“Guarda che c’è un problema” disse mamma Bianca al figlio. Quella lettera in casa Bencina arrivò nel periodo primaverile alla fine degli anni ‘60. Non era la cartolina per andare a servire la patria, che tante paure alimentava e nei genitori più di qualche patema d’animo. La lettera in questione era una convocazione firmata dal Torino Calcio. Il “Bencio” così tutti lo chiamavano, nato a Trieste, classe 1956 che militava nel Ponziana, venne chiamato al Toro. A scoprirlo fu Ercole Rabitti che di ragazzi se ne intendeva, anche se prima di lui, in cerca del “Bencio” si era attivato Gino Colaussi, campione del mondo con la maglia azzurra nel 1938. Claudio Bencina oggi 69enne vive a Cremona, città dove ha trovato l’amore di Ughetta oltre che sette anni meravigliosi in maglia grigio rossa.
Bencina, tutto partì con la maglia granata….

“A 14 anni indossai la maglia del Torino. Per i miei genitori fu durissima separarsi da me. Vincemmo il campionato allievi nazionali e quelli successivi, mentre nel Toro dello scudetto ho giocato solo partite amichevoli, militavo nella Primavera. Rabitti era una persona squisitissima mi ha forgiato lui era super sotto tutti gli aspetti, sia morale che tecnico. Il mio mentore rimane lui, inizialmente giocavo poco però poi ho cercato di capire i suoi insegnamenti, ero lento. Giusto per rendervi l’idea faccio questo paragone: in allenamento sembravamo Micky con Rocky Balboa”.
Lei ha fatto tutti i ruoli di centro campo. Cosa ci dice del suo triennio a Udine?

“Ero un centrocampista a volte incontrista, altre più avanzato. A Udine per me è stato fondamentale Dino D’Alessi all’epoca giocatore maturo, mentre il sottoscritto era alle prime armi”
Cosa accadde?

“Lino Fongaro era l’allenatore. Si va a giocare in trasferta ad Alba, in Piemonte. Durante la passeggiata prima di andare in campo Fongaro mi dice io avrei potuto fare il medico. Quindi va da Dino e gli dice “guarda che oggi rientri”. Dino replica “ho un mezzo stiramento, non ce la faccio”. Fongaro replica : “Ma chi metto in campo?. D’Alessi non ha dubbi: “metti Bencina, che problemi ci sono?”. Ho fatto tutti i ruoli del centrocampo. Un altro ricordo di quella trasferta: Bruno Pizzul all’epoca era al seguito per la Rai”.
Bencina, rimaniamo a Udine. Un altro allenatore importante per lei è stato Massimo Giacomini, quello che portò la squadra friulana dalla serie C alla massima serie

“Ha vinto tre campionati con l’Udinese. Giacomini? Fantastico come persona sempre pronto con la battuta, ma rispettoso delle persone e credeva nel rispetto delle regole”.
Si resta nel Nord Italia. Verona, la piazza scaligera punta a tornare nella massima serie…qualcosa non andò per il verso giusto?

“C’erano tanti giovani di belle speranze. Altri giocatori maturi a fine carriera come Roberto Boninsegna ed Emiliano Mascetti. C’erano già Roberto Tricella e Carmine Gentile. Sono stato benissimo, Verona era già un laboratorio per lo scudetto che verrà. Tanti insegnamenti, grazie all’allenatore Nando Veneranda. Abbiamo sbagliato un po’ troppo, siamo stati condizionati dagli infortuni, peccato perchè si poteva arrivare in serie A”.
Bencina da Nord a Sud. Tappa a Palermo dove giocherà al fianco di uno dei migliori allenatori italiani oggi in circolazione

“A Palermo giocai con Gasperini esterno alto, mi fa piacere abbia disputato ottimi campionati. Era molto attento a qualsiasi particolare. Ragazzo in gamba, da come si muoveva e dettava i tempi si capiva che avrebbe potuto fare l’allenatore”.
Ritorno a Nord, questa volta in Lombardia. Sette anni a Cremona di cui uno in serie A. Forse gli anni migliori della sua carriera? Numeri alla mano nella storia del Club lombardo lei è uno di quelli con più presenze

“Non andò bene all’inizio mi sono fatto male in coppa Italia e restai fuori cinque mesi causa un menisco. Conquistammo la serie A il 3 giugno 1984, la prima volta nella storia della città delle “3T””
Come si arrivò a quel traguardo? Non dimentichiamo che in quella cavalcata vincente lei aveva la fascia di capitano

“Non vorrei sembrare presuntuoso, ma fui tra i protagonisti di quella vittoria finale. Disputammo un grandissimo campionato con noi c’era Gianluca Vialli che purtroppo non c’è più”.
Bencina, provi a descrivercelo…

“Simpatico e alla mano, in campo dava tutto quello che poteva. A volte un monello, ma per la squadra si impegnava al massimo. Merita di essere ricordato anche l’allenatore dell’epoca Emiliano Mondonico uno che faceva parte della Cremonese da tanti anni. Uomo chiaro e concreto”.
E Bencina oggi si interessa ancora di calcio?

“Alleno i Pulcini del Torrazzo Malagnino. Mi piace ancora allenare, mi sento un po’ come Rabitti nel suo stile con i giovani. Cremona è nel mio cuore. Mia moglie è cremonese







































