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Da un mese in digiuno per la Pace

di Nicoletta Benatelli
Marzo 17, 2024
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Da un mese in digiuno per la Pace
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Le scelte in grado di rompere gli schemi, cambiando radicalmente le prospettive, si aprono un cammino nei cuori e nelle coscienze. E’ così che i pacifisti Bernardino Mason (66 anni) e Carlo Giacomini (64 anni) sono arrivati ormai ad un mese di digiuno (partito il 14 febbraio scorso) per la Pace in Medio Oriente, ma non più da soli, bensì accompagnati da un altro digiunatore a oltranza, Giovanni Leone da Catania, e da un gruppo di digiunatori a staffetta composto da oltre un centinaio di persone, soprattutto nell’area veneziana, ma sparsi anche nel resto d’Italia. L’impegno al digiuno – a oltranza o a staffetta – si affianca all’offerta del costo dei pasti giornalieri  non consumati (calcolati in circa 10 euro) che viene destinato al Programma di Aiuti Umanitari per gli ospedali di Gaza dell’Associazione Italiana Amici di Neve Shalom Wahat al Salam (Oasi di pace.org). (Alla fine dell’intervista, tutte le indicazioni).

Il vostro digiuno compie un mese? Come riuscite ad andare avanti in una forma di lotta nonviolenta che rischia però di mettere a repentaglio la vostra salute?

“Il digiuno ghandiano sarebbe solo ad acqua, una forma che difficilmente ci avrebbe permesso di condurre tutte le attività correlate alla nostra azione (gestione della comunicazione, segreteria, presenza negli incontri pubblici, ecc), abbiamo quindi scelto la forma “pannelliana” (attuata per le lotte politiche da Marco Pannella): si tratta di un digiuno  con un piccolo apporto calorico (piccola colazione al mattino, bevande leggermente zuccherate e ricche di sali minerali, succo di frutta o spremuta alla sera). Questo ci permette di essere attivi, oltre che protrarre la nostra azione più a lungo.

Siamo consapevoli e non imprudenti, infatti siamo monitorati dai nostri medici curanti. Con consapevolezza abbiamo messo a disposizione il nostro corpo per una lotta politica, con l’intento di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sui punti per noi cruciali: attuazione del cessate il fuoco, liberazione di ostaggi e prigionieri, soccorso alle popolazioni e protezione internazionale con forza di interposizione. Al momento, sia dal punto di vista soggettivo che oggettivo, stiamo bene e proseguiremo fino a quando i punti qui elencati, non saranno diventati impegno del nostro Governo, oppure se il medico ci imporrà lo stop per ragioni di salute”.

Come cambiano corpo e mente in un regime di nutrizione ridotto al limite con il digiuno?

“I primi giorni sono i più difficili: si sentono le conseguenze della riduzione drastica dell’alimentazione, si avverte quindi lo stimolo della fame, registrando anche una veloce perdita di peso e la stanchezza serale, poi però si trova un equilibrio. Adesso siamo ormai entrati in un regime alimentare ipocalorico, ci siamo adeguati a questa forma di alimentazione, per cui non vi sono particolari difficoltà (a parte qualche involontaria fantasia sul cibo ogni tanto) ad affrontare le giornate di digiuno. Vi è una costante e continua perdita di peso, ma nell’ordine dei 3 – 5 etti a settimana, quindi lenta; risultano normali anche la lucidità e le capacità fisiche. Quello che abbiamo a disposizione in più è il tempo normalmente dedicato ai pasti e alla loro preparazione e quindi possiamo concentrarci molto di più sull’iniziativa”.

Quanti sono i digiunatori a staffetta che vi accompagnano nel veneziano? Quanti gruppi vi sono in Italia? Perché c’è una certa resistenza a parlare di questa forma di lotta nonviolenta?

“A metà marzo possiamo confermare che sono oltre un centinaio i digiunatori che fanno riferimento alla nostra iniziativa: circa 80 persone sono del veneziano e una ventina dislocate nel resto d’Italia. Siamo in tre ora a praticare il digiuno prolungato, oltre a noi due, infatti c’è anche Giovanni da Catania. In Italia vi sono altri gruppi che stanno digiunando a staffetta, organizzati in modo spontaneo ed in autonomia, a Rovereto, Bergamo, Piacenza e ancora altri gruppi, denominati “Capitanati dell’Arca”, stanno digiunando a SanSevero (Foggia), Torino e Perugia.

