L’esplorazione dell’inconscio, la malattia mentale e la scoperta inquietante del doppio che alberga dentro ciascuno di noi sono temi centrali nel celebre Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde, il romanzo ottocentesco di Robert Louis Stevenson. Un’opera che, ancora oggi, affascina per la sua capacità di sondare le profondità dell’animo umano, ispirando artisti di ogni epoca. È proprio su questa inquietante riflessione sulla psiche che Sergio Rubini ha scelto di basare la sua reinterpretazione contemporanea, portando il racconto sul palcoscenico in una versione che esprime chiaramente un’interpretazione psicanalitica. Il Caso Jekyll sarà in scena al Teatro Verdi a Padova dal 5 al 9 febbraio, con una serie di appuntamenti imperdibili.
Il “suo” caso Jekyll invita lo spettatore a confrontarsi con le ombre più oscure del proprio inconscio e a mettere in discussione quelle convenzioni sociali che spesso reprimono la parte più autentica di ciascuno di noi. Lo spettacolo si propone quindi come un’esperienza coinvolgente e provocatoria, che sfida le convenzioni e spinge a un confronto diretto con ciò che spesso si preferisce nascondere.
L’adattamento di Rubini

Questa nuova produzione, una co-produzione del Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Marche Teatro e il Teatro Stabile di Bolzano, è diretta dallo stesso Rubini, che ne è anche voce narrante. La vicenda, interpretata da Daniele Russo nel ruolo di Henry Jekyll, si sviluppa con il contributo di un cast che include attori come Geno Diana, Roberto Salemi, Angelo Zampieri e Alessia Santalucia. L’adattamento drammaturgico è a cura di Carla Cavalluzzi e dello stesso Rubini, mentre la parte visiva dello spettacolo è affidata al lavoro di Gregorio Botta per le scene, Chiara Aversano per i costumi, e Salvatore Palladino e Alessio Foglia, rispettivamente, per le luci e il progetto sonoro.
Jekill e Hyde

Il caso Jekyll non è solo una riflessione sulla malattia mentale, ma un vero e proprio viaggio nell’oscurità dell’anima. Henry Jekyll, uno stimato studioso della mente che vive a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, è un pioniere nella comprensione dei disturbi psichici. In un’epoca in cui la psicanalisi sta appena nascendo, Jekyll individua una possibile causa della malattia mentale nel conflitto tra l’Io e la sua parte più oscura, l’Ombra, che in quegli anni verrà definita “Inconscio”.
In una società che tende a reprimere le proprie inclinazioni più nascoste, Jekyll si convince che l’unico modo per prevenire la follia sia quello di stabilire un dialogo con questa parte di sé, piuttosto che sopprimerla. L’Ombra, infatti, non è solo una massa di desideri inconfessabili, ma è anche una fonte di creatività e di autenticità. Il dottore, quindi, decide di mettere alla prova la sua teoria e di liberare la sua parte oscura, dando vita al personaggio di Edward Hyde, il suo doppio malvagio.
Ma quello che Jekyll non prevede è che Hyde, una volta liberato, non si limita a rispondere alle sue sollecitazioni razionali. Al contrario, l’entità di Hyde evolve in modo autonomo, lasciandosi andare a pulsioni violente e incontrollabili che finiscono per prevalere sulla vita di Jekyll. La violenza e il male che Hyde incarna non solo minacciano l’integrità fisica e psicologica di chiunque entri in contatto con lui, ma diventeranno una minaccia anche per Jekyll stesso. Alla fine, Jekyll si troverà di fronte a una scelta angosciante: continuare a mantenere in vita il suo doppio malvagio, o “disinnescarlo”, anche a costo di eliminarlo per sempre, con tutte le tragiche implicazioni che ne derivano.
Lo spettacolo di Rubini

Questo adattamento teatrale, che affonda le radici nella tradizione classica, si offre come una riflessione profonda e inquietante sulle problematiche contemporanee legate alla psiche, al male e alla nostra incapacità di accettare la dualità dell’essere umano. Con un approccio psicologico e filosofico, Il caso Jekyll si configura come uno spettacolo di grande intensità, che promette di coinvolgere e stimolare il pubblico in un percorso di introspezione e confronto con le ombre che ciascuno porta dentro di sé.
Il pensiero di Rubini

Note di regia, il pensiero di Rubini: “Partendo dalla considerazione che il celebre romanzo di Stevenson Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde è un’apologia sulla condizione umana, avendo come tema centrale il doppio che poi è il doppio che alberga in ognuno di noi, abbiamo sviluppato una drammaturgia in chiave più chiaramente psicanalitica, più̀ vicina a quelle teorie che si svilupparono quasi mezzo secolo dopo la pubblicazione del racconto stevensoniano e che ebbero il massimo dell’espressione negli approdi scientifici prima di Freud, poi di Jung”.
Un viaggio nell’inconscio

Rubini prosegue, “Il nostro testo, infatti, spogliato da qualsiasi soluzione allegorica usata da Stevenson – che dà il carattere fantastico a tutta la storia, come la metamorfosi di Jekyll in Hyde attraverso un esperimento chimico, la cosiddetta “pozione” -, è piuttosto un viaggio nell’inconscio, nella fattispecie di un famoso luminare della medicina, Henry Jekyll, che ambendo all’individuazione di quelle che sono le cause della malattia mentale, si fa cavia e diventa poi vittima delle sue stesse teorie, tirando fuori dalla caverna del conscio qualcosa – o qualcuno – che è a lui stesso nascosto: la sua ombra, il suo Hyde.
Da ciò si evince chiaramente come il racconto da cui siamo partiti sia in effetti solo d’ispirazione a una storia più vicina ai temi della nostra contemporaneità̀, offrendo allo spettatore la possibilità̀ non solo di rispecchiarsi in quelli che sono i pericoli ma anche i piaceri che scaturiscono dalla propria ombra, ma anche di essere spunto di riflessione sulla necessità di dialogare col proprio inconscio, portarlo fuori e condividerlo con la collettività̀ per evitare che la nostra ombra scavi in solitudine nel nostro io un tunnel di sofferenze e violenza”.












































































