«L’esplosione scaraventa Vittorio contro il muro. Lui torna di corsa sui suoi passi, barcollando, il rombo di una cascata nelle orecchie. Si affaccia all’interno del garage, che sembra una bolgia dantesca. Un lezzo di carne e plastica bruciate lo prende alla gola. Al posto della sua auto c’è una carcassa scheletrica in fiamme, e dentro quella gabbia di metallo ruggente un pupazzo di pece dalla bocca spalancata in una O». Il nuovo romanzo di Tullio Avoledo, Come si uccide un gentiluomo. La prima indagine dell’avvocato Contrada, pubblicato per i tipi di Neri Pozza da pochissimi giorni, inizia così, letteralmente col botto, come si addice ai libri gialli, e in medias res. Molto è già accaduto, ma moltissimo deve ancora avvenire.
Il nuovo Tullio Avoledo
Vittorio è il protagonista, che di cognome fa Contrada, Controvento per gli amici. È un avvocato, un nuovo personaggio, molto diverso dai protagonisti degli ultimi romanzi di Avoledo, anche se mantiene alcune caratteristiche che ne fanno un eroe atipico. Dal sottotitolo sulla copertina, appare evidente che, dopo questa, vivrà altre avventure, diventerà quindi un personaggio seriale come Marco Ferrari (Come navi nella notte, Marsilio 2021, I cani della pioggia, Marsilio, 2023) e Sergio Stokar (Nero come la notte, Marsilio, 2020 e Non è mai notte quando muori, Marsilio 2022).
Chi è Contrada?
Era uno squalo, uno di quegli avvocati senza scrupoli, spregiudicato, uno che non disdegnava operazioni poco pulite. Ma si è pentito, ha cambiato vita. Ora, in uno studio sgarrupato a Milano, con la giovane collega Gloria Almariva, si occupa di cause ambientali con matrice ecologista o comunque “eticamente valide”, spesso senza pretendere alcun compenso, pro bono. Si muove tra due mondi, è ricco, ama le auto d’epoca, il whisky e le belle donne. Un personaggio complesso, dunque.
L’avventura di Contrada inizia quando riemerge dal suo passato Valerio Del Zotto, un cliente/amico al quale ha letteralmente rovinato la vita, che lascerà nel suo studio una valigetta, prima di morire misteriosamente. Il contenuto della ventiquattrore svela un caso molto intricato che ha a che fare con un’isolata comunità montana in Friuli e una torbida speculazione edilizia che però, un po’ alla volta, rivelerà implicazioni legate a fiumi che cambiano corso e vallate sfregiate dalle ruspe per interessi criminali.
Contrada e Almariva, con la collaborazione di Ciuffo – al secolo Andrea Benati, un ex sessantottino che conosce a fondo la Mala e l’informatica – decidono di indagare, mettendo i bastoni tra le ruote di bande criminali, a volte in competizione tra loro, altre volte in combutta, molto pericolose anche perché spesso i “cattivi” sono persone insospettabili.
Tullio Avoledo e il Friuli
L’azione da Milano si sposta in Friuli, territorio che Avoledo conosce molto bene e qui, a Plaseris (nome di fantasia), entra in scena una comunità che sta lottando per la difesa del fiume Tagliamento da speculazioni e interessi che si muovono attorno a una centrale idroelettrica. Una comunità, capitanata da Ansaldo Zuliani e sua figlia Alina, che presto diventa personaggio collettivo: un’intera popolazione a difesa del suo territorio, un impegno civile che si manifesta attraverso feste popolari ma anche atti vandalici e dimostrativi.
La difesa appassionata del Tagliamento è una questione che sta molto a cuore anche all’autore e per questo si ritaglia una parte nella storia comparendo come personaggio (pp. 258 e segg.) con un discorso vibrante e appassionato durante un meeting organizzato in riva al fiume.
Tra colpi di scena e svolte narrative che mettono a dura prova i protagonisti, chi segue Avoledo fin dai suoi primi romanzi ritroverà la felicità dei dialoghi, che ricordano l’umorismo sottile e brillante degli scambi di battute fulminanti tra William Powell e Myrna Loy nei film dell’Uomo ombra. Ritroverà la precisa restituzione di ambientazioni tra loro diversissime, come la Milano rampante e il Friuli ancora legato al recupero delle vere tradizioni, a un mondo in via di trasformazione se non addirittura in via di estinzione. Ritroverà la passione civile e politica dell’autore che traspare dalle tematiche sottese al plot narrativo che evidenzia come ormai la malavita si profondamente collegata al mondo produttivo.
Un nuovo personaggio
In questo romanzo, inoltre, i lettori avranno modo di fare la conoscenza con un nuovo personaggio che nasconde ferite profonde, retaggi familiari da scoprire, fantasmi del passato con i quali fare i conti. Un personaggio complesso, in bilico tra opposte pulsioni: la passione per il lusso e la vita dorata a cui la famiglia l’ha abituato e la volontà di perseguire scelte etiche e morali anche difficili e rischiose.
Sempre apprezzabile e godibilissima la scrittura di Avoledo, che sa dosare con maestria tutti questi aspetti: azione, impegno sociale e politico, amori (perché ci sono anche questi), misteri, comicità e dramma, finale a sorpresa, trama di estrema attualità in cui diversi interessi e avidità cercano di compromettere e schiacciare ogni “bene comune”. Qualità rara, questa: Avoledo non delude mai.
Tullio Avoledo, Come si uccide un gentiluomo. La prima indagine dell’avvocato Contrada, Vicenza, Neri Pozza, 2025.
Il romanzo sarà presentato in prima assoluta domenica 2 febbraio, alle ore 17, all’M9 – Museo del ‘900, Mestre, sala M9Lab, con ingresso libero, fino a esaurimento dei posti disponibili.
L’autore Tullio Avoledo

Tullio Avoledo è nato a Valvasone (Pordenone) nel 1957. Ha esordito nel 2003 con il fortunatissimo L’elenco telefonico di Atlantide (Sironi e poi Einaudi) e ha pubblicato altri quindici romanzi per Sironi, Einaudi, Chiarelettere e Marsilio. Ha vinto il Premio Scerbanenco 2020 con Nero come la notte (Marsilio 2020) e ha partecipato al “Metro 2033 Universe”, una narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare immaginato dallo scrittore russo Dmitrij Gluchovskij. I suoi titoli sono stati tradotti in varie lingue.












































































