L’approvazione della nuova Direttiva Case Green porta con sé alcune sanzioni e molte limitazioni sugli immobili di determinate classi energetiche, che varranno a partire dal 2030. L’obiettivo è quello di ridurre del 55% le emissioni nocive immesse nell’atmosfera rispetto ai livelli che sono stati individuati nel corso del 1990. Ma come ci si propone di raggiungerlo?
Il plan della Direttiva Case Green

Entro il 1° gennaio 2030 tutti gli edifici residenziali devono essere almeno in classe E.
Entro il 2033 tutti gli edifici residenziali dovranno passare almeno alla classe D.
Per il 2040 tutti gli immobili non residenziali devono essere almeno in classe D.
Entro il 2050 tutti gli immobili dovranno essere a emissioni zero!
Se così non sarà, i proprietari di quegli immobili saranno sottoposti a limiti che riguarderanno il loro utilizzo, oltre che, potenzialmente, ad alcune sanzioni.
Le eccezioni

Ma non tutte le tipologie di immobili rientrano in questo scenario, che non esito a definire scellerato: saranno escluse le case vacanza, le abitazioni indipendenti con una superficie inferiore ai 50 m2, le chiese e gli altri luoghi di culto.
Direttiva Case Green: le critiche

L’approvazione della Direttiva Case Green ha suscitato parecchie critiche, ovviamente, perché la sua applicazione andrà a impattare negativamente (e, aggiungo io, pesantemente) sul mercato immobiliare, svalutando, e di molto, gli edifici che appartengono alle classi più basse.
Se pensiamo che, in Italia, le unità immobiliari a destinazione residenziale sono circa 35,6 milioni e quasi il 93% di esse è di proprietà di persone fisiche, è facile immaginare quale sarà la ricaduta sui “risparmi” degli Italiani. E attenzione: a partire dal 2030, gli immobili di categoria inferiore alla D non potranno più essere né venduti né affittati!
Come si aumenta la classe di un immobile?

Per migliorare la classe energetica di un immobile, ciò che si deve fare è migliorarne l’efficienza energetica: ma come?
Sostituire infissi e serramenti “datati” migliora l’isolamento termico, così come installare un cappotto termico esterno: tutti modi per limitare le dispersioni di calore.
Si può sostituire la caldaia obsoleta con una a condensazione o, meglio ancora, con una pompa di calore: si ottengono così prestazioni superiori e riduzione del consumo di energia.
Medesima considerazione per l’impianto di climatizzazione, ma anche l’isolamento del tetto rappresenta un altro intervento fondamentale, perché permette sia di ridurre la dispersione del calore d’Inverno sia di proteggere l’immobile dal calore d’Estate.
Con un intervento più radicale, si installano pannelli fotovoltaici, così da produrre elettricità con energia rinnovabile e ridurre la dipendenza da fonti energetiche convenzionali, abbattendo così gli importi delle bollette.
Direttiva Case Green: le classi

La classe G indica il livello più basso nell’ambito delle classificazioni energetiche degli immobili, mentre la classe A identifica quelli con la migliore efficienza energetica.
Gli edifici in classe G hanno un elevato bisogno di energia per essere riscaldati, raffrescati, ventilati e, ultima ma non per ultima, per la produzione di acqua calda. Ovviamente, nulla a che fare con le tecniche moderne di bioedilizia. Attualmente, in Italia circa il 15% degli edifici rientra in questa classe energetica. A partire dal 1° gennaio 2030, sarà vietato vendere o affittare gli immobili che non saranno a norma e, per questo, volendo fare una di queste due cose con la propria abitazione, si dovrà precedere con l’adeguamento energetico.
Come accennato poc’anzi, non dimentichiamoci del fatto che gli edifici in classe G subiranno una netta diminuzione del loro valore.
Case non commerciabili dal 2030: quali regole?



Dal 2030 potrebbe essere davvero difficile vendere un’abitazione che non rispetta determinati requisiti di consumo energetico. Per dirla in un altro modo, se la tua casa non raggiunge un livello minimo di efficienza energetica entro il 2030, diventerà di fatto (e di diritto) invendibile.
La soluzione è, ovviamente, quella di renderla almeno un po’ più “green” ma non dobbiamo immaginare che tutto questo parlare di case ad alta efficienza energetica (green, appunto) sia frutto di una visione recente: le prime proposte per ridurre l’impatto ambientale degli edifici risalgono agli anni ’70 ed è fin dagli anni ’90, che l’Unione Europea ha iniziato a sviluppare direttive per migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Cosa succederà alle case che non rientreranno tra le case green nel 2030? Al momento, non esiste ancora uno scenario definitivo.
Direttiva Case Green, i lavori da fare

Potrebbe diventare obbligatorio effettuare lavori di ristrutturazione per migliorare l’efficienza energetica prima di poter vendere o affittare l’immobile o, in alternativa, si dovrà fare i conti con una forte svalutazione degli edifici, perché oltre al prezzo di acquisto, l’acquirente dovrà obbligatoriamente passare attraverso interventi (e relative spese) di efficientamento energetico che, come abbiamo già visto, non sono proprio economici. La situazione attuale, ancorché non definitiva nelle sue linee, è chiara: l’Europa punta verso un futuro più green e le case non efficienti saranno penalizzate. Fortunatamente, esistono diversi incentivi per la riqualificazione energetica che possono aiutare a trasformare la tua casa in una casa green. Di seguito, alcuni dei bonus più interessanti:
Superbonus 110%: detrazione fiscale del 110% delle spese per specifici interventi di efficientamento energetico e antisismico. Anche se quasi terminato, si parla di prorogarlo, anche se con regole e modalità differenti da quelle attuali.
Ecobonus e Bonus ristrutturazioni: detrazioni fiscali per interventi mirati al miglioramento dell’efficienza energetica, come la sostituzione degli infissi o l’installazione di caldaie a condensazione.
Conto termico: incentiva l’installazione di impianti a fonti rinnovabili come pannelli solari fotovoltaici e termici.
Cos’è possibile fare per adeguarsi?

Incaricare un tecnico di redigere l’APE (Attestato di Prestazione Energetica) per determinare la “letterina” che identifica il tuo immobile e gli interventi necessari per migliorarla.
Valutare gli incentivi, informandosi correttamente su bonus e quant’altro.
Pianificare gli interventi sulla base dei suggerimenti dati dall’APE, ovviamente affidandosi a ditte specializzate.
Soprattutto, iniziare un po’ alla volta, per esempio sostituendo le lampadine tradizionali , quelle a incandescenza, per intenderci, con modelli a LED o comunque a basso consumo.
Rimanere aggiornati, perché la normativa è in continua evoluzione.
In un momento in cui la lotta ai cambiamenti climatici è diventata inderogabile, investire in una casa green è anche un modo per costruire un futuro migliore per noi e per le generazioni future.












































































