Ci sono luoghi a Venezia dove il tempo sembra essersi fermato, mentre tutto intorno scorre la vita frenetica di una delle città più visitate al mondo. Uno di questi è il Ristorante Caffè Saraceno, affacciato sul Canal Grande, proprio davanti al magnifico Ponte di Rialto, uno dei simboli più conosciuti della Serenissima. Qui, tra il passaggio delle gondole, il viavai dei vaporetti e le migliaia di turisti che ogni giorno attraversano il celebre ponte, si può vivere un’esperienza particolare: sedersi a tavola, gustare un buon piatto e ammirare uno dei panorami più suggestivi del mondo. Quest’anno il Caffè Saraceno festeggia un traguardo importante: cento anni di attività, dal 1926 al 2026. Un secolo di storia della ristorazione veneziana, durante il quale il locale ha accolto generazioni di clienti, viaggiatori e turisti provenienti da ogni continente. Il ristorante è sempre molto frequentato. C’è chi sceglie di fermarsi per un pranzo, chi per una cena romantica, chi semplicemente per concedersi un aperitivo davanti allo spettacolo del Canal Grande. D’altra parte, Venezia sa regalare emozioni uniche, e poter ammirare il Ponte di Rialto comodamente seduti a tavola rappresenta certamente un privilegio. A guidarlo oggi è Alban Salihu, 33 anni, un giovane imprenditore dinamico, gentile, sorridente e molto professionale. Lo incontriamo proprio nel suo ristorante, mentre attorno a noi si incrociano lingue di ogni parte del mondo e il personale è impegnato ad accogliere gli ospiti.
Devo chiamarla Alban oppure Albano? Ci racconta la sua storia?

(Sorride). Per me va bene sia Alban che Albano!.Sono nato a Ginevra, in Svizzera, nell’ottobre del 1993. Mio padre si chiama Muharrem, ma qui a Venezia tutti lo conoscono come Marco. Mia madre si chiama Emina. La mia storia è un po’ complessa, ma cercherò di raccontarla nel modo più semplice possibile. Sono il primogenito di cinque figli: una famiglia davvero particolare, perché i fratelli sono nati in cinque luoghi diversi. Io sono nato a Ginevra, mia sorella Anita a Tirana, in Albania, Valentina in Serbia, mio fratello Albion in Kosovo e Anea, la più giovane, qui a Venezia. Una geografia familiare che racconta un’esistenza segnata da continui spostamenti, cambiamenti e dalla necessità di ricominciare. Come può immaginare, abbiamo vissuto anche in territori purtroppo segnati dalle guerre. Mio padre aveva una fabbrica di legnami in Serbia. Poi, dopo diverse vicissitudini, siamo arrivati a Venezia, che è diventata la nostra casa. Nel mio percorso c’è stata anche New York, un’esperienza che ha contribuito ad allargare i miei orizzonti. Ho vissuto a New York, poi nel 2011 sono arrivato a Venezia. Nel frattempo mio padre aveva intrapreso l’attività della ristorazione. Io ho orientato i miei studi verso la pianificazione e lo sviluppo di questa attività, cercando di prepararmi a un futuro imprenditoriale.
E quel futuro è arrivato prima di quanto forse immaginasse.
Quattro anni fa mio padre Marco mi ha consegnato le chiavi del Caffè Saraceno, affidandomi la gestione del ristorante.Quelle chiavi rappresentavano non soltanto la responsabilità di un’attività commerciale, ma anche la fiducia di un padre nei confronti del figlio e la continuità di un percorso familiare costruito con impegno e sacrificio.
Un ristorante storico che parla tutte le lingue del mondo

Oggi mi trovo alla guida di un locale che rappresenta una delle realtà della ristorazione nel cuore turistico di Venezia. La posizione è davvero straordinaria. Dalle sale interne e dalla terrazza affacciata sul Canal Grande si gode una vista privilegiata sul Ponte di Rialto, mentre gli ambienti conservano un’atmosfera elegante, capace di richiamare il fascino della Venezia di un tempo. Il Caffè Saraceno è un luogo cosmopolita per eccellenza. Ai tavoli si incontrano americani, europei, asiatici e visitatori provenienti da ogni angolo del pianeta. Cambiano le lingue, le abitudini e le culture, ma il desiderio è sempre lo stesso: portare a casa un ricordo indimenticabile di Venezia.
Alban, cosa significa gestire un ristorante come il Caffè Saraceno?

