In occasione della 83° Mostra Internazionale di Arte Cinematografica La Biennale di Venezia sono stati assegnati all’ Hotel Excelsior del Lido di Venezia, negli spazi del “Venice Production Bridge”, i premi della V° edizione di “Cinema&Arts”, ideato da Alessio Nardin e organizzato e curato da Kalambur Teatro in collaborazione con Associazione Culturale Ateatro e Accademia Eleonora Duse – Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative, giunto alla sua quinta edizione. Anche quest’anno il premio ha avuto il prezioso supporto della Banca Prealpi San Biagio.
Nardin e il premio internzionale

In questi cinque anni il premio “Cinema&Arts” si è consolidato grazie al suo sguardo sull’interazione e la presenza di diverse arti nel cinema contemporaneo, con particolare attenzione all’influenza e alla contaminazione tra il cinema, le differenti forme di manifestazioni artistiche e le nuove tecnologie, con un occhio di riguardo per le arti performative dal vivo. Un premio riconosciuto da LA BIENNALE per il suo lato valore culturale, come parte integrante della Mostra del cinema di Venezia. Il parterre di ospiti anche quest’anno è stato impreziosito dalla presenza in sala di artisti di valore mondiale che hanno ricevuto il premio e hanno incontrato il folto pubblico presente. In particolare due maestri internazionali di due diverse arti: Hirokazu Koreeda, regista già vincitore della Palma D’oro a Cannes, e Anatolij Vasilev maestro del teatro contemporaneo mondiale.
La giuria
La giuria qualificata, era composta dal regista e pedagogo Alessio Nardin, da Oliviero Ponte di Pino, critico e studioso, e da Lisa Pachetti, giovane attrice, quest’anno affiancata da un gruppo di studio di oltre 40 allievi del Percorso Triennale per Registi e Attori della Accademia Eleonora Duse-Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative.
Sono stati assegnati tre premi: due film ex-aequo come miglior film e uno assegnato al miglior attore protagonista

Nel corso dell’evento, in una sala gremita di pubblico, in presenza dei registi e delle in presenza dei registi e delle delegazioni internazionali dei film vincitori, oltre che del Console Generale della Repubblica di Polonia a Milano, la professoressa Agnieszka Gloria Kamińska, è stato proiettato al pubblico della Mostra in prima europea assoluta il film “Papaveri rossi” (Italia/Polonia, 2026, 57’), regia di Sergio Maifredi, con Massimiliano Cividati e la partecipazione di Eugenio Barba, fotografia e montaggio Ruggiero Torre.
Molto partecipato anche il dibattito con gli artisti dei film premiati e successivamente l’incontro con gli autori e i produttori di Papaveri rossi, con l’approfondimento delle tematiche e dei progetti legati al premio “Cinema&Arts”.
LE MOTIVAZIONI DELLA GIURIA

MIGLIOR FILM
LOOK BACK
di Hirokazu Koreeda
Produzione Giappone (2026), 100’, colore
Le protagoniste di Look Back sono due adolescenti che frequentano la stessa scuola e che imboccano insieme il loro viaggio iniziatico alla vita e all’arte. Fujino è estroversa e di origine popolare, Kyomoto è preda di un’ansia sociale che la porta a rinchiudersi in casa. A unirle è l’amore condiviso per la creazione di manga. Kyomoto vede in Fujino il suo “maestro” per la sua abilità nel disegnare manga. Fujino all’inizio è gelosa del talento artistico naturale che riconosce in Kyomoto. Dalla loro comune passione per i manga nasce un sodalizio umano e artistico che porta le loro storie a uno straordinario successo artistico e professionale. Il film intreccia due piani: l’amicizia profonda tra due bambine che diventano donne e la riflessione sull’arte e sulla natura della vocazione artistica.
Come due rette parallele che si incontrano all’infinito, così questi due piani di azione costringono lo spettatore ad interrogarsi: perché dedicarsi all’arte? Qual è la fonte di ispirazione dell’artista? E il rapporto tra maestro ed allievo? Qual è il ruolo del successo nel percorso di un artista? Rompendo con grande maestria la narrazione lineare, il regista fonde il linguaggio dei fumetti con quello cinematografico, in un continuo scambio tra fantastico e reale. In un finale che esplora creativamente i diversi destini immaginari delle due protagoniste, Koreeda ci fa entrare nell’officina creativa e nell’immaginario dei manga. Le musiche di Yuta Bandoh impreziosiscono un lavoro di fotografia essenziale, basato sul costante dialogo con le illustrazioni create dalle due giovani artiste.
SHUMEI: THE LIVING LEGACY OF KABUKI

