Mai un giorno senza una linea. Questo l’incipit del messaggio di Carla, Rocco e Maria Sole per comunicare la scomparsa di Fabrizio Plessi avvenuta il 23 agosto. Il testo delinea alla perfezione l’eredità culturale del grande Maestro. Lo trascrivo integralmente per condividere le emozioni che trasmette: Anche nelle ultime ore della sua vita Fabrizio si è definito uomo della luce. Dentro e fuori. Il suo percorso artistico è stato illuminato dai pixel delle tecnologie, ma soprattutto dalla sua grande passione per la vita, per la voglia di comunicare con il mondo attraverso l’arte e le parole: immagini e suoni che creano il concerto totale della sua opera in cui la vita non si discosta da essa. Noi torneremo all’ordinarietà delle nostre esistenze rimpiangendo i momenti fantastici in cui Fabrizio ci ha fatto sognare, stupire, divertire, offrendo sempre occasioni per festeggiare la vita e la bellezza.
L’omaggio di Venezia a Plessi

Tutto il mondo dell’arte lo celebra in questi giorni evidenziando la peculiarità di antesignano e innovatore. Anche la sua città d’elezione lo ha omaggiato il 28 agosto a Ca’ Farsetti sede del Comune di Venezia e nella Chiesa di Santo Stefano dove nel primo pomeriggio si sono svolti i funerali. Plessi è stato uno dei pionieri della videoarte in Italia e il primo ad aver utilizzato il monitor televisivo come vero e proprio materiale. Ha stupito e incantato il mondo con il flusso inarrestabile di acqua e fuoco digitale, la sua prima installazione risale al 1970. Ci siamo tutti perduti tra le sue meravigliose cascate d’acqua tecnologiche e al tempo stesso metafisiche.
La sua era un’età dell’oro






“Tra i protagonisti della ricerca contemporanea italiana e internazionale”, così lo ricorda la Biennale di Venezia sottolineando la lunga collaborazione con l’artista. Iconico e indimenticabile il suo Mare verticale simbolo della Biennale 2005 collocato all’entrata dei Giardini. Una barca verticale che emergeva dall’acqua della laguna percorsa da una cascata tecnologica. I suoi televisori al plasma hanno affascinato prestigiosi musei del mondo. Opere universali installate nelle grandi città come Parigi, Mosca, San Pietroburgo, Berlino, Vienna, Madrid, San Paolo del Brasile. Dal Museo Peggy Guggenheim, alle installazioni per la Ca’ d’Oro, passando per il Museo Puškin di Mosca che nel 2018 gli dedicò la personale The soul of stone. Nel 2019, la grande retrospettiva al Museo di Palma di Maiorca e al Passo del Brennero l’avveniristico Plessi Museum: architettura, scultura e design perfettamente integrati con lo spazio naturalistico. Così il Teatro La Fenice ricorda la sua opera: “Nel 2017, con Fenix DNA, Plessi non si limitò ad abitare La Fenice: ne fece materia della propria opera, trasformandola in un grande “metateatro” e interrogandone la memoria più profonda”.
Chi era Fabrizio Plessi

Fabrizio Plessi (1940 – 2026) nasce a Reggio Emilia. Arriva nella città lagunare a quattordici anni, un sodalizio infinito che lo porterà a definire Venezia una metafora del suo lavoro: mobilità, fluidità, liquidità. Nel 2020 in occasione degli ottant’anni regala alla città un’installazione avveniristica e bizantina allo stesso tempo: L’Età dell’Oro. L’intera facciata del Museo Correr che si accende illuminando Piazza San Marco e i mosaici della Basilica. Apparizione scintillante composta da 15 cascate d’oro, potente loop magmatico nel cuore della Serenissima con le sonorità di Michael Nyman, il tutto durante la drammatica stagione della pandemia. Lo scorrere digitale evidenziava la celebre scritta sul Vangelo del Leone Marciano Pax Tibi Marce. L’oro di Venezia come simbolo di sapienza artigiana, alchimia tra passato e futuro e soprattutto dialogo di pace, in questo momento molto attuale. Sempre nel 2020 il suo albero di Natale accende Piazza San Marco, è realizzato con ottanta monitor Led.
Ho appena ritrovato una fotografia scattata durante una delle mie tante visite all’installazione L’Età dell’Oro

Piazza San Marco al tramonto, surreale e deserta, era illuminata dalla monumentale opera di Plessi. L’acqua aveva parzialmente invaso la piazza riflettendo il bagliore delle cascate d’oro, pura magia. Un artista dall’alchimia vulcanica che non ha mai smesso di sorprendere come nella recente mostra inaugurata a novembre 2025: “Perdersi in un bicchier d’acqua” dedicata al vetro di Murano a Palazzo Barovier&Toso a Murano. Titolo quanto mai evocativo dove qualcosa di apparentemente marginale può trasformarsi in opera d’arte. Un concetto sempre presente nella formazione di Fabrizio Plessi. Al Liceo Artistico di Venezia è stato mio professore. Aveva un modo strepitoso di esaminare le dinamiche sociali e culturali e mentre analizzava le potenzialità estetiche di un semplice oggetto come un cucchiaio, raccontava in modo straordinario la vita e le opere di Raffaello.











































































Grazie Elisabetta per questo splendido ritratto del Maestro. La sua luce rimarrà per sempre