina Greco (coriste).
Non può andare via così e lasciare gli oltre cinquemila spettatori senza aver cantato “Generale”, “Alice” e soprattutto “La donna cannone”. Un brano che emoziona e commuove ad ogni sua interpretazione. Dopo oltre due ore, quasi ininterrotte, saluta il pubblico come detto sulle note di “Buonanotte fiorellino” . E la certezza di aver regalato attimi di grande gioia tra il pubblico che nel 1975 ricordava anche la fine della guerra in Vietnam. E chi compiva diciotto anni diventava maggiorenne.

















































