Significa anche confrontarsi quotidianamente con una clientela internazionale, che richiede attenzione, rapidità nel servizio, cortesia e professionalità. Il nostro personale è molto bravo. Massimo è il responsabile di servizio ed è qui da 6 anni. Puntiamo inoltre sulla qualità della materia prima. Il pesce lo prendiamo freschissimo al mercato di Rialto che è vicino a noi. E il centenario del Caffè Saraceno rappresenta un’occasione per guardare non soltanto al passato, ma anche al futuro di un locale che continua a essere parte della vita veneziana.
La sua vita familiare?
Sono felicemente sposato con Fjolla, lei è architetto e professoressa. Ho un figlio piccolo, Anton, nato a New York. Per i lettori di enordest.it, Alban Salihu propone un primo piatto che unisce sapori delicati e ingredienti molto apprezzati dalla clientela internazionale: i paccheri con salmone affumicato e punte di asparagi, avvolti in una morbida crema di latte, con una leggera sfumatura di pomodoro e una nota finale di pepe nero.
La ricetta

Paccheri mantecati con salmone affumicato, punte di asparagi, sfumatura di pomodoro, crema di latte e pepe nero
Ingredienti (per 4 persone). 360 g di paccheri, 180 g di salmone affumicato, 200 g di punte di asparagi verdi, 180 ml di panna fresca da cucina, 100 g di pomodorini maturi, 1 piccolo scalogno, Olio extravergine d’oliva, Pepe nero macinato al momento, Sale quanto basta
Preparazione
Iniziamo pulendo gli asparagi, eliminando la parte più dura e conservando le punte. Le sbollentiamo per qualche minuto in acqua leggermente salata, in modo da mantenerle tenere ma ancora croccanti. Nel frattempo tagliamo il salmone affumicato a listarelle e tritiamo finemente lo scalogno. In una padella capiente versiamo un filo d’olio extravergine d’oliva e facciamo appassire dolcemente lo scalogno. Aggiungiamo i pomodorini tagliati a piccoli pezzi e li lasciamo cuocere per qualche minuto, ottenendo una leggera sfumatura di pomodoro, senza coprire gli altri sapori. Uniamo le punte di asparagi e successivamente la panna fresca, mescolando delicatamente fino a ottenere una crema morbida e omogenea. Cuociamo i paccheri in abbondante acqua salata e li scoliamo al dente, conservando un po’ della loro acqua di cottura. Trasferiamo la pasta nella padella con il condimento e procediamo alla mantecatura, aggiungendo, se necessario, qualche cucchiaio di acqua di cottura per rendere la salsa ancora più vellutata. Infine incorporiamo il salmone affumicato, lasciandolo insaporire brevemente senza prolungarne troppo la cottura. Completiamo con una generosa macinata di pepe nero e serviamo immediatamente, disponendo con cura i paccheri e le punte di asparagi nei piatti.
Il vino in abbinamento

Per accompagnare i paccheri mantecati con salmone affumicato, punte di asparagi e crema di latte, la scelta cade su un Sauvignon 2025 di Livio Felluga, Friuli Colli Orientali DOC, prodotto dalla prestigiosa azienda vitivinicola friulana con sede a Cormòns, in provincia di Gorizia. Lo propone il responsabile di servizio, Massimo. Un vino bianco elegante e aromatico, espressione di uno dei territori più vocati alla produzione di grandi bianchi italiani. Al naso offre un bouquet intenso e raffinato, con sentori di agrumi, frutta esotica, salvia e delicate sfumature erbacee. Al palato si distingue per freschezza, equilibrio e piacevole persistenza. L’abbinamento risulta particolarmente interessante: la vivace freschezza del Sauvignon bilancia la morbidezza della crema di latte, mentre le sue caratteristiche note vegetali si armonizzano con gli asparagi. La struttura e la persistenza aromatica accompagnano piacevolmente anche la componente affumicata del salmone.












































































