Un ricco “antipasto” per quella che sarà la quarantesima edizione della Venicemarathon in programma domenica 25 ottobre 2026, è andato in scena nell’auditorium della Città metropolitana di Venezia in via Forte Marghera. Un vero e proprio momento “amarcord”, dove non è mancata la commozione e l’emozione nel rivedere sul grande schermo immagini che hanno fatto la storia di questa ormai famosa e celebrata maratona. Se non la più ricca e la più tecnica del mondo sicuramente la più bella e una tra le più famose.
La Venicemarathon nasce 40 anni fa

L’occasione per questo incontro è scaturita dalla data del 18 maggio 1986 quando venne disputata la prima edizione, giusto quarant’anni fa e non ci poteva essere migliore occasione per creare questa “appendice” che porterà alla gara di ottobre.
Venicemarthon e il ricordo di Zanardi

Tutti i fondatori del Venicemarathon Club presenti, ovviamente con il presidente Piero Rosa Salva a fare da padrone di casa e aprire la serata con un discorso nel quale non ha fatto mistero della sua emozione, in particolare ricordando Claudio Zamengo (tra i soci fondatori e già presidente della Fidal di Venezia) scomparso prematuramente alcuni anni fa e ricordando anche il grande Alex Zanardi che prese parte più volte alla Venicemarathon, del quale hanno fatto vedere subito delle immagini relative al suo arrivo sotto lo striscione molto suggestive e ricche di significato.
Rosa Salva racconta come è nata l’idea

Rosa Salva che come sempre non si è risparmiato nel raccontare ha sottolineato soprattutto come e in che modo è nata questa “creatura” che sin dalle prime edizioni ha riscosso un notevole successo in tutti i sensi. Nei primi anni Ottanta grazie ad un gruppo di atleti italiani c’è stato il boom della maratona. In particolare il vicentino di Piovene Rocchette, Orlando Pizzolato (all’epoca quasi sconosciuto) che vinse due volte a New York nel 1984 e 1985. Su quell’onda di positività Rosa Salva, che allora era anche presidente del comitato regionale veneto della Fidal, assieme per l’appunto a Claudio Zamengo, Stefano Fornasier, Fernando De Pieri, Osvaldo Zucchetta e Francesco Uguagliati, si recò a Roma dal presidente della Fidal nazionale Primo Nebiolo (diventato poi anche presidente della IAAF) e conobbero anche Enrico Jacomini, già presidente dell’Associated Press, nonché segretario particolare di Nebiolo.
Jacomini

“Da quell’incontro” – ha spiegato Jacomini (tra l’altro successivamente per sedici anni presidente della Venicemarathon), “è nata l’idea di questa maratona e io mi ritengo ancora il primo volontario”. Il percorso poi è venuto da sè, in primis con l’arrivo in campo ss.Apostoli e poi in campo della Salute per due edizioni, fino a spostare definitivamente l’arrivo in Riva degli Schiavoni con l’attraversamento di piazza San Marco. La grande “illuminazione” di far attraversare tutta la Riviera del Brenta e coinvolgere anche Marghera e il centro di Mestre. Tutte scelte che hanno portato questa gara ad avere il percorso più spettacolare del mondo.
La Venicemarathon: scommessa vinta

Una scommessa folle vinta grazie alla grande passione degli organizzatori e soprattutto alla convinzione di poterla vincere e così è stato. Ovviamente non potevano mancare a questa festa i protagonisti veri e propri, i maratoneti che hanno dominato le prime edizioni e sono tutti italiani e ancor più veneti. La primissima edizione, targata 18 maggio 1986 fu vinta dal trevigiano Salvatore Bettiol, nato tra le colline del Montello. Aveva venticinque anni, forse pochi per un maratoneta compiuto, ma sufficienti a fargli vincere quella prima edizione che lo vide vincitore anche l’anno successivo ottenendo così una splendida doppietta e diventando per molti il “il Doge di Venezia”.
Pizzolato e la Venicemarathon

Nel 1988, terza edizione è stata la volta dell’altro vicentino di Piovene Rocchette, Orlando Pizzolato che grazie alle due vittorie newyorchesi riscuoteva una grande popolarità. Quella gara a dir la verità non doveva nemmeno disputarla, se non altro per svolgere una sorta di allenamento in vista della maratona di New York fissata come sempre a novembre. Pizzolato era reduce da una sfortunata gara alle Olimpiadi di Seul (per la cronaca l’oro lo vinse Gelindo Bordin, padovano di Longare) e si presentò a Venezia chiedendo all’ultimo momento un pettorale, arrivando a bordo della sua Mercedes vinta a New York.
“Quel giorno c’era una nebbia incredibile e a maggior ragione avevo confermato agli organizzatori la mia volontà di svolgere un allenamento. Invece andando avanti nei chilometri sentivo che le gambe giravano bene e così decisi di arrivare fino in fondo. Mi devo scusare con Osvaldo Faustini che mi fece passare credendo che di lì a breve mi sarei fermato e invece ho tirato fino alla fine arrivando a braccia levate sotto lo striscione in campo della Salute. E’ stata un’emozione unica che non dimenticherò mai e ovviamente a New York non partecipai”.
La vittoria di Gelindo Bordin alla Venicemarathon

A chiudere questo terzetto di grandi maratoneti Gelindo Bordin che vinse la quinta edizione quando il traguardo venne spostato nelle vicinanze dei Gesuati, vicino l’istituto Cavanis, per motivi di sicurezza visto la concomitanza con il G7. Una giornata di pioggia terrificante, ma Bordin era in forma strepitosa e andò a completare un tris magico dopo aver vinto nello stesso anno a Boston e agli europei di Spalato , dove tra l’altro l’Italia vinse anche l’argento con Gianni Poli e il bronzo con Salvatore Bettiol. “ La Venicemarathon rimane l’ultima maratona che ho vinto in ordine di tempo” –ha detto Bordin – “e quasi subito ho smesso l’attività agonistica ed ho iniziato a lavorare per un’azienda di articoli sportivi. Rimane una gara tra le più belle del mondo, e credo sia sufficiente la parola Venezia per renderla tale”.
Pronti a festeggiare

Da ricordare che in mezzo alle loro vittorie ci sono state quelle di altri due azzurri, ovvero Marco Milani la quarta edizione e Carlo Terzer la sesta. Poi iniziò il domini straniero con il portoghese Pinheiro, il brasiliano Castro e via via l’esercito degli africani. A questo punto sarebbe bello che per la quarantesima edizione gli organizzatori, mettendo mano al portafoglio, portassero in laguna l’azzurro Yeman Crippa, magari puntando ad ottenere il nuovo primato italiano, visto che quello mondiale recentemente ottenuto da Sebastian Sawe a Londra con il tempo di 1h59’30” sembra pura utopia.













































