Ci siamo scambiati informazioni, ma al momento non siamo ancora in grado di agire in modo comune. Il digiuno è potente e noi lo dichiariamo e lo riscontriamo quando interveniamo negli incontri pubblici, quando ci danno la parola e si crea silenzio ed attenzione. Per quanto riguarda i media, ci seguono dei giornalisti sensibili al tema della pace e dell’azione nonviolenta, per gli altri sembra una iniziativa che crea imbarazzo, non viene compresa o si fatica a comprenderne il senso, per questi motivi forse si preferisce ignorarla piuttosto che anche solo raccontarla. Abbiamo notato inoltre che il digiuno per le nuove generazioni non è una pratica conosciuta come lotta politica quindi è più complicato comprenderla. Pensiamo dunque che non sia sulla forma di lotta nonviolenta che si stia facendo resistenza, ma sulla difficoltà a comprendere la scelta di digiunare per sollecitare l’attenzione alla Pace”.

Avete incontrato il Patriarca di Venezia, durante una iniziativa a Marghera. È stato importante per voi?

“Per noi è importante incontrare qualsiasi figura istituzionale, perché il nostro appello è rivolto a tutte le istituzione e a chiunque abbia il potere di decidere o di influenzare le decisioni. L’incontro con il Patriarca Moraglia, a Marghera, ha incluso anche altri valori: per noi è stato importante condividere con il Patriarca il fatto che il digiuno è una delle forme più elevate di meditazione e preghiera per molte religioni e, in particolare, per le religioni monoteiste, che sono le fedi presenti in Palestina.

Il Patriarca sembra aver apprezzato la nostra iniziativa e lo ha riconosciuto anche nel suo intervento. Il dialogo religioso può essere uno strumento per andare oltre questo conflitto ed è fondamentale trovare le pratiche che ci accomunano. Infatti anche la comunità palestinese è venuta a trovarci e a portarci la sua solidarietà, i rappresentanti sono venuti insieme all’Imam di Marghera. Dal 10 marzo ci sentiamo fortemente in comunione con i nostri fratelli e le nostre sorelle mussulmani”.

Avete incontrato anche rappresentanti politici e amministratori locali, quali sono state le reazioni davanti al vostro digiuno?

“Quelli che abbiamo incontrato hanno avuto reazioni positive, è un’azione che colpisce. Questi incontri hanno messo in moto delle energie. Chi ci ha avvicinato, non solo partecipa al digiuno, ma sta lavorando per costruire mozioni di sostegno e di rilancio dei quattro punti: cessate il fuoco, rilascio ostaggi e prigionieri, immediato soccorso e protezione internazionale delle popolazioni palestinesi. Anche i parlamentari incontrati si sono impegnati a fare da tramite per eventuali incontri istituzionali, in particolare per la necessità di una protezione internazionale e di una forza di interposizione che la garantisca, si tratta di una questione che appare trascurata e che ci è stata suggerita dalla giurista Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati”.

Avete partecipato anche alla manifestazione nazionale promossa dal movimento pacifista il 9 marzo a Roma. Le forme di mobilitazione stanno evolvendo? E in quale direzione?

“Non ci pare che vi siano forme di mobilitazione diverse da quello che può considerarsi il repertorio classico. In alcune iniziative sono cambiate le modalità, le forme. Il digiuno si inserisce come elemento di novità e ci auguriamo vivamente che riesca smuovere le coscienze di una platea ampia. Interessante è stata la staffetta organizzata già lo scorso luglio (da Bolzano a S.Maria di Leuca) e la   mobilitazione tenutasi il 24 e il 25 febbraio in 100 città contemporaneamente. C’è una volontà ed un desiderio di Pace fortissimi, ma che non riescono ancora ad essere incisivi”.

Il governo israeliano parla di evacuazione della popolazione e operazione a Rafah, sembra che gli appelli e le pressioni internazionali cadano nel vuoto! Siamo tutti impotenti?

