Comunque vada non sarà una festa per la Fenice, il secondo teatro lirico più celebre d’Italia, dopo la Scala di Milano. La notizia della nomina a sorpresa della 35enne Beatrice Venezi ha già fatto il giro del mondo, tanto è internazionalmente conosciuto il teatro veneziano. È inadeguata per il ruolo di direttore musicale stabile oppure no? Con quale criterio il sovrintendente Nicola Colabianchi ha operato tale scelta?
Venezi non all’altezza?

Scrivere ed esprimere considerazioni sul caso é come attraversare a piedi un campo minato. Si rischiano critiche a destra e a sinistra. A destra perché la nomina avviene in tempi meloniani, a sinistra perché sindacati e orchestrali sono già in agitazione: “Non la vogliamo. Semplicemente perché non é all’altezza”.
Un problema politico?

Beatrice Venezi, fu scritto sempre due anni fa, é un maestro d’orchestra di destra, vicino alla Meloni, con il padre Gabriele, immobiliarista di Lucca e dirigente nazionale di Forza Nuova, organizzazione di estrema destra.
È sufficiente tutto questo per definirla non all’altezza? Con la fine delle ideologie la differenza tra dx e sx è diventata a volte patetica. Abbiamo due leader politiche nazionali Elly Schlein e Giorgia Meloni. La prima di estrazione borghese con tre passaporti (americano, svizzero, italiano..) e con un curriculum lavorativo zoppicante, la seconda figlia di proletari della Garbatella, studente lavoratrice che ha cominciato a lavorare a 14 anni come babysitter di casa Fiorello. Alla prima si rimprovera la supponenza, alla seconda l’orribile e ancora persistente accento borgataro.
Due direttori di fama legati alla politica


Per volare alto, ovvero al primo quarto del 21esimo secolo, bisogna storicizzare. A proposito dei due più famosi direttori d’orchestra del Novecento: Arturo Toscanini e Von Karajan. Il primo fu candidato nel 1919 alle elezioni nel nascente partito fascista, poi espulso. Nel 1933 fu costretto a fuggire in America. Tornò in Italia, celebre e famoso, per dirigere nel 1946 il famoso concerto della Liberazione….
Von Karajan era invece dichiaratamente nazista.
Venezi e una nomina a sorpresa

Tornando al direttore d’orchestra Venezi (guai chiamarla direttrice…) la nomina a sorpresa di lunedì 22 settembre, ha scatenato un putiferio perché la nomina quinquennale partirà dall’ottobre 2026. L’articolo più cattivo viene scritto dal Manifesto, titolo: “Il comico di una brutta nomina”. Pezzo a dir poco feroce, stilato da un giornalista moderato come Cristiano Chiarot, già Sovrintendente alla Fenice per diversi anni e del Maggio Fiorentino. Scrive di meriti estetici e non musicali, giudizio che puzza leggermente di maschilismo. Bocciatura netta. Nel pezzo del quotidiano politicamente orientato, si scrive che la politica deve stare distante dalla cultura e dai teatri, come succede nei diversi paesi europei. Chiarot si dimentica peró che era vicino al PSI, in tempi non sospetti e delle sue nomine ai tempi gloriosi del ministro Franceschini.
Le critiche a Venezi

Da contraltare alle critiche del Manifesto, le dichiarazioni di Giampiero Beltotto, esperto di musica e presidente (con successo) del Teatro Stabile del Veneto. “Prima di criticare e bocciare la Venezi, mettiamola alla prova…”. Subito tranchant la direttrice d’orchestra Silvia Massarelli. Un caso al contrario di solidarietà femminile. “…Bacchetta nera, ovvero la Venezi, é svilente per la musica italiana…non ha nessun curriculum, nessuna attitudine, solo aderenze politiche. Se a dirigere una orchestra come la Fenice si mette una incompetente, musicalmente parlando, non c’è speranza. Le mancano proprio le basi”.
Venezi difesa da Colabianchi

Eppure il curriculum di Beatrice Venezi é abbastanza ricco. 300 concerti all’attivo e 200 recite di opere liriche. Direttore teatro Colon di Buenos Aires, direttore Festival Puccini di Torre del Lago, direttore Teatro antico di Taormina. Premio Scala d’Oro della Regione Toscana. A Nizza, però, l’anno scorso fu boicottata in teatro con un durissimo striscione: fuori i fascisti!
Il sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, affronta subito la questione di petto: “È stata una scelta solo e unicamente mia! La Venezi farà avvicinare il pubblico dei giovani alla lirica”.
I suonatori contro

Molto cinico invece il commento di alcuni orchestrali. Se dovessimo lavorare con lei? Noi suoneremo senza guardarla…
E allora per imitare il Manifesto, la buttiamo nelle comiche finali, storpiando il canto coloniale fascista degli anni Trenta, “Faccetta nera bell’abissina!”
Modificato così: “Bacchetta nera! Bella maestrina, aspetta e spera che già l’ora si avvicina. Quando saremo di fronte a te, noi suoneremo senza guadare la bacchetta e pure te!”. Zan, zan e vai con la musica…
Riflessione finale (seria). Noi vorrei che in tutto questo bailamme ci rimettessero alla fine solo i lavoratori della Fenice e il teatro lirico stesso. Amen.






























