Fra i film “storici” o semplicemente vecchi programmati (meglio riesumati) dalle nostre televisioni, ce né uno che mi ha mosso i ricordi: un technicolor americano ispirato alla Bibbia e intitolato I dieci comandamenti. In particolare, in questi giorni, mi è tornata alla mente una scena precisa: il passaggio del Mar Rosso da parte del popolo ebraico in fuga dall’Egitto. Si tratta di un episodio simbolico, molto mitizzato: gli Ebrei, guidati da Mosè, fuggono dalla schiavitù e guadagnano la libertà. Mi colpisce nella narrazione biblica, sia pure rivisitata da Hollywood, la necessità di quel Passaggio epocale tra un prima drammatico e un dopo di trionfale speranza.
Il mio lettore dirà: perché rievocare oggi, nel nostro tempo, quell’episodio? Non è fantasia, ma un esempio
Voglio dire che anche nel nostro secolo sarebbe necessario attraversare un passaggio simbolico Mar Rosso per raggiungere nuovi orizzonti. In altre parole, la nostra società dovrebbe pensare, direi immaginare un possibile superamento dell’attuale crisi globale. Nella mia visione, protagonista non è un popolo ma addirittura quell’homo sapiens, cioè tutta l’umanità, che si sta facendo tanto male. In questo momento sto pensando “in grande”, e vedo che il mondo è in preda a convulsioni, come volesse ribellarsi alle continue malefatte dei propri figli di cui la crisi ambientale è la tragica fotografia.
Il passaggio verso un mondo migliore

Questa crisi, che blocca il corso della storia, non è una teoria recente di ecologisti fanatici (ricordo un libro del 1971 intitolato SOS per il pianeta Terra con prefazione di Fanfani) ma è diventata esperienza diretta, quotidiana di tutti noi.È, purtroppo, la globalizzazione di una tragedia incombente che ha avuto i suoi profeti, ahimè, inascoltati o derisi. Il male di oggi viene da lontano e rischiamo di spingerlo in avanti nel futuro procrastinando gli interventi risanatori. Amara eredità per le prossime generazioni. Le turbolenze metereologiche, i ghiacciai che si liquefano, le coltivazioni ridotte dalla siccità, le alluvioni bibliche sono fatti verificabili da ciascuno.
Tutto viene ingigantito dal passaggio dell’effetto G., cioè le guerre che diffondono, oltre all’odio fra i popoli, morte e veleni
La realtà ci incalza, ma troppi umani sembrano ignorare la verità dei fatti: il mondo fisico si sta alterando sotto i nostri occhi; dunque dovremmo tutti vederne o almeno intuirne le conseguenze. Ma troppo pochi si allarmano. Come quel ministro dell’ambiente che ha affermato tranquillamente che nel Consiglio dei ministri si prendono decisioni, non si fanno conferenze. Del resto, il silenzio di lorsignori davanti alle cronache puntuali dei disastri ambientali e umani, mi convince che è urgente un Passaggio culturale, di mentalità, che ci faccia ritrovare la speranza e l’energia che ci aiuteranno ad attraversare il nostro Mar Rosso e uscire dall’angoscia di una terra ferita.
Il grande Corrado Augias ha raccontato che, di ritorno a Roma dall’Altopiano di Asiago, appena sceso dal treno, è stato investito da un “urto” d’aria bollente che quasi lo ha fatto svenire: un passaggio climatico sperimentato sulla propria pelle.
Notturno vocativo

(poesia)
Ah, quelle parole, discese
nella notte sui nostri pensieri,
non ne ricordo le sillabe
ma il fresco profumo di campo
coltivato con l’antico rituale.
Le mescolava un vento di laguna
che sa di salso e orizzonti.
Eri tu, mamma, che pregavi
nel tuo latino che sa di incenso.
Ero lontano da te, ma il sogno
ti ha portata a me nel buio.
Ancora volevi cullarmi
con la voce di ragazza. Io
ti assecondavo chiudendo
gli occhi come la tua bambola.
Anonimo 26











































































Da commentare ci sarebbe moltissimo. Le parole non mancano. Ma chi le ascolta?
Chi decide di continuare fare sempre nuove guerre con l’unico scopo di arrichirsi sempre più? Chi di umano non ha più niente? Chi decide la sorte di troppe persone senza voce?
Le montagne si sfaldano, la natura si offende, l’acqua o non c’è – o il troppo fa danni.
Non se ne viene più fuori …