“Sulla speranza reale di un cessate il fuoco è difficile esprimersi, troppo complessa la situazione per riuscire a leggerla in modo univoco. Delle speranze, però, ci sono. Intanto possiamo notare che è passato un mese da quando il governo israeliano ha dichiarato che sarebbe entrato a Rafah e non l’ha ancora fatto, assistiamo ogni giorno a tentativi di rottura del blocco agli aiuti a Gaza e le trattative per il cessate il fuoco continuano. Significa che la pressione internazionale e le migliaia, anzi milioni, di persone, che si stanno mobilitando in tutto il mondo, hanno un peso. Anche alcuni Governi, tradizionalmente più conservatori, stanno reagendo a livello di opinione pubblica. Diventa quindi importante far sentire la nostra voce, perché chi ha la possibilità di decidere, si impegni il prima possibile. Tanti piccoli gesti, come il nostro, tengono viva l’attenzione e offrono la possibilità di esserci, di sentirsi vivi”.

Pasqua si avvicina, mentre la Pace purtroppo si allontana.

“Purtroppo la corsa agli armamenti in atto e le tensioni geopolitiche allontanano la Pace nel mondo intero, non soltanto in Palestina e in Medio Oriente, da sempre luoghi di tensione. L’iniziativa pacifista ora si sta sviluppando e configurando come collettiva e quindi in grado di proseguire anche a prescindere dalle nostre scelte. Noi ci siamo dati come scadenza fine marzo per una valutazione sul risultato raggiunto, sul nostro stato di salute e sul livello di mobilitazione in corso. Il nostro impegno è però di continuare fino a quando gli obiettivi perseguiti non siano presi in carico dal Parlamento. E’ possibile quindi che a Pasqua ci si fermi e che magari qualcun altro prenda il testimone oppure che siamo noi stessi a continuare”.

Voi siete cristiani credenti, in quale modo la preghiera aiuta il digiuno?

“Il digiuno stesso per noi è una forma di preghiera, è il sentirsi in comunione con Dio e con fratelli e sorelle, anche se chiaramente ora siamo anche molto concentrati sull’azione politica”.

Avete deciso di devolvere la spesa dei pasti non sostenuti durante il digiuno ad una iniziativa di Nevé shalom, potete spiegare di cosa si tratta? La partecipazione è aperta?

“Proponiamo, nella massima libertà, che per ogni giorno di digiuno (il costo del cibo non consumato calcolato ad esempio in 10 euro), venga destinato al Programma di Aiuti Umanitari per gli ospedali di Gaza dell’Associazione Italiana Amici di Neve Shalom Wahat al Salam (Oasi di pace.org). I digiunatori che vogliono aderire, (anche quelli che hanno digiunato con noi nelle ultime settimane), possono effettuare i versamenti su una carta Postepay messa a disposizione per raccogliere i fondi.

I versamenti si possono fare, oltre che negli uffici postali anche nelle ricevitorie/tabaccai e online per chi è titolare di carta postepay, o in alternativa tramite bonifico con l’IBAN indicato. Le somme raccolte attraverso la carta verranno interamente versate per il Programma di Aiuti Umanitari per gli ospedali di Gaza, dell’Associazione  Neve Shalom Wahat al-Salam (Noi due saremo garanti delle somme ricevute)”.

PER INFORMAZIONI E VERSAMENTI

Chi fosse interessato al programma specifico per gli ospedali di Gaza, che fa parte delle attività di Neve Shalom Wahat al Salam, può trovare informazioni sul sito https://www.oasidipace.org/cms/191-elenco-progetti/622-programma-di-aiuti-umanitari-perospedali-di-gaza

Per i versamenti:

PostePay 5333 1711 4795 1129 IBAN: IT90F3608105138242538042540

PostePay e Iban dedicati alla raccolta (intestata a Vincenzo Franzin)

Causale: “per il Programma aiuti Ospedali Gaza”.

Nicoletta Benatelli

Nicoletta Benatelli

Giornalista professionista, consulente di strategie e prodotti di comunicazione, si occupa anche di organizzazione di eventi e gestione di social media per istituzioni, aziende pubbliche e associazioni. Si occupa in particolare di temi inerenti economia circolare, transizione ecologica, sostenibilità, ricerca ed innovazione tecnologica.

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