Sono stati due miti del pugilato, ma anche e soprattutto due personaggi molto amati dagli italiani e non solo: Primo Carnera e Nino Benvenuti. Il paese di Sequals, che ha dato i natali al “Gigante buono”, li ha celebrati pochi giorni fa radunando nel cuore del Friuli atleti, appassionati della boxe, turisti e giornalisti mettendo in scena una serie di eventi che è riduttivo sintetizzare nella 38.ma edizione del Trofeo Carnera. La manifestazione pugilistica ha pure un suo grande fascino e una storia di 4 decenni alle spalle (splendida la galleria dei manifesti di tutte le edizioni). Ma è sembrata quest’anno soprattutto l’occasione per rievocare le imprese di due icone dello sport issandole su un ring fatto di ricordi e testimonianze.
Primo Carnera, il “Sinner della boxe”

Primo Carnera è stato l’unico italiano campione mondiale dei pesi massimi, un “Sinner della boxe” del secolo scorso. Nato nel 1906 e cresciuto in un contesto contadino, dovette emigrare dalla sua Sequals appena sedicenne per lavorare come carpentiere in Francia. Per la sua stazza – 2.04 cm per 125 chili – e per la sua forza fisica lo presero come attrazione in un circo. Ma durante una delle sue esibizioni di lotta fu notato da un ex peso massimo francese. Che lo portò a imparare i primi rudimenti del pugilato. E poi ad accettare di emigrare negli Stati Uniti nel 1929, a 23 anni. Dopo una serie di combattimenti e di successi raggiunse l’apice il 29 giugno 1933 quando sfidò e detronizzò il campione dei pesi massimi Jack Sharkey. Mantenendo però la corona iridata per un anno fino al giugno ‘34 quando fu battuto da Max Baer.
Durante la carriera sconfisse comunque 4 pugili tra i più forti di tutti i tempi: Young Stribling, George Godfrey, Jack Sharkey e Tommy Loughran. Fu anche Campione europeo (dal ‘33 al ‘35) battendo per due volte un “mito” del pugilato spagnolo come Paulino Uzcudun. Dagli anni 40 riuscì a sfondare anche nel mondo della lotta libera (il wrestling) e nel cinema con diverse pellicole di successo. Nel 1939 aveva intanto sposato Giuseppina Kovacic da cui ebbe 2 figli, Umberto e Giovanna Maria. Primo si ritirò dal ring nel 1946 per dedicarsi appunto al cinema e alle varie attività negli Usa. Volle però rientrare in Italia per morire nella sua Sequals a 61 anni, il 29 giugno 1967 nel giorno del 34.mo anniversario del titolo mondiale.
Dopo Primo Carnera, Nino Benvenuti

Altro campione del ring diventato poi attore è l’istriano, ma triestino d’adozione, Giovanni “Nino” Benvenuti (1938-2025). Oro olimpico dei pesi welter nel 1960, campione mondiale dei superwelter tra il 1965 e il 1966, campione europeo dei medi tra il 1965 e il 1967. Ancora campione mondiale dei medi tra il 1967 e il 1970. Nel 1968 vince il prestigioso premio di Fighter of the year, unico italiano. Il suo primo match della trilogia contro Emile Griffith è riconosciuto come “combattimento dell’anno” nel 1967 (l’anno della morte di Carnera). Così come – tre anni dopo – la sconfitta contro l’argentino Carlos Monzón.

È stato l’unico pugile italiano ad aver detenuto il titolo mondiale unanimemente riconosciuto di due categorie di peso (medi e superwelter). Nel 1992 è stato inserito nella International Boxing Hall of Fame, primo italiano a ricevere tale riconoscimento. Poi ammesso alla National Italian-American Sport Hall of Fame (insieme a leggende quali Rocky Marciano e Joe Di Maggio), per le sue imprese sportive ottenute negli USA. Attore, showman e poi commentatore tv è morto il 20 maggio scorso a Roma.
Le celebrazioni per Primo e Nino
Per Ie due leggende dei guantoni è stata organizzata una tre giorni di eventi. L’apertura della mostra collettiva in Villa (con tema ad hoc: “Corpo a corpo… omaggio al campione Primo Carnera”) e il concerto del pianista Sebastian Di Bin sono stati soltanto l’antipasto di un intenso sabato. Che ha visto la pesatura dei pugili in gara nel giardino della Villa. La deposizione di una corona sulla tomba nel cimitero del paese, la tavola rotonda sempre in Villa con il trait d’union Carnera-Benvenuti.

