Si è svolto nei giorni scorsi la quarta edizione del BAIFF (Burano Artificial Intelligence Film Festival), un’iniziativa sicuramente unica nel suo genere. Si tratta, infatti, di un festival di carattere europeo dedicato ai cortometraggi realizzati con il supporto dell’intelligenza artificiale, in modo tale da portare la “settima arte” verso un nuovo “mondo” e avvicinarsi ancora di più ad un certo tipo di tecnologia. Un festival fondato da Hanna Rudak (direttrice artistica) e Giovanni Balletta (Project Manager), che quest’anno si è svolto a Venezia all’interno della Fondazione Querini Stampalia, con il patrocinio dell’Unesco e della Regione Veneto.
L’obiettivo del Burano Artificial Intelligence Film Festival

L’intento preciso è quello di non confondere l’uso dell’intelligenza artificiale come un classico effetto speciale, ma viceversa come un nuovo modo di parlare con – attraverso il cinema – una sorta di linguaggio nuovo in grado di interpretare la fusione tra l’immagine e l’idea in maniera più esplicativa e immediata.
I vincitori del Burano Artificial Intelligence Film Festival
Tante le opere in concorso quest’anno e i vincitori delle sezioni più importanti sono risultati il film “Amal” di Roberta Colombo (Miglior film), Closed Waters (per la sezione “Hybrid Film”) e “The museum of fatigue (El museo del Cansancio) miglior film d’animazione. Una segnalazione importante l’ha ottenuta anche “Before” di Vincenzo Piscopo. Quest’anno alcuni studenti dell’Università di Ca’ Foscari hanno partecipato alla rassegna cinematografica e in particolare hanno interagito con un progetto molto importante e al termine hanno posto delle domande a Carlo De Togni.
L’intervista a Carlo De Togni

Il regista cinematografico indipendente e fondatore di Mondo Novo, lo studio di produzione nativo dell’intelligenza artificiale, è intervenuto parlando sul tema di “Hybrid production: il nuovo workflow creativo”, dove ha analizzato il metodo in cui l’AI sta rivedendo le pipeline di produzione per i vari professionisti del video. I due studenti cafoscarini Giada Longhi e Francesco Porcina gli hanno posto le domande proprio nell’ambito del progetto portato avanti con l’Università di Ca’Foscari atto ad avviare una collaborazione con il BAIFF verso il settore della comunicazione.
Com’è cambiato il modo di recepire e apprezzare i film fatti con l’AI?

“Il pubblico si è stancato di film in cui il mezzo mostra palesemente i propri limiti: oggi conta la ricerca narrativa, visiva e di linguaggio, non la novità tecnica. La qualità crescente degli strumenti permette più complessi e articolati, che possano raggiungere un pubblico più ampio delle attuali nicchie. Ma la tecnologia da sola non basta: serve un chiaro filtro umano, perché il lavoro è soprattutto concettuale e il peso delle scelte ricade su chi firma il progetto”.
Quali sono le principali critiche?

“Storie stereotipate, scarsa profondità, estetica poco curata e personaggi fragili, soprattutto nel fotorealismo, dove lo spettatore applica gli standard di una lunga tradizione dell’immagine in movimento. Non lo considero un limite del pubblico: dipende da competenze ancora carenti sul lato produttivo e da limiti reali degli strumenti, che devono arrivare a un livello in cui “film AI” non sia più un’etichetta da discutere”.
Perché eventi come il Burano Artificial Intelligence Film Festival sono importanti per le scuole?

“Perché sensibilizzano le nuove generazioni sulla possibilità di fare cinema senza compromessi. Questi strumenti abbattono le barriere economiche e permettono di realizzare un cortometraggio quasi in autonomia, ibridando linguaggi diversi, pur sapendo che è un percorso di crescita individuale e non è mai davvero gratuito. Eventi come questo mostrano che sempre più persone investono energie creative in storie che fino a poco tempo fa erano difficili da esplorare”.









































