di Takashi Miike
Produzione Giappone (2026), 97’, colore
Il documentario, guidato da una voce fuori campo, è un excursus sul Kabuki a partire dall’intreccio tra il presente e la tradizione. Il racconto è centrato sulla storia della famiglia Ichikawa, una delle grandi dinastie che tengono viva questa antica forma d’arte, insieme popolare e raffinata. Il fulcro del film è lo shumei, la spettacolare cerimonia di investitura durante la quale viene annunciato il nuovo Danjūrō: la proclamazione di Ebizō XI che diverrà Danjūrō XIII Hakuen, mentre il figlio minore, Kangen, assume il titolo di Ichikawa Shinnosuke VIII. All’interno di questa ritualità, che nel paese del Sol Levante assume anche un valore sociale, il regista ci restituisce una fotografia precisa e dettagliata del Kabuki contemporaneo.
Miike, attraverso movimenti di camera raffinati e chirurgici, sviluppa il film su due piani. Da una parte la quotidianità, le uscite pubbliche ed i momenti di vita privata della famiglia Ichikawa. Dall’altra una fedele e attenta restituzione, attraverso raffinate inquadrature e piani sequenza, di un rinnovato rituale teatrale, pur sempre vivo nella società giapponese. Miike conduce un’attenta analisi della relazione tra la persona, la persona scenica e il suo ruolo sociale, in una riflessione sul valore della trasmissione di una maestria, sul conflitto tra tradizione e innovazione, sull’eredità tra padre e figlio. Nel finale appare in tutta la sua potenza il fascino dell’opera d’arte totale che prende vita nella performance, con le sue vocalizzazioni estreme, il codice dei gesti, il marcato espressionismo del trucco che deforma volti e sguardi, e la relazione diretta tra attore e spettatore. Un vero dipinto.
MIGLIOR ARTISTA MULTI-DISCIPLINARE

ANATOLIJ VASILEV
per la sua interpretazione nel film
DAU di Ilya Khrzhanovsky
Produzione Germania, Francia, Svezia (2026), 195’, colore
Chi è Anatolij Vasilev

Anatolij Vasilev, regista teatrale e pedagogo russo, è una delle figure più influenti e filosoficamente profonde del teatro mondiale contemporaneo. Come regista teatrale Vasilev ha messo in scena sin da giovane, produzioni significative al Teatro Stanislavski e all’conico Teatro Taganka (invitato da Yuri Lyubimov). Vasilev ha diretto spettacoli rivoluzionari nelle principali capitali culturali d’Europa, tra cui Parigi, Londra, Roma, Epidauro, Strasburgo, Rennes e Berlino. “Cerceau” di Victor Slavkin (con cui vinse il premio come migliore regia dell’URSS) e “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello esemplificano uno dei tratti più caratteristici della sua ricerca: la dissezione del testo per scoprirne l’architettura e poi ricomporlo sulla scena.
Nel 1987 ha fondato il teatro Scuola d’Arte Drammatica, un laboratorio dedicato alla ricerca e alla un laboratorio dedicato alla ricerca e alla sperimentazione nella pedagogia e nella performance degli attori, a partire da una ricerca costante sui fondamenti dell’arte drammatica. La Scuola è divenuta l’opera della sua vita e un fenomeno globale a livello mondiale.
Negli ultimi anni le attività di Vasiliev sono concentrate sulla pedagogia, dal ENSATT di Lione, fino alla “Isola della Pedagogia”, il corso triennale per pedagoghi e registi teatrali con sede a Venezia. Contemporaneamente, ha condotto un importante seminario di ricerca biennale sulle tecniche di recitazione presso l’Istituto Grotowski di Wrocław.
Da regista

A partire dal 2015 Vasiliev si confronta anche con il cinema in veste di regista di diversi lungometraggi tra cui Asino! Vasilev è stato anche prolifico scrittore e teorico, in una carriera caratterizzata da una ricerca incessante della verità teatrale, dove la profonda integrazione tra testo e azione fisica gli ha permesso di dare forma a un approccio visionario. La sua presenza come attore nel film Dau di Ilya Khrzhanovsky è un evento unico nel suo genere.
Nella sua interpretazione, una prova attoriale di rara intensità e calibrata misura, Vasilev dimostra che il sapere pratico che ha trasmesso a molti giovani artisti è parte fondante del suo essere artista. La natura emotiva, mai fuori luogo ma sempre calibrata, si incrocia con quella ludico-concettuale, dando vita a un ruolo essenziale, organico e completo. Nel ruolo inedito di attore cinematografico, la sua incessante ricerca artistica trova una forma nuova, all’interno di un progetto che dimostra la sintonia tra l’artista Vasiliev e il regista di Dau, un’opera che va oltre la pellicola, oltre la rappresentazione artistica, oltre l’installazione, per esplorare nuovi orizzonti tra arti e cinema, in un rapporto reciproco che arricchisce l’attore, il regista e lo spettatore che partecipa.
Chiediamo all’ideatore del premio e Presidente di Giuria Alessio Nardin: come descrive Cinema&Arts?