In effetti Nino è stato amico del Gigante di Sequals tanto da essere spesso presente alle celebrazioni. La sua figura è stata tratteggiata dai due giornalisti, esperti e memorie storiche del pugilato, Ivan Malfatto e Umberto Sarcinelli. Per capire il legame di Benvenuti con questo luogo ”sacro” basti pensare che autografò e donò alla Villa i guantoni ricevuti in regalo dal leggendario Cassius Clay. Religiosamente conservati sotto una teca in una delle sale della villa.
Una pedalata per Primo

Dulcis in fundo domenica 13 in mattinata si è tenuta la “Pedalata per Primo”. E poi la raffica di incontri di pugilato – anche femminile – sul ring allestito all’interno del tendone gremito in ogni ordine di posti. Una tre giorni davvero intensa e partecipata. Che ha dato modo al piccolo comune friulano di tornare al centro dell’attenzione del mondo pugilistico – non soltanto italiano vista la presenza di atleti stranieri – ma di farsi conoscere anche dai profani di “gong e guantoni”.

Gli eventi sono stati anche l’occasione per assegnare il premio Daniele Redaelli, intitolato alla memoria del giornalista sportivo della Gazzetta, scomparso il 31 dicembre 2017 a 65 anni, grande penna del pugilato e per questo immancabile a Sequals nei giorni degli eventi (gli è stata intitolata anche la piazza antistante la villa). Il riconoscimento è stato consegnato dalla compagna e collega di Redaelli, Alessandra Gaetani. Ed è andato come tradizione al miglior pugile della rassegna, il sardo Nicola Mancosu che proprio al Trofeo Carnera di 10 anni fa (edizione n. 28) conquistò il titolo italiano dei pesi gallo.
La magia della Villa

Protagonista indiscussa e palcoscenico degli eventi culturali è stata Villa Carnera che l’ancor giovane Primo decise di realizzare nel 1931 – quando aveva solo 25 anni e non ancora campione del mondo – dopo il viaggio e i primi cospicui guadagnid’Oltreoceano. Annunciò ai giornalisti l’intenzione di edificarla appena sbarcato dal transatlantico “Conte Grande” a Genova dopo il lungo viaggio di ritorno dagli States dov’era già diventato famoso e ricco. Per il progetto si affidò a uno studente di Architettura di Venezia, suo grande ammiratore: Mariano Pittana. Sotto la direzione dell’ingegner Luigi Plateo in poco più di un anno nella centralissima via Roma venne innalzato l’edificio modernissimo per l’epoca. Come ideale “barchessa” fu costruita una palestra con una grande iscrizione sopra l’entrata: Mens sana in corpore sano.

Una villa in stile Liberty, grandi vetrate, con decori, diversi mosaici (tradizione locale), persiane avvolgibili invece degli scuri, la luce negli armadi a muro, I termosifoni, l’alloggio per la servitù, due bagni e tutta una serie di accorgimenti estetici che rimarcano il gusto del campione: grande sfarzo nelle sale al piano terra, ma camera da letto semplice, sala da pranzo e studio in stile rinascimentale, ma soggiorno in Art Decò. Nel centro del pavimento volle poi fosse realizzato un mosaico con il suo pugno destro a grandezza naturale. Insomma un uomo e un campione sempre originale, ma anche generoso e sempre legato alla sua terra che continua a celebrarlo con passione e autenticità rendendo ancora attuale il suo mito. Da quest’anno con un ospite in più nell’Olimpo dei pugili immotali: l’amico Nino Benvenuti.















































































Bellissimo servizio per ricordare due grandissimi campioni del passato ma sempre presenti nei nostri cuori…
Mio padre, di un anno più giovane di Carnera, podesta’ di Spilimbergo dal 1934 al 1941, era buon amico del campione. Quanto a me non ho conosciuto Benvenuti, mio coetaneo, ma ho visto un suo combattimento da dilettante, per i campionati regionali del ’56 che si tenevano al ‘peocio’, una scalcinata sala da ballo a Roraipiccolo, periferia di Pordenone…