“Questo premio è nato, e si è sviluppato in questi anni, dal mio percorso artistico internazionale: la necessità di creare luoghi-spazi temporali che abbiano la prospettiva di essere luoghi di ricerca artistica, luoghi di incontro e luoghi di scoperta. Cinema&Arts ormai da cinque anni volge il suo sguardo alla presenza delle arti nel cinema cercando sempre, davanti ad ogni cosa, l’essenza artistica di un film all’interno del tema.
Per questo nel tempo ci siamo caratterizzati per dare rilievo sia ad artisti molto noti ma che portavano operazioni coraggiose (Diop, Quai Brothers, Koreeda, Vasiliev) sia ad artisti meno conosciuti dal grande pubblico ma con proposte originali e ricche di prospettiva. Questo credo sia il valore più profondo di un premio come Cinema&Arts: incontrare artisti di diverse culture artistiche, organizzare proiezioni ad evento di film tematici inediti, coinvolgere gruppi numerosi di allievi e giovani professionisti per analizzare con strumenti concreti del mestiere i film del premio”.
Che peso ha per lei, Nardin, la presenza alla cerimonia di grandi maestri del cinema e del teatro mondiale?

“È stato per me un onore oltre che un piacere: incontrarli insieme al pubblico e vedere la loro gioia nel sentire le motivazioni e nel ricevere il premio è un valore importante per il nostro premio nell’ambito della 83° Mostra Internazionale di Arte Cinematografica. La mia profonda gratitudine alla Biennale Cinema nelle persone del suo direttore e del suo presidente, a chi cura l’organizzazione del premio (Kalambur Teatro in collaborazione con Accademia Duse, Ateatro), agli allievi dell’Accademia Eleonora Duse – Centro Sperimentale di Cinema e Arti Performative e chi ci supporta (Banca Prealpi San Biagio) in questo progetto”.
Il maestro Nardin è arrivato a Venezia reduce dalla sua ultima regia “Goldoni’s love story in Venice” che ha partecipato alla 33° edizione del Festival Internazionale di Teatro Sperimentale del Cairo (Cifet). Il lavoro artistico di Nardin, riconosciuto come uno dei maestri internazionali del teatro europeo, si è svolto con 11 attori di provenienza nord-africana e medio orientale e ha debuttato il 2 settembre 2026 nello storico e prestigioso Teatro del Higher Institute of Arabic Music del Cairo. Il pubblico, che ha gremito Il teatro, e la critica hanno accolto con un grandissimo consenso l’opera di Nardin che ha condotto un lavoro sperimentale fondendo la tradizione del teatro europeo (Goldoni) con le tecniche di recitazione innovative di cui è portatore, con la contemporaneità dell’Egitto.
L’accademia Duse conclude il suo terzo anno di attività

I tre anni di attività hanno visto l’Accademia impegnata con successo su più fronti: le masterclass internazionali di Alta Formazione (più di 20 in tutto tenute da maestri internazionali come Donnellan, Spregelburd, Brie, Biagini, Carreri, Carnevali, Nardin) a cui hanno partecipato oltre 250 attori e registi da tutta Europa; lo sviluppo di tre annualità contemporanee del Percorso Triennale per Registi e Attori che ha visto oltre 50 giovani attori provenienti da tutta Italia lavorare quotidianamente al Teatro Duse di Asolo da novembre 2025 a luglio 2026.
Le realizzazioni produttive di questi percorsi (performance itineranti, spettacoli di maschera, spettacoli di drammaturgia contemporanea, teatro danza, collettive fotografiche, installazioni); le collaborazioni con importanti istituzioni locali e nazionali: Regione Veneto, Comune di Venezia, Comune di Asolo, Comune di Cavallino-Treporti, Università Federico II di Napoli, Università di Genova, Progetto europeo LEPAC, Festival Metaformy di Wroclaw, Grotoski Institute, ESAD di Spagna, Istituto Italiano di Cultura del Cairo.
Proprio tra questi progetti spicca quello con la 83° Mostra Internazionale di Arte Cinematografica La Biennale di Venezia: gli allievi-artisti delle tre annualità del Percorso Triennale per Registi e Attori della Accademia Eleonora Duse hanno costituito un gruppo di studio all’interno del premio “Cinema&Arts” divenendone “giuria demoscopica”. Gli allievi hanno visionato tutti i film in concorso al premio e sotto la guida del Maestro Nardin hanno analizzato le varie opere durante molteplici incontri e lezioni di cinematografia. Al termine di tale percorso hanno partecipato all’evento di premiazione del 11 settembre incontrando registi e attori delle opere premiate.
Il nuovo bando per l’iscrizione all’Accademia Duse

È già on line sul sito (www.accademiaduse.it) il nuovo bando 2026-2029 per il Percorso Triennale per Registi e Attori italiani e stranieri: recitazione cinematografica, regia (teatrale e cinematografica), drammaturgia e arti performative (danza e azione fisica) dedicato ai giovani artisti che desiderano diventare degli artisti incontrando alcuni tra più importanti maestri mondiali, tra i quali: Donnellan,Spreghelburd, Brie, Carreri, Cavazzoni, Fret, Bucci, Nardin, Biagini.













